Sangano

febbraio 2011

13 settembre 2015
Celebrazione per il recupero funzionale del
“Cippo De Vitis”

 

 

Il Cippo Sergio De Vitis

 

 

Piero Fassino Sindaco di Torino e Presidente dell'Ossario di Forno di Coazze,
Agnese Ugues Sindaco di Sangano, Patrizia Condipodero Vice Sindaco di Sangano

Arrivo al Cippo dei partecipanti alla Celebrazione

Rappresentanti dei Comuni di Reano, Trana, Bruino
e il Consigliere Regionale Andrea Appiano

Rosanna Bechis Consigliere al Comune di Trana, al centro Maria Riva

Schieramento per la Benedizione del Cippo De Vitis
e delle opere di consolidamento

Discorso del Sindaco di Sangano Agnese Ugues

Buongiorno a tutti e grazie per aver accolto l’invito del Gruppo Alpini di Sangano, capeggiato da Mario Correndo, che ha adottato questo Cippo e, durante l’estate, i Volontari Alpini hanno lavorato instancabilmente per migliorarlo e renderlo più dignitoso: a loro va il mio primo grande Grazie di cuore da parte dell’intera Amministrazione Comunale.
Ci fa molto piacere la presenza di rappresentanti di altri Enti come la Città Metropolitana con il Sindaco Piero Fassino e il Vice Sindaco Alberto Avetta, la Regione Piemonte con il Consigliere Andrea Appiano, i Sindaci o loro rappresentanti dei Comuni di Giaveno, Bruino, Trana, Frossasco, Reano e Coazze
La presidente dell’ANPI di Giaveno Liliana Giai Basté e naturalmente le nipoti del Comandante De Vitis.
Ringrazio poi Don Gianni per la benedizione, le Associazioni d’arma, i vari labari degli Alpini, le associazioni di Sangano ( Sermig, GVS, Geaph, Pro Loco, Coldiretti, Banda, AIB, ANAC) e le scuole rappresentate da Vincenzo Ruta e Teresa Pinci. Grazie per la loro presenza ai miei Consiglieri e Assessori, tutti presenti, ai Vigili e al Responsabile dell’Ufficio Tecnico.
A noi Amministratori, che abbiamo la responsabilità di guidare per un certo arco di tempo la comunità civile nel suo progredire storico, resta anche il dovere di tramandare la conoscenza, il ricordo e l’esempio di coloro ai quali sono dedicate vie, piazze, sentieri perché si sono distinti per le loro gesta in tempo di guerra, durante la Resistenza e che sono diventati parte della storia.
Quello che abbiamo appena percorso è il Sentiero De Vitis, inaugurato il 1 ottobre del 2006 e la giornata di oggi è finalizzata al ricordo di Sergio De Vitis, Frossaschese, Ufficiale degli Alpini e Comandante della 43^ Divisione partigiana che il 26 giugno di 71 anni fa, proprio in questo punto morì a 24 anni.
Nonostante la spensieratezza giovanile, fu stimato da tutti per le sue grandi doti morali e la profonda serietà e maturità nelle scelte di vita che lo portarono infine alla vita partigiana.
I suoi uomini dicevano che non conosceva la paura, l’egoismo; era umile e rispettava tutti. Si era guadagnato la stima e la fiducia dei suoi superiori con l’esempio. Riferiscono che Sergio affermava: “ Ognuno di noi è utile all’altro, quindi ha diritto alla stessa considerazione”. Sull’onestà non transigeva e i suoi ragazzi ben lo sapevano: soffrirono tanta fame, ma nessuno rubò. Non approfittò mai dell’influenza che aveva sui suoi uomini per infondere nelle loro menti le sue idee politiche, rispettava le loro ideologie, anche se diverse, tant’è che la sua Divisione era detta AUTONOMA, cioè apolitica e senza distinzioni sociali, culturali e razziali, ma accomunata da un unico ideale: quello di una Patria libera e democratica.
Diverse furono le azioni militari compiute da Sergio e dai suoi uomini e furono sempre preparate minuziosamente per evitare, nel limite del possibile, le perdite umane.
A questo proposito lui diceva: “Una mamma impiega 20 anni per fare del proprio bambino un uomo ( oggi ce ne vogliono di più…), quindi un’azione può attendere qualche ora o qualche giorno per essere più sicura”.
Proprio per il valore dimostrato e per le sue doti di comando, venne nominato Comandante di una Divisione denominata, in seguito, Divisione Sergio De Vitis.
La sua ultima azione fu quella del 26 giugno 1944 alla Polveriera di Sangano. Per mettere in salvo la maggior parte dei suoi uomini, cadde insieme a 7 partigiani. I loro corpi furono lasciati insepolti per tre giorni, ma quando i Tedeschi seppero che uno dei Caduti era Sergio, mandarono il drappo tricolore per avvolgerlo volendo, in tal modo, dimostrare rispetto ed ammirazione per un uomo che non si era lasciato corrompere dalle loro lusinghiere proposte (gli avevano offerto gradi elevati, rapida carriera, denaro e sicurezza per i suoi famigliari, se fosse passato dalla loro parte).
Un bellissimo esempio di coerenza e onestà di cui la nostra moderna società, con tutte le sue contraddizioni, ha un gran bisogno.
Sergio De Vitis fu decorato con la medaglia d’oro al Valor Militare con la seguente motivazione:
Comandante di elette virtù militari, combattente di leggendario valore, in numerosi aspri combattimenti infieriva duri colpi al nemico, catturando interi presidi e facendo cospicuo bottino di materiali da guerra. Durante un audace attacco ad una polveriera, sopraffatto da forze nemiche accorse di rinforzo, sosteneva per 4 ore una impari lotta, finchè costretto a far ripiegare il proprio reparto, rimaneva con pochi compagni a proteggere il movimento. Dopo aver strenuamente lottato fino all’ultima cartuccia, cadeva in mezzo ai suoi uomini stretti intorno a lui nell’epica difesa. Il nemico, ammirato da tanto valore, gli dava onorata sepoltura ed inviava il drappo tricolore per avvolgere la salma.
Sergio De Vitis, insieme a molti suoi compagni, riposa nell’Ossario di Forno di Coazze.
Alla sua memoria Frossasco ed altri Comuni gli intestarono Vie e Piazze.
Sangano desidera dimostrare la propria gratitudine al Comandante Sergio De Vitis dedicandogli non solo il sentiero ma questo bellissimo Cippo artigianalmente restaurato dai nostri bravissimi Alpini…GRAZIE!

 

Discorso del Capo Gruppo Alpini di Sangano Mario Correndo

Mi unisco ai saluti e ai ringraziamenti del nostro Sindaco rivolti a autorità e partecipanti.
Un particolare ringraziamento a Don Gianni che ci accompagna sempre nelle nostre manifestazioni alpine.
Saluto i gagliardetti alpini, le bandiere d'arma e i vari vessilli delle Associazioni di Sangano e Frossasco.
Il nostro Gruppo Alpini di Sangano, fondato il 3 gennaio 1981, ha trovato tra i suoi primi argomenti in analisi del Direttivo il restauro del Cippo proposto da alcuni soci.
Il 3 luglio 1983 celebrammo la Commemorazione per i Caduti del 26 giugno 1944 con il Cippo abbellito.
L’11 luglio 2004 proponemmo in collaborazione con l'Amministrazione Comunale la celebrazione del 60º anniversario dei caduti al Cippo De Vitis con leggeri ritocchi al sentiero e al Cippo.
Il 1 ottobre 2004 è stato inaugurato il sentiero De Vitis con il netto miglioramento sulla viabilità per raggiungere il Cippo, operato dall'Amministrazione Comunale, la quale ha anche suggerito la possibilità di celebrare la ricorrenza del 4 novembre in questo luogo importante.
Tale proposta ha invogliato alcuni soci alpini ad iniziative di intervento per un recupero funzionale del Cippo che rischiava di deteriorarsi con l'erosione dell'acqua piovana.
La nostra iniziativa alpina, accettata con entusiasmo dalla Amministrazione Comunale, ha infervorato gli animi di soci con competenza e capacità e volontà tanto da aver operato una trasformazione radicale del perimetro che attornia il Cippo De Vitis.
La fatica per 800 ore lavorative di queste persone ha portato gli ottimi risultati che tutti voi potete constatare.
Come Capo Gruppo Alpini di Sangano, con l'approvazione del Direttivo ci sentiamo in dovere di attribuire un attestato di riconoscenza a chi ha attivamente profuso energie per concretizzare questa opera che testimonia il coraggio e l'altruismo dimostrate dal Tenente Alpino Sergio De Vitis e dai suoi compagni partigiani.

Discorso del Capo Gruppo Alpini di Sangano Mario Correndo

Discorso della nipote del Comandante Sergio De Vitis,
Silvana accompagnata dalle sorelle Marinella e Gabriella Rigois

Discorso di Liliana Giai Bastè Presidente ANPI Giaveno Val Sangone

Liliana Giai Bastè passa la parola a Maria Riva staffetta partigiana

Partecipanti alla Celebrazione con Autorità in rappresentanza dei Comuni limitrofi

Discorso di Maria Riva

SERGIO DE VITIS! Personaggio molto importante per la “Divisione Autonoma Val Sangone” ribadisco autonoma, cioè senza indirizzo politico.

Io lo vidi una volta sola all'inizio del suo meraviglioso lavoro da ufficiale in formazione, ma mi resi subito conto della sua saggezza, della sua onestà, del suo grande valore nel campo dei partigiani di cui aveva deciso di far parte dopo l'8 Settembre del '43, il momento del grande sbando per l'Italia.
Ricordo perfettamente quella sera, come se fosse ora.
Era sul far della notte di una sera autunnale di quell'anno durante lo sfollamento. Il nonno e i miei zii stavano per chiudere il magazzino in cui erano impilate tutte le “plance” di cuoio preparate in quel periodo nella conceria Giai-Arcota di loro proprietà che si trovava alla Buffa di Giaveno.
Cinque uomini, alti e slanciati, bussarono alla grande porta a vetri e, quando entrarono mancò a tutti noi il respiro. Portavano il cappello da alpino ed erano proprio loro, i capi di quegli uomini sbandati della zona che, buona parte della popolazione, considerava “briganti”. Lo zio cercò di allontanarmi subito dal negozio perché la cosa non mi interessava. Io invece, con forza, sgusciai dalle sue braccia e rientrai perché desideravo capire bene il loro comportamento e rendermi conto di che tipo di persone fossero.
I cinque soldati, con il dovuto rispetto e cautela, si presentarono in bel modo. Chiarirono subito il loro punto di vista spiegando in breve qual era lo scopo della visita: non una rapina o un furto, come noi temevamo, ma il bisogno imminente di aiuto per poter superare il triste inverno che si prospettava alle porte. Avevano pochissime armi, scarse munizioni, erano sprovvisti di viveri, ma si erano assunti un grande impegno: liberare l'Italia dalla schiavitù che per vent'anni l'aveva oppressa e che in quel momento si aggravava ancora di più, con la presenza in Italia, delle truppe tedesche che non erano state molto ben accolte.
Quale lezione furono quelle parole per me che ero abituata a sentir disprezzare i Partigiani dalla gente del posto che ancora non aveva su di loro la giusta visuale. Quegli uomini non volevano approfittare della precaria situazione per rubare. Chiedevano soltanto suole per i loro scarponi e per quelli degli altri soldati, ma non potevano pagare nulla: il rimborso che i padroni dell'azienda avrebbero dovuto ottenere, sarebbe giunto a fine guerra se l'esito fosse stato positivo...
Occorreva però l'aiuto della popolazione. Era indispensabile. Senza tale aiuto nulla sarebbe stato concluso.
Il discorso chiaro e preciso si concluse con:
“ Anche tu, ragazzina, potresti fare qualcosa per noi”.
“ Che cosa?” rispondo subito io con entusiasmo.
“ Per esempio calzettoni da mettere negli scarponi”.
In quell'istante si aprì per me un nuovo scenario ed ebbe inizio la mia nuova vita. A Giaveno, allora piccolo paese, tutti mi conoscevano e il giorno successivo passai nei vari negozi, dove si smerciava lana, per acquistare tutte le matasse di colori poco vistosi che si stentava a vendere. Mi feci insegnare da chi di dovere ad usare i quattro ferri per le calze, dovetti imparare a fare “lo scapin” cioè la parte sotto dei calzettoni e poi lavorare su per la gamba... Con l'aiuto di altre ragazze sfollate e di buona volontà, in men che non si dica, i sacchi di iuta, che si usavano a quel tempo, cominciarono a riempirsi di manufatti. Quale gioia provavo!
Come ho detto prima, avevo visto una volta sola Sergio De Vitis, ma la sua figura mi aveva colpito. Avevo scoperto che la sua ragazza era la maestra di Forno di Coazze, la bella Reginalda Santacroce, agli inizi della sua carriera e con un bell'aspetto degno di quello di Sergio. La mia mamma e quella di Reginalda erano amiche e quindi tutto filava bene.
Sergio intanto era divenuto famoso per la prontezza e la perspicacia nel capire i suoi ragazzi, nel trattare con loro, nel farli obbedire senza pesanti imposizioni.
Questo suo modo di agire, dava terribilmente fastidio alla parte avversaria tanto che era stata messa persino su di lui una terribile taglia se fosse stato catturato. Nessuno dei suoi ragazzi però, aveva mai voluto tradirlo e confessare nulla che lo riguardasse. Piuttosto “morire”. Essendo divenuto Sergio, così famoso un ufficiale repubblichino
lo volle conoscere. Temendo un imbroglio, si combinò bene l'incontro tramite il cappellano dei Partigiani e il nemico, tanto si lasciò lusingare dalle sue parole che - a breve distanza di tempo – entrò a far parte della banda di Sergio De Vitis.
Il 26 giugno del '44 il Comando partigiano organizzò l'assalto, in grande stile, alla Polveriera di Sangano, nella quale i tedeschi avevano insediato un loro presidio. A mezzogiorno della giornata tutto pareva finito alla meglio per i Partigiani. Nel pomeriggio invece il nemico, per ricuperare i suoi diciassette prigionieri, già trasferiti a Forno di Coazze, ritornò inaspettatamente all'attacco. Sergio avrebbe potuto salvarsi, ma non lasciò allo sbaraglio i suoi uomini che, purtroppo, trovarono tutti e sette la morte con lui. E sapete chi fu anche trovato tra le salme vicino a Sergio? Proprio quell'ufficiale repubblichino che da pochi giorni era entrato nella sua formazione e che forse tentava di difenderlo.
De Vitis era il primo comandante della valle che moriva in battaglia: il suo coraggio servì ad aumentare la forza e la rabbia di tutti gli altri Partigiani.
Chi era rimasto a casa a piangere e ad addolorarsi per quanto successo? Maria, la sorella di Sergio, che era anche lei staffetta e la mamma Valeria, maestra di Frossasco per tanti anni, che aveva perso il suo tesoro più grande sul quale aveva tanto sognato per più di vent'anni.
A quel tempo, essere maestra, aveva un'importanza enorme: parroco, podestà, dottore e insegnante erano le persone più quotate del paese. Anch'io, a guerra ultimata, ho insegnato per quarant'anni e ho avuto la gioia di provare queste meravigliose sensazioni.
Quanto soffrirono le mamme di tutti i Partigiani, prima perché avevano i loro figli sulle montagne più lontane da casa e poi … per averli addirittura persi per sempre e non sapere dove fossero finiti.
Quanto dolore provavo nell'avvicinarmi a quelle povere creature quando portavo loro notizie di un ferito che si trovava all'ospedale di Giaveno o addirittura di un morto. Quanto soffrii, a fine guerra, quando buona parte dei partigiani rientrava e di altri invece non se ne sapeva più nulla!
A fine guerra a Giaveno, in Municipio, si era aperto un ufficio in cui erano depositati i pezzi di stoffa degli indumenti ritagliati ai poveri corpi straziati durante le fucilazioni. Fortunate le persone che avevano avuto il coraggio di fare quel terribile lavoro! Era un lavoro veramente angosciante, ma almeno avrebbe potuto consolare tante mamme addolorate.
Se avete la pazienza di sentirmi, vi ricordo un episodio riguardante proprio Sangano.
Una mamma era già venuta parecchie volte a Giaveno per controllare ogni pezzetto di stoffa e ogni più piccola indicazione in nostro possesso. Il cuore le diceva che suo figlio si trovava in quella zona, ma nulla coincideva di lui con quanto vedeva. Un giorno arrivò in ufficio dicendomi che nella notte aveva sognato suo figlio che le aveva spiegato di trovarsi dietro ad un lungo muro chiaro. Lei passando con il trenino davanti al cimitero di Sangano, aveva visto quel muro sognato nella notte e l'aveva riconosciuto. Era convinta che suo figlio fosse proprio lì.
Col primo treno, di corsa ci recammo a Sangano, in Comune, per avere i permessi necessari per la riesumazione. Neppure il “becchino” però osava parlare. Alla fine, vedendo la disperazione di quella donna, finalmente disse la verità: il ragazzo era stato ritrovato un giorno fucilato ed era stato trasportato di nascosto al cimitero perché i tedeschi non si accorgessero di nulla e non si rendessero conto che i Partigiani erano ancora nella zona. Lui stesso l'aveva sepolto e poi aveva coperto la tomba con sterpaglie, come non esistesse, per non creare nuovi problemi alla popolazione. Poi, su tutto era calato il silenzio e più nessuno aveva mai pensato a quanto accaduto. La mamma, dagli indumenti e dagli scarponi, riconobbe il figlio.
Vi lascio immaginare la terribile scena.
Questa è la storia delle mamme e dei nostri Partigiani che, con la loro forza e il loro coraggio, ci hanno donato un buon periodo della nostra esistenza.
Viva mamma Valeria e il suo grande figlio Sergio di cui possiamo essere fieri come di tutti i Partigiani caduti.
Viva l'Italia di allora e gridiamolo ancora insieme!

Discorso di Piero Fassino Sindaco della città metropolitana
e Presidente dell'Ossario di Forno di Coazze

Discorso di Piero Fassino Sindaco della città metropolitana
e Presidente dell'Ossario di Forno di Coazze

Targa a ricordo dei lavori di recupero funzionale del Cippo De Vitis 13 settembre 2015

Le nipoti del Comandante Sergio De Vitis al termine della Cerimonia

Foto ricordo: nipoti di De Vitis, Maria Riva e
Agnese Ugues Sindaco di Sangano

Foto ricordo: Gruppo ANA Sangano, nipoti di De Vitis,
Maria Riva, Agnese Ugues Sindaco di Sangano e
il Vice Sindaco Patrizia Condipodero

Con la collaborazione di Gianni Gino

 

Rimesso a nuovo il cippo dedicato a De Vitis

La Valsusa giovedì 27 agosto 2015 - Alberto Tessa

Ricordo al Cippo

L'eco del Chisone mercoledì 9 settembre 2015 - Luca Cerutti

Domenica 13 la cerimonia
Sangano omaggia la ristrutturazione del
Cippo De Vitis

La Valsusa giovedì 10 settembre 2015 - Alberto Tessa

A ottobre Mattarella visiterà
l'ossario dei Caduti di Forno

COAZZE - Sabato 31 ottobre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella visiterà l'Ossario dei Caduti di Forno di Coazze in occasione del 70° anniversario della costruzione del monumento funebre e della ricorrenza del 4 Novembre. La notizia è stata annunciata, domenica 13 a Sangano, da Piero Fassino, sindaco di Torino, presidente della Città metropolitana e presidente dell'Ossario, durante la cerimonia, bagnata da una forte pioggia, che si è svolta presso il cippo dedicato al comandante Sergio De Vitis e alla sua brigata partigiana.
In precedenza già un altro Capo dello Stato rese omaggio all'Ossario: Giorgio Napolitano, nell'aprile del 2009. Fassino ha anche ricordato l'altissimo tributo pagato dalla piccola Val Sangone, valle trasversale a quella di Susa, primaria via di comunicazione tra Francia e Italia che i tedeschi volevano sempre sgombra. Furono circa trecento i morti in valle, dove la lotta partigiana fu particolarmente intensa, cento di loro riposano per sempre all'Ossario di Forno. Insieme alle nipoti di Sergio De Vitis e a Fassino erano presenti alla cerimonia il suo vice Alberto Avetta, i consiglieri regionali Andrea Appiano e Alfredo Monaco, i Comuni di Sangano, Bruino, Coazze, Frossasco, Giaveno, Reano e Trana. Durante la lettura dei nomi dei Caduti al cippo (Sergio De Vitis, Mario Bertucci, Massimo De Pe-tris, Pantaleone Mongelli, Bruno Bottino, Giovanni Impiombato, Stefano Nicoletti e Giuseppe Botteri) è cessata la pioggia, e fra lo stupore dei presenti, un raggio di sole ha squarciato le nuvole, quasi a simboleggiare la partecipazione dei Cieli Celesti all’evento.

L'eco del Chisone mercoledì 16 settembre 2015 - Luca Cerutti

Sangano omaggia De Vitis,
il comandante coraggioso

Commovente cerimonia per l’inaugurazione della nuova area che circonda il cippo dedicato al comandante partigiano
Tenente Sergio De Vitis. Presente!

L’area è stata abbellita e messa in sicurezza dal Gruppo Alpini di Sangano

SANGANO- Nemmeno un tempo da lupi ha vinto, domenica 13 settembre, la determinazione di un centinaio di persone a percorrere il sentiero montano intitolato al comandante partigiano Sergio De Vitis che conduce al Cippo omonimo, la cui area è stata da poco rimessa a nuovo, grazie all’intervento del Gruppo Alpini sanganese. Al sindaco di Sangano, Agnese Ugues, presente con quasi tutta la sua maggioranza, si è unito anche il sindaco della Città Metropolitana di Torino, Piero Fassino, con il suo vice, Alberto Avetta, oltre ai rappresentanti di numerosi comuni limitrofi e al consigliere regionale Andrea Appiano.

Il discorso del capogruppo degli Alpini di Sangano, Mario Correndo
Sotto una pioggia battente che soltanto verso la fine della cerimonia ha concesso requie, il capogruppo degli Alpini sangnanesi, Mario Correndo, ha illustrato agli stoici presenti i lavori di messa in sicurezza e di abbellimento del Cippo De Vitis: “L’opera è stata lunga e anche abbastanza complessa e vi hanno preso parte stabilmente una decina di volontari, fra nostri associati e simpatizzanti, che, in maniera del tutto gratuita, fra le altre cose, si sono anche fatti carico di trovare in loco le pietre che sono poi servite per la realizzazione dei muretti dei terrazzamenti, il cui compito è quello di ridurre al minimo i rischi connessi all’attività idrogeologica di questa fetta di montagna”. Lo stesso capogruppo Correndo ha spiegato che ci sono volute circa 800 ore di lavoro complessive per ridare degno lustro al luogo in cui, il 26 giugno 1944, il 24enne De Vitis, tenente del 3° Reggimento Alpini, e alcuni suoi commilitoni partigiani perirono nel dare l’assalto alla polveriera di Sangano.

L’intervento di Piero Fassino
Il sindaco Fassino ha poi spiegato come, quel 26 giugno, sia stata una data tragica per la Resistenza: “A causa della particolare violenza dei nazifascisti e dello scarso coordinamento fra i vari gruppi partigiani operanti in zona, purtroppo, l’assalto alla polveriera, dopo un primo momento apparentemente vittorioso, fallì e causò la morte di De Vitis e di parte della sua compagnia. Ad Avigliana, inoltre, proprio quel giorno, mio padre Eugenio fu fatto prigioniero e Giaveno fu occupata dalle truppe tedesche”. Fassino ha inoltre sottolineato come il controllo della Val Sangone, spesso trascurata dalle cronache postbelliche, fosse in realtà di vitale importanza, vista la sua posizione geografica che “taglia” la Valle di Susa e il Pinerolese e, dunque, chi controlla la Val Sangone controlla anche due importanti vie di accesso alla Francia.

Il ricordo delle nipoti di De Vitis e della staffetta partigiana Maria Riva
A impreziosire ulteriormente questo appassionante racconto ci hanno pensato le tre nipoti del tenente De Vitis che hanno aggiunto: “Il nemico fu talmente impressionato dal coraggio di nostro zio che, saputo della sua uccisione in combattimento, inviò un drappo tricolore in cui avvolgere il corpo per la sepoltura. Ecco, dunque, che pure il nemico che, fino a pochi mesi prima, lo aveva blandito, promettendogli onori, soldi, sicurezza per i propri famigliari e alti gradi da ufficiale nella Milizia fascista, quel triste giorno si inchinava, offrendogli almeno una degna sepoltura”. La novantenne giavenese Maria Riva, maestra elementare per 40 anni, ma anche, durante la guerra, giovanissima staffetta partigiana, non ha voluto mancare all’appuntamento e, senza occhiali, appoggiandosi a un bastone, ha letto il suo personale ricordo di De Vitis, un ragazzo affascinante e poco più grande di lei: “All’inizio, l’arrivo di De Vitis e dei suoi uomini ci spaventò: io e la mia famiglia temevamo che ci volessero rapinare, ma ben presto capimmo, in quell’autunno del ‘43, poco dopo l’Armistizio dell’8 settembre, che Sergio cercava soltanto un luogo dove trascorrere l’inverno e riorganizzarsi. Con cortesia, quasi con dolcezza, ci chiese di aiutarlo. Avevano bisogno di calze; io andai in tutti i negozi di Giaveno a comprare la poca lana rimasta in circolazione, con cui imparai a fare a mano dei calzettoni per lui e per i suoi compagni. Li aiutammo anche a risuolare le loro scarpe con del cuoio. Si può dire che il mio impegno per la Resistenza sia nato grazie all’incontro con De Vitis”.
Anche Lilliana Giai Bastè, presidente dell’Anpi Val Sangone, ha ricordato questa straordinaria figura di uomo e di soldato, morto per gli ideali di Libertà in cui fermamente credeva.

Le parole del sindaco di Sangano, Agnese Ugues
Il sindaco di Sangano, Agnese Ugues, ha infine ricordato che: “Diverse furono le azioni militari compiute da Sergio e dai suoi uomini e furono sempre preparate minuziosamente per evitare, nel limite del possibile, le perdite umane. A questo proposito, egli diceva: “Una mamma impiega 20 anni per fare del proprio bambino un uomo (oggi ce ne vogliono di più…), quindi un’azione può attendere qualche ora o qualche giorno per essere più sicura”.
La cerimonia, condotta con maestria dall’alpino sanganese Gianni Gino, è quindi proseguita con la benedizione dei lavori da parte di don Gianni Mazzali e si è conclusa, più a valle, con un rinfresco offerto dagli Alpini.

Il presidente della Repubblica Mattarella sarà a Forno di Coazze il 31 ottobre

SANGANO- Al termine del suo intervento, il sindaco di Torino, nonché presidente dell’Ossario di Forno di Coazze, Piero Fassino, ha confermato una notizia che, già da tempo, era nell’aria: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, visiterà la Val Sangone e si recherà a rendere omaggio ai caduti durante la lotta di Resistenza, proprio all’Ossario di Forno. La visita si svolgerà sabato 31 ottobre prossimo, in occasione delle celebrazioni legate al IV novembre e al 70esimo anniversario della Liberazione e della conseguente, rapida costruzione del monumento coazzese. “Avevo fatto avere già da tempo l’invito al presidente Mattarella, il quale era parso da subito intenzionato ad aderirvi — ha detto Fassino, domenica scorsa, a Sangano — Nei giorni scorsi è quindi arrivata la conferma ufficiale da parte del Quirinale: il capo dello Stato avrebbe voluto essere presente a Forno il 4 novembre, ma, a causa di altri impegni, la data è stata anticipata al 31 ottobre”. Il sindaco di Coazze, Mario Ronco, contattato, ha confermato quanto detto da Fassino. È inoltre possibile, ma non ancora confermato, che il presidente possa aggiungere anche qualche altra tappa alla sua visita in Val Sangone.

La notizia è stata confermata dal sindaco di Torino, Piero Fassino
Il presidente della Repubblica Mattarella sarà a Forno di Coazze il 31 ottobre

SANGANO- Al termine del suo intervento, il sindaco di Torino, nonché presidente dell’Ossario di Forno di Coazze, Piero Fassino, ha confermato una notizia che, già da tempo, era nell’aria: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, visiterà la Val Sangone e si recherà a rendere omaggio ai caduti durante la lotta di Resistenza, proprio all’Ossario di Forno. La visita si svolgerà sabato 31 ottobre prossimo, in occasione delle celebrazioni legate al IV novembre e al 70esimo anniversario della Liberazione e della conseguente, rapida costruzione del monumento coazzese. “Avevo fatto avere già da tempo l’invito al presidente Mattarella, il quale era parso da subito intenzionato ad aderirvi — ha detto Fassino, domenica scorsa, a Sangano — Nei giorni scorsi è quindi arrivata la conferma ufficiale da parte del Quirinale: il capo dello Stato avrebbe voluto essere presente a Forno il 4 novembre, ma, a causa di altri impegni, la data è stata anticipata al 31 ottobre”. Il sindaco di Coazze, Mario Ronco, contattato, ha confermato quanto detto da Fassino. È inoltre possibile, ma non ancora confermato, che il presidente possa aggiungere anche qualche altra tappa alla sua visita in Val Sangone.

Un po’ di sfortuna ha accompagnato la manifestazione in ricordo di De Vitis

SANGANO- Non proprio tutto è filato liscio alla cerimonia di domenica scorsa. A parte il meteo, piuttosto inclemente, con tuoni, fulmini e pioggia scrosciante per quasi l’intera durata della manifestazione, anche un po’ di sfortuna ha accompagnato il ricordo di De Vitis e dei suoi uomini caduti in battaglia. Durante la notte, qualche imbecille, si è infatti premurato di rubare due bandiere italiane con cui gli Alpini sanganesi avevano bardato il sentiero montano. Le bandiere sono state prontamente rimpiazzate dagli stessi Alpini nelle prime ore del mattino, quando già diluviava. Poco dopo la benedizione dei lavori, don Gianni Mazzali ha inoltre accusato un leggero malore ed è stato riaccompagnato, su un fuoristrada, in paese. Durante l’intervento del sindaco di Torino, Piero Fassino, infine, una staccionata a cui erano appoggiate alcune persone, ha ceduto di schianto, facendo rovinare a terra tre partecipanti alla manifestazione. Per fortuna, a parte un momento di comprensibile spavento, i tre si sono rialzati quasi subito e soltanto una donna è stata assistita dai volontari della Croce Rossa presenti sul posto che hanno comunque escluso ogni seria conseguenza per la malcapitata.

La Valsusa giovedì 17 settembre 2015 - Alberto Tessa

 

31 ottobre 2015

Mattarella a Coazze: "Tenete viva la memoria"

Il giorno di Sergio Mattarella all'Ossario:
"La memoria contro ogni forma di violenza"

Sabato 31 ottobre il Capo dello Stato ha reso omaggio ai caduti della Resistenza
Il giorno di Sergio Mattarella all’Ossario:
“La memoria contro ogni forma di violenza”

Sono in centinaia
i presenti: sindaci,
rappresentanti di
Paesi stranieri,
bambini, adulti e
gli ultimi partigiani

E’ un discorso breve ma incisivo quello che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella pronuncia all’Ossario dei Caduti di Forno di Coazze, nella mattina di sabato 31 ottobre. Accanto a lui, le lapidi con incisi i nomi delle 98 persone che lì riposano da settant’anni, di fronte una folla eterogenea di donne e uomini, anziani e giovani, presente all’omaggio che, per la terza volta, un Capo dello Stato dedica ai martiri della Resistenza in Val Sangone. Poco prima del suo intervento, per dieci interminabili minuti, Claudio Rolle, membro del comitato per la gestione dell’Ossario, aveva letto nomi e cognomi di quei caduti. Tra questi, Mattarella sceglie di citare Enrico Valobra, industriale ebreo morto in un campo di concentramento, “vittima di un ideologia totalitarista e disumana basata sulla sopraffazione, sulla superiorità del sangue e della razza, sulla violenza”, il cui loculo “contiene solo una manciata di terra portata qui dal figlio”. Sottolinea la trasversalità delle origini dei caduti “partigiani, militari stranieri, civili, perseguitati, che dà il senso del carattere popolare, interclassista, plurale e sovranazionale del movimento di Liberazione dal nazifascismo”. Ribadisce, infine, “la necessità di tenere sempre viva la memoria dei martiri, di tenere sempre vigile l’attenzione nei confronti di nuove e insidiose forme di sopraffazione, di distruzione e di morte”. Sono in centinaia ad ascoltarlo: rappresentanti di Polonia, Slovenia, Russia e Regno Unito, sindaci e amministratori di numerosi Comuni, tra cui Boves, S.Anna di Stazzema e Marzabotto (segnati da tremendi eccidi e, per questo, medaglie d’oro al valor militare), militari, i pochi partigiani rimasti e loro parenti, e tanta gente comune, bambini compresi, in trepidante attesa. Sono da poche passate le dieci quando, sotto il sole e il cielo azzurro, le decine di labari delle associazioni e corpi d’arma che costeggiano il vialetto verso l’Ossario si alzano al passaggio del Capo dello Stato. In poco meno di un’ora scorre la cerimonia, scandita dai vari interventi, dalla triste e lunga lettura dei nomi dei caduti, dalle note di “Bella Ciao” e dell’Inno Nazionale suonate dalla banda filarmonica coazzese e dalle voci del Coro di Marzabotto. Prima di scendere in centro a Coazze, per l’intitolazione della scuola media al comandante Giulio Nicoletta, il corteo con Mattarella si avvia per un momento di raccoglimento alla Fossa Comune. La nuova e storica data nella storia dell’Ossario di Forno, da sabato scorso è scritta nero su bianco tra le pagine del libro degli ospiti d’eccellenza. Recita così: “Con riconoscenza per il sacrificio per la libertà e con grande solidarietà per un dolore che non si estingue. Coazze, 31 ottobre 2015. Sergio Mattarella”.

Anita Zolfini

Le parole ricorrenti per i martiri della Resistenza:
dovere della memoria, riconoscenza e libertà

Poche parole ma commosse hanno accompagnato la cerimonia per il 70esimo anniversario della fondazione dell’Ossario di Forno di Coazze, presieduta dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per primo è intervenuto il sindaco di Coazze, Mario Ronco, che, nel suo breve intervento, ha ricordato come il sacrificio dei 98 martiri sepolti a Forno, unito a quelli di altri milioni di uomini e donne in tutto il mondo, abbia portato all’Italia e all’Europa intera 70 anni di pace e prosperità, ma soprattutto di solidarietà fra popoli che per secoli si erano combattuti e quasi distrutti a vicenda. Carlo Giacone, primo cittadino di Giaveno, ha invece ricordato l’ottobre del 1997, quando l’allora Capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, insignì Giaveno (e attraverso di essa l’intera Alta Val Sangone) della Medaglia d’argento al Valor Militare, per gli immensi sacrifici sostenuti durante la Resistenza, in particolare negli anni 1944- ‘45. In totale, nella sola Val Sangone, furono 27 i rastrellamenti che causarono 291 morti e 155 feriti. Le case distrutte per rappresaglia, ha ricordato Giacone, furono 266; un bilancio devastante che iniziò con la barbara uccisione del pittore Maurizio Guglielmino, avvenuta al Colletto del Forno pochi giorni dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943. Dopo Giacone, ha preso la parola Piero Fassino, sindaco della Città Metropolitana di Torino, nonché presidente del Comitato dell’Ossario di Forno e figlio di Eugenio, comandante partigiano fra quei monti, che fu ferito in combattimento e curato da Suor Delfina nell’allora ospedale di Giaveno. Fassino, nel suo commosso intervento, ha ricordato anche altre figure storiche della Resistenza in Valle: Nino Criscuolo, Carlo Asteggiano, Sergio De Vitis, Felice Cordero di Pamparato (detto il Campana) e Giulio Nicoletta, a cui è stata intitolata la scuola media di Coazze. Al termine della cerimonia, che ha visto anche un momento di preghiera congiunta cattolico- valdese guidata dal vicario generale dell’arcidiocesi di Torino Mons. Valter Danna e dal pastore valdese di Coazze, Davide Rostan, ha preso la parola il presidente Mattarella. Nel suo composto e breve intervento, il Capo dello Stato ha voluto ricordare la figura di Enrico Valobra, industriale ebreo assassinato nel campo di Auschwitz, il cui corpo è simbolicamente rappresentato da una manciata di terra polacca raccolta dal figlio e portata a Forno.

Alberto Tessa

In prima fila gli ultimi partigiani e i loro parenti:
"Essere qui è motivo di orgoglio ed emozione"

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Il 23 agosto al Santuerio di Trana l'ultimo saluto
ad una protagonista della Resistenza in Valle
“Bella ciao” Mariella Riva, coraggiosa staffetta partigiana

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Maria Teresa Pasquero Andruetto