Il territorio dei tre confini

 

prima dei lavori - marzo 2012
durante i lavori aprile 2012
la sterrata tagliafuoco finita
la funtana dla Verna
le carbonaie ritrovate

Trana — Piossasco
La sterrata tagliafuoco
da Colle Damone al Colletto delle Prese

prima dei lavori - marzo 2012

Fontana della Verna

durante i lavori aprile 2012

 

la sterrata finita dal
Colletto delle Prese a Colle Damone

 

"la funtana dla Verna"

 

La fontana della Verna ripristinata dall'A.I.B. di Trana
"funtana dla Verna"

 

"pulizia della carbonaia" la pulizia della carbonaia

 

Alle Prese e a Pratovigero fumigavano le carbonaie. Il mestiere di carbonaio, anche nei dintorni di Sangano Trana e Piossasco, era praticato già nel cinquecento ai tempi dei Duchi Filiberto I e Carlo I di Savoia, se dobbiamo credere a Luigi Gramegna che in un suo romanzo storico asserisce fosse praticato nel quadrilatero boscoso fra Rivoli, Reano, Rivalta e Grugliasco e menziona i carbonai di Roncaglia e Villarbasse. Gli abitanti delle Prese e Pratovigero, agricoltori, si dedicavano alla produzione di carbone soltanto come attività complementare, sfruttando la loro condizione di unici abitanti della montagna in mezzo a estesi boschi a ceduo che altrimenti non sarebbero stati di molto rendimento e rubavano apazio alle coltivazioni e al pascolo. Vi si dedicavano poi in modo più intensivo gli Spesso e gli Andruetto, affittando i boschi della comunità. Aiutandosi reciprocamente preparavano degli airali (spiass); su di essi innalzavano i “camini” formati da quattro pali alti circa 2 metri, legati insieme; ai lati disponevano due piani di legna a elementi incrociati alti ciascuno 110-120 cm fino alla sommità dei pali, lasciando intorno ai camini uno spazio libero di una ventina di centimetri (ventre della carbonaia). Tutto intorno si disponeva la legna ottenendo una montagnetta conica e con spezzoni più piccoli si rivestiva la superficie esterna (camicia della carbonaia). Che poi veniva coperta con foglie secche, muschio e terra grassa umida trattenuta da tronchi spaccati disposti attorno alla circonferenza. L’accensione e l’alimentazione del fuoco avvenivano dall’alto introducendovi palate di brace e spezzoni di legna; infine si chiudeva la bocca del camino con una “losa” e si praticava uno sfiatatoio alla base della catasta. La combustione dopo nove giorni raggiungeva gli strati più bassi della carbonaia, ponendo fine al ciclo di fabbricazione del carbone. Le “carbonere” erano in funzione da marzo a settembre per rifornire i depositi dei rivenditori che richiedevano carbone di faggio e rovere per riscaldamento domestico e di castagno, molto fumoso, adatto per le forge dei fabbri e acquistato dalle ferrovie per trazione a vapore. Abbiamo trovato una annotazione di vendita compilata da Bernardino Andruetto per una partita ordinata da Stefano Regge Volpe; il 21 agosto 1813 – kg 1300 di carbone di rovere a fogo da rimettere in settembre, pattuito f (franchi o lire) 6,6 per rubbo (8-9 kg) e kg 300 di carbone di castagno a f per rubbo per il primo settembre di mattino.

rubbo = unità di peso

Dal libro:
Storia di Sangano e della sua gente
Giuseppe Massa - Maria Teresa Pasquero Andruetto
Lazzaretti Editore, 1996.

 

1839 - Atto di morte di Spesso Teresa di anni 6 figlia del vivente Michele Spesso di professione carbonaro domiciliato in Sangano sopra i monti

1849 - Atto di morte di Andruetto Bernardino Antonio di anni 1 e mesi 8 figlio del vivente Antonio Andruetto di professione carbonaio domiciliato in Sangano Prese

 

Sangano
la carbonaia alle Prese

Larghezza metri 7,50 profondità metri 6,50

Nella mappa Rabbini 1864 questa zona era segnata come "bosco Castello"
anticamente era proprietà dell'Abazia di Sangano

 

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Maria Teresa Pasquero Andruetto