Prese di Piossasco

 

anno 1654
Capifamiglia

Claudio Garello - Gio Domenico Berto - Bartolo Berto - Bernardino Chianale - Tomaso Berto - Giacomo Dovis

5 famiglie x 5= 30 abitanti circa

 

Stato delle anime 1725 totale 56

Andrea Berto, Anna Maria moglie, figli: Lorenzo, Lucia, Domenico, Giuseppe, Anna Domenica, Gio Antonio, Margarita e Bartolomeo N. 10

Tomaso Ruffino, Lodovica moglie, figlio Sebastiano N. 3

Gio Tomaso Dovis, Domenica moglie, Gio Batta Paola Moglie, figli: Giacomo e Maria N. 6

Giacomo Antonio Dovis, Margarita moglie, Apollonia madre, figli: Gio Batta, Giacomo e Apollonia N. 6

Lorenzo Garello, Maria Maddalena moglie, figli: Bartolomeo, Stefano e Sebastiana Maria N. 5

Pietro Garello, Domenica moglie, figli: Gioanna Maria, Sigismondo, Gio Domenico, Gio Vito, Gioanna Maria, Stefano, Pietro Giuseppe e Anna Maria N. 10

Pietro Giuseppe Garello, Anna Maria moglie, figlia Anna Maria N. 3

Lorenzo Garello, Catta Margarita moglie di Michele, Maria madre, figli: Michele, Angela, Vito e Giacomo N. 7

Matteo Garello, Domenica moglie, figli: Giacomo, Maria Margarita, Maria Catta e Paola N. 6

 

Stato delle anime 1753 totale 87

Garello Gio Domenico, Gio Tomaso N. 2

Garello Claudio, Emerentiana moglie, figli: Stefano, Batta, Anna Catta, Maria Catta N. 6

Garello Stefano N. 1

Garello Michele, figli: Vito, Giacomo, Domenica e Maria N. 5

Garello Pietro Giuseppe, Maria moglie, figli: Stefano, Batta, Domenica, Madalena e Teresa N. 7

Garello figliuoli del fu Pietro Domenico, Stefano, Batta, Michele, Anna e Gioanna N. 7

Berto Giuseppe, Maria moglie, figlia Domenica N. 3

Dovis Giacomo Anto fu Giuseppe, Paola moglie, figli: Giacomo Anto, Margarita Maria N. 4

Dovis Batta, Maria Lodovica moglie, Lodovica sorella, Maria sorella, figli: Giacomo e Andrea N. 6

Dovis Giacomo di Tomaso, Domenica moglie, figli: Margarita, Gio Andrea, Gio Tomaso, Maria Domenica, Batta e Giuseppe N. 8

Dovis Paolo vedovo, figli: Gio Tomaso, Domenica, Cattarina, Margarita e Teresa N. 6

Rufino Lodovica vedova, figli: Senbastiano, Catta moglie, figli Vito, Sebastiano, Domenica e Tomaso N. 7

Berto Bartolomeo, figli: Antonio e Domenico Domenica moglie, Margarita, Maria e Michele N. 7

Berto Margarita vedova, figli: Batta, Cattarina, Ottavia, Andrea, Giuseppe e Antonio N. 7

Ruffino Gio Maria, Madalena moglie, Batta figlio, Giorgina moglie, figli: Antonio, Giuseppe Cattarina, Domenica, Madalena, Paola e Gio Maria N. 11

SanValeriano Il Monte San Giorgio Colle della Serva Rubatabo-Montagnazza Colle di Pre Prese di Piossasco Grotta-rifugio partigiano Mario Davide Le Prese di Sangano La Polveriera Il Monte Pietraborga Il Colletto Il Cippo Sergio De Vitis sul sentiero delle Prese Stato delle anime 1760 totale 94

Dovis Gio Batta, Margarita moglie, Giacomo Anto e Andrea N. 4
Dovis Giuseppe, Paola moglie, Giacomo Anto, Gio Batta, Margarita, Ludovica e Cattarina N. 7
Dovis Paola vedova, Tomaso, Domenica Cattarina e Teresa N. 5
Ruffino Anto, Marga moglie, Paula, Madda e Gio Maria N. 5
Dovis Giaco, Domenica moglie, Gio Andrea, Domenica Maria, Tomaso, Batta e Giuseppe N. 7
Ruffino Batta, Giorgina moglie, Gio Maria, Giuseppe e Giacomo Andrea N. 5
Ruffino Sebastiano, Catta Moglie, Vito fratello, Lucia, Domenica, Tomaso, Margarita, Maddalena, Maria e Zaurina? N.10
Ruffino Madalena vedova, figlio Giuseppe N. 2
Berto Domenico, Domenica moglie, Maria e Michele N. 4
Berto Margarita vedova, Batta, Andrea e Anto N. 4
Berto Gio Anto, Teresa moglie, Andrea N. 3
Garello Domenico, Stefano, Tomaso, Catta e Maria N. 5
Garello Giacomo, Margarita moglie, Domenica, Anne e Margarita, N. 5
Garello Claudio, Emerenziana moglie, Stefano, Batta, Maria sorella di Claudio, Gio Maria N. 7
Giaio Gio Anto, Anna moglie, Vito e Margarita N. 4
Garello Pietro Giuseppe, Maria moglie, Anna, Madda e Stefano, Maria moglie, Teresa Pietro Giuseppe N. 8
Garello Stefano, Gio Batta, Michele, Domenico e Giovanna N. 5
Berto Giuseppe, Maria moglie, Domenica Maria e Paula N. 4

Stato delle anime 1762 totale 97

Garello Stefano, Domenica Maria moglie, figlia Maria Madalena N. 3

Garello Lorenzo Domenico N. 1

Garello Tommaso, Anna Catta moglie, figlia Domenica N. 3

Garello Giacomo, Margarita moglie, figli: Margarita, Domenica e Michele N. 5

Garello Claudio, Emerenziana moglie, Stefano, Gio Batta, Francesca moglie, figlia Maria Catta N. 6

Garello Vito, Anna Maria moglie, figlia Domenica N. 3

Garello Gio Domenico N. 1

Garello Maria vedova, Stefano, Anna Maria moglie, figli: Gio Batta, Teresa, Madalena e Pietro Giuseppe N.7

Garello Gio Domenico, Stefano, Gio Batta, Michele e Gioanna, Cattarina serva N. 6

Berto Giuseppe, Maria moglie, figli: Paola, Domenica N. 4

Dovis Giacomo Antonio, Paola moglie, figli: Giacomo, Maria Margarita, Gio Batta, Lodovica, Maria Catta e Gio Michele N.8

Dovis Gio Batta, Margarita moglie, figli: Giacomo e Andrea N. 4

Berto Gio Anto, Teresa moglie, figlio Andrea N. 3

Berto Gio Domenico, Domenica moglie, figli: Michele e Maria N.4

Berto Margarita vedova, figli: Gio Batta, Andrea, Antonio, Giuseppe e Cattarina N. 6

Ruffino Sebastiano, Catta moglie, figli: Vito, Lucia moglie, Domenica, Tommaso, Margarita, Madalena, Lodovica, Maria, Maria e Michele N. 12

Ruffino Madalena vedova, figlio Giuseppe N. 1

Ruffino Gio Batta, Giorgina moglie, figli: Madalena, Gio Maria, Giuseppe, Giacomo e Gioanna N. 7

Ruffino Antonio, Margarita moglie, figli: Paola, Madalena, Gio Maria e Pietro N. 6

Dovis Giacomo, Anna Domenica moglie, Gio Andrea, Lucia moglie, figli: Tommaso, Domenica Maria, Giuseppe e Gio Batta N. 7

Dovis Paola vedova, figli: Gio Tommaso, Domenica e Cattarina N. 4

SanValeriano Il Monte San Giorgio Colle della Serva Rubatabo-Montagnazza Colle di Pre Prese di Piossasco Grotta-rifugio partigiano Mario Davide Le Prese di Sangano La Polveriera Il Monte Pietraborga Il Colletto Il Cippo Sergio De Vitis sul sentiero delle Prese Stato delle anime 1826
Prese inferiori o "case Garello" n. 40

Garello Margarita nata Bert fu Giuseppe, moglie, figli: Antonio, Vito e Teresa n. 4
Garello Pietro fu Michele vedovo di fu Madalena Ruffino, Angela nata Malacarne moglie, figli di 1° letto Teresa, figli di 2° letto Michele, Giuseppe Antonio e Stefano, n. 6
Garello Battista fu Michele, Maria del fu Michele, fratelli nubili n. 2
Garello Giacomo Antonio fu Stefano, Lucia Maria nata Tarquino moglie, figli: Maria, Madalena, Stefano, Orsola, Domenica, Luigi, Battista, Maria Margarita n. 10
Garello Claudio del fu Stefano, Battista del fu Stefano e Paolino del fu Stefano n. 3
Garello Michele del fu Giacomo, Gioanna Maria del fu Giacomo n. 2
Dovis Battista fu Battista n. 1
Garello Giuseppe del fu Stefano, Rosa nata Suppo moglie, figli: Antonio, Maria Teresa e Bartolomeo n. 5
Garello Antonio del fu Stefano vedovo fu Domenica Ruffino, e Teresa Cattanea, figli: Anna, Vito, e Stefano - Madalena nata Spesso moglie di Stefano, figli di Stefano Antonio n. 6
Garello Battista del fu Stefano nubile n. 1

Prese superiori o "Casass" n. 59

Dovis Giuseppe fu Battista, Anna Maria nata Ruffino moglie, figli Maria Maddalena, Maria Margherita, Teresa, Marianna, Maria Rosa, Lucia e Giuseppe Battista n. 9
Dovis Giuseppe del fu Giacomo Antonio, Margarita nata Borgi moglie, figli Giacomo e Teresa n. 4
Dovis Battista fu Giacomo e Teresa fu Giacomo fratelli nubili n. 2
Dovis Margarita nata Spesso vedova del fu Gio Tomaso, figli Maria Caterina, Michele vedovo di fu Maria nata Garello, Maria Madalena nata Gallo moglie di Michele, figli di 1° letto Gio Tomaso, figli di 2° letto Margarita, Maria Teresa, Maria Madalena e Vito n. 8
Ruffino Tomaso del fu Antonio, Anna Maria nata Cugno moglie, figli Antonio e Battista n. 4
Ruffino Domenica nata Feraudi vedova del fu Tomaso, figli Sebastiano, Giacinta nata Usseglio moglie, figli Vito, Tomaso, Giuseppe, Pietro e Maria Madalena n. 8
Ruffino Giuseppe del fu Stefano, Madalena nata Garello moglie n. 2
Ruffino Domenica Maria nata Dovis vedova del fu Giacomo n. 1
Ruffino Giacomo Antonio del fu Michele, Anna Maria nata Feraudi vedova fu Giacomo Ruffino n. 2
Ruffino Antonio del fu Vito, Paola nata Dovis moglie, figli Tomaso, Vito, Maria, Lucia e Maria Madalena n. 7
Ruffino Michele fu Giuseppe vedovo fu Margarita Bert, Maria nata Gallo moglie, figli Giuseppe e Lucia n. 4
Bert Giuseppe del fu Andrea, Maria Maddalena nata Flis moglie, figli Madalena, Andrea, Gio Antonio e Pietro Giuseppe n. 6
Ruffino Giacomo del fu Giuseppe, Anna Maria nata Martinatto moglie n. 2
40 + 59= 99

 

Stato delle anime anno 1836
Alle Prese Superiori ed Inferiori

N. 84

 

Censimento del 1936 per famiglia totale abitanti 44

Garello Giovanni fu Vito *1881, moglie Ruffino Maria fu Sebastiano *1883, figlio Antonio *1907, moglie di Antonio Garello Domenica di Bartolomeo *1913, N. 4
Garello Antonio fu Vito *1875, figlio Vito *1905, N. 2
Garello Bartolomeo fu Stefano *1866, figli: Giuseppe *1911, Antonio *1903, Pancrazio *1909, moglie di Pancrazio Usseglio Nanot Clementina di Cesare *1911, Giovanni di Pancrazio *1932, N. 6
Dovis Giovanni fu Vito *1872, figli: Emma *1911, Natale *1908 moglie Giai Merlera Livia di Felice *1915, N. 4
Ruffino Vito fu Sebastiano *1893, moglie Ruffino Giovanna fu Giacomo *1895, figli: Rosa *1925, Luigi *1934, N. 4
Ruffino Vito fu Giuseppe *1866, figli: Giovanni *1905, Giacomo *1907, N. 3
Ruffino Sebastiano fu Michele 1863, moglie Ruffino Maddalena fu Sebastiano *1878, figli: Vito *1909, Augusto *1916, Maurizio *1919, Maria *1913, Pietro *1905, Ughetti Felicita di Vincenzo moglie di Pietro *1911, N. 8
Ruffino Gio. Battista fu Giuseppe *1871, nipoti: Giuseppe di Vito*1897, Ruffino Maria fu Giacomo * 1897, Vittorio di Giuseppe *1926, Umberto di Giuseppe * 1932, N. 5
Ruffino Giuseppe fu Sebastiano *1875, moglie Garello Maria fu Giuseppe *1879, figli: Sebastiano *1906, Giovanni *1919, Camilla *1922, N. 5
Ruffino Bernardo fu Giacomo *1908, sorella Pierina *1915, nipote Gurlino Elsa *1923, N. 3

 

Censimento del 1951 per famiglia totale abitanti 36

Garello Bartolomeo *1866 fu Stefano N. 5
Garello Giovanni *1888 fu Vito N. 4
Garello Antonio *1875 fu Vito N. 2
Dovis Natale *1908 fu Giovanni N. 3
Ruffino Giuseppe *1875 fu Sebastiano N. 5
Ruffino Giuseppe *1897 fu Vito N. 4
Ruffino Pietro *1905 fu Sebastiano N. 6
Ruffino Giacomo *1907 fu Vito N. 4
Ruffino Vito *1909 fu Sebastiano N. 3

 

Censimento del 1961 per famiglia totale abitanti 12

Garello Vito *1905 fu Antonio N. 1
Garello Maria *1879 fu Giuseppe ved. Ruffino Giuseppe N. 3
Ruffino Giacomo *1907 fu Vito N. 3
Ruffino Pietro Paolo *1905 fu Sebastiano N. 5

Trascritti come da originale

anno 1654 - 5 famiglie x 5 = 30 abitanti circa
stato delle anime 1725 totale 56
stato delle anime 1753 totale 87
stato delle anime 1760 totale 94
stato delle anime 1762 totale 97
stato delle anime 1826 totale 99
stato delle anime 1836 totale 84
censimento del 1936 per famiglia totale abitanti 44
censimento del 1951 per famiglia totale abitanti 36
censimento del 1961 per famiglia totale abitanti 12

nel 1962 hanno abbandonato la frazione le ultime famiglie

 

Genealogia dei coniugi Dovis - Garello
genitori di Vito, Natale, Emma e Esterina

 

dai ricordi Emma Dovis

Sun pasà giù là da val'
l'è sautaie fora u'n gal,
dal braie russe
l'è mai dase da cuno'se
"bela fia spusme mi, che e'i sun u'n bun partì!"

Questo racconto sulle masche che infastidivano le ragazze da sposare alle Prese

la nuora Silvia Martinasso

 

Atto di morte 14 ottobre 1686

Anna Maria figlia di Giacomo e Margarita giugali (coniugi) Marona delle Prese di Piossasco e stata ocisa dal lupo nella montagna (sul territorio di Sangano) li 14 8bre (ottobre) 1686 et il di seguente e stata sepolta alla Chiesa vecchia del presente luogo (Sangano) intervenendo io sott. alla funzione della sepoltura Don Artuchio

Don Ludovico Artucchi di Bolina di Nizza parroco di Sangano dal 1682 al 1725

Anna Maria
Il cappuccetto rosso dei tre confini


La piccola Anna Maria si svegliò al canto del gallo anche quella mattina d'ottobre del 1686: doveva rattizzare il fuoco, mungere le mucche e ficcare le castagne in un fagotto che avrebbe portato a suo papà Giacomo, che stava tagliando la legna dall'altra parte della montagna con gli uomini delle Prese di Piossasco, dove vivevano. Poi al ritorno sarebbe passata dalle Prese di Sangano a trovare i suoi nonni, che sicuramente le avrebbero dato qualche bella mela succosa da portare a casa per cena. Tutta allegra Anna Maria si incamminò per il sentiero insieme al simpatico cagnone che le dormiva sui piedi tutta la notte scaldando lei e i suoi fratellini nelle lunghe ore invernali, e che la proteggeva dai lupi che ogni tanto sentiva ululare quando c'era la luna piena e durante le camminate nei boschi, al crepuscolo.
La bimba giunse nella radura vicino a quello sperone roccioso che chiamavano “pera luvera”, la pietra del lupo (forse perché era proprio lì che si metteva il bestione per lanciare il suo spaventoso ululato) che era quasi mezzogiorno. Il papà la accolse con una carezza sul capo, e tutti gli uomini smisero di lavorare per mangiare un boccone insieme: chi aveva portato il formaggio, chi il pane, chi una zucca svuotata e seccata piena di vino fresco. Dopo il pasto, frugale ma pieno di gioia e di canti, Anna Maria riprese il suo cammino insieme al fido compagno a quattro zampe, ma non prima di aver stampato un sonoro bacio sulla guancia del papà, che si raccomandò come sempre: “Fa atension al luv”.
La vispa bimbetta arrivò presto alla casa dei nonni a Ca’Maroun (Prese di Sangano) con il cane che le trotterellava a fianco, e fu accolta dai due anziani con mille feste; il nonno stava filando sulla porta di casa, mentre la nonna sferruzzava seduta all'ombra di un pero. “E la Margarita a sta bin?”, le chiesero informandosi sulla mamma, che era stata poco bene durante i mesi estivi. Poi le riempirono la gerla di mele, e la piccina si avviò verso casa: la strada era ancora lunga, e si stava facendo tardi. “Fa atension al luv”, si raccomandò il nonno. “Sta tranquil, a-i é 'l can”, sorrise la bimba salutando i due anziani con la mano, allontanandosi dalle Prese di Sangano.
Lungo la strada si fermò per raccogliere qualche castagna. Era china presso un cespuglio quando improvvisamente sentì il cane ringhiare: oddio, speriamo che non sia un cinghiale, o peggio ancora il lupo, pensò la piccola voltandosi. Ma fece appena in tempo a vedere il suo cagnone coraggioso che si lanciava contro un altro cane, magro e sparuto, grigio: no, quello non poteva essere il lupo, che si era sempre immaginato enorme, regale! Le due bestie lottavano, i denti rossi del sangue che scorreva dalle loro gole, quando d'un tratto dal bosco sbucarono altri due cani uguali a quello: la bimba era immobile, non riusciva a correre via, non riusciva nemmeno ad urlare...
Il corpicino esanime di Anna Maria fu trovato il giorno dopo: sui suoi piedi giaceva il coraggioso cagnone che aveva cercato di difenderla dai lupi.

Mara Rosso

 

Agosto 1940

Nelle circostanze attuali il nostro pensiero si rivolge ogni giorno ai nostri soldati, per i quali dall’inizio della guerra abbiamo fatto quotidianamente preghiere e voti. Le preghiere non sono state vane, di fatti mentre molti di loro hanno preso parte all’offensiva alpina del giugno scorso, non vi fu tra loro né un morto né un ferito. E’ questo un segno evidente della protezione del cielo. Lo riconoscono anche i soldati, i quali venendo a casa in permesso fanno celebrare messe in ringraziamento, si accostano ai Santi Sacramenti ed eseguiscono i voti fatti durante i pericolosi momenti dell’aspra battaglia. Ringraziamo dunque tutti il buon Dio e confidiamo anche per l’avvenire. Per ottenere l’assistenza della Madonna SS. abbiamo progettato un pellegrinaggio alla Cappella delle Prese, il giorno 5 c.m. festa titolare della cappella. Pregheremo per i soldati e per affrettare la pace vittoriosa. Si partirà dalla parrocchia alle ore 7, lassù vi sarà la messa cantata alle 9,30.

Settembre 1941

Premio di Catechismo. La signora Letizia Battistini in memoria della sua mamma Bianca e Don Giovanni Gianoglio, regalano ogni anno un prezioso premio di catechismo ad un bimbo ed ad una bimba. Quest’anno il premio è toccato a Giorgina Garello di Michele e a Giovanni Garello di Pancrazio (e Clementina uccisi nel 1944). Il ragazzo abita alla frazione Prese Inferiori, benché non abbia potuto frequentare la scuola di catechismo per il motivo della distanza, tuttavia ha studiato in modo meraviglioso tutto il testo del catechismo, superando all’esame tutti i compagni di classe. Un premio però si meriterebbe ancor più la mamma (Clementina), che con forza di comando, con pazienza e con sacrificio è riuscita ad istruire così bene il suo ragazzo. Se tutte le mamme la imitassero, quale progresso si farebbe nell’istruzione religiosa.

Ottobre 1943

Festa Annuale dei Fanciulli, è stata celebrata domenica 19 settembre, il Vicario ha pubblicato il nome dei premiati alla scuola di Catechismo, e furono distribuiti i seguenti premi: 1) premio di prima Comunione istituito dalla Sig.ra Maddalena Schaeffer, alla bimba Giuseppina Andruetto. 2) due premi istituiti dalla sig.ra Battistini in memoria della sua Mamma, alla bimba Teresina Zoppetto e al bimbo Mario Tarquino. 3) premio per diligenza nel servizio messe, al bimbo Paolo Mola. 4) premio d’eccezione al bimbo delle Frazione Prese Ferruccio Dovis (di Natale).

Ricordo di Francesco Alfano Medico Condotto
1896 - 1966

Alle Prese, la frazione più lontana dal paese (cinque chilometri) su in montagna, in certi giorni, in occasione di malati gravi, saliva anche due volte al giorno con la sua robusta moto, per una strada sassosa, ripida e con molte curve.

 

Campeggio agosto 1949

Anche quest'anno siamo risaliti all'aria pura dei nostri bei monti a portare alla già ricca ed esuberante natura un nuovo alito di vita e di poesia coi nostri canti freschi come le sorgenti, con i nostri giochi, con la nostra preghiera più serena e devota nei silenzioso raccoglimento dei boschi.
Si era sulle prime ore del mattino di una bella giornata di sole quando, affardellati di tutto punto, armati di coperte, corde, chiodi e martelli i piccoli alpinisti si accingevano alla scalata delle “Prese
Con le bandiere di gruppo in testa, non senza certa baldanzosa fierezza, lasciarono il paese ancora assopito, affrontando giulivi le prime salite del monte.
Seguiva a capo basso il bravo « Giuan », che per il momento aveva messo in sordina il suo caratteristico ed ormai conosciuto vocione. Era un po' triste: aveva tanto lavorato per questo campeggio, aveva sognato tutti i suoi bravi aspiranti lassù, intorno alla “Chiesetta alpina”, scorazzargli fra i piedi in santa allegria. Ora invece gli erano sfuggiti uno ad uno, lontani, alle colonie, alle deprecate stazioni balneari dove tanto male non lascia insensibili quei giovani cuori che appena si aprono al soffio della vita.
E' vero, un gruppo c'era, altri sarebbero presto venuti ad ingrossare le file: ma tutti li avrebbe voluti lassù ad imparare a vivere fraternamente insieme, un po' rudemente invero, ma con tanta più serenità. A questo non pensava l'allegro gruppetto che arrancava lentamente pei monti.
Ormai era stata già molta la fatica, il sudore imperlava le fronti, quando finalmente un grido di giubilo fece echeggiare la nostra amata sede estiva. La misera scuoletta disadorna, la povera Cappellina paiono fornire un ben disagiato soggiorno. Subito però l'attività diventa intensa attorno ad essa: la vecchia scopa sbuca fuori dal solaio mentre una piccola pattuglia dispersasi alla chetichella fra i vecchi casolari della borgata torna sprofondata in grandi fagotti di odorosa paglia fresca.
Molti intrecci di frasche di castagno avvolgono di un'ombrosa frescura l'ormai accogliente cameretta che presenta in bell'ordine linde cuccette, primitivi ma comodi attaccapanni.
Sono. Luigi Piatti e Giovanni Colombano che invitano soddisfatti a veder l'opera loro: Luigi poi conta ormai tre anni di servizio e di paglia e lenzuola se ne intende.
E non c'è unicamente la camera nel nostro attrezzatissimo campeggio: in un angolo, sotto il tiraggio del vento è già sorto, in men che non si dica, un comodo caminetto dove il gran pentolone presto non troverà più tregua. Ci sudano sopra due cuochi provetti, Gustavo Gattilin e Giovanni Germena, che sanno rallegrare la mensa con appetitose minestrine al burro, quanti ne pappano tre piatti per pasto! Bravi, datevi alla gastronomia e vi farete strada.
Non senza merito è il piccolo Gianni Gattilin « fuochista », che a dorso nudo ce la metteva tutta ad attizzare quel fuocherello tanto capriccioso: buon per lui che c'eran Lucio Checchini e Francesco Ballaris, i « legnaioli » sempre pronti col loro fascio di rami secchi.
E non mancava la pulizia: ne sanno qualcosa Bruno Oberto e Luciano Suppo che chini su quelle povere pentole fregavano sodo alla fontana perchè sapevano che la rivista di « Giuan » era severa e meticolosa.
C'era pure la preghiera, primo dovere dell’”A”. La Madonnina di sezione li ha seguiti lassù: intronizzata nella chiesetta fra ceri e fiori fece loro da mamma per ben otto giorni. Li guardava il mattino quando le si stringevano attorno per le orazioni e la meditazione; benediceva la loro giornata: li benediceva la sera all'”ora delle stelle” quando, circondati da tutti i borghigiani, recitavano devotamente il Rosario meditato, e facevano il loro bell'esame di coscienza.
Dava loro l'ultimo sguardo di compiacimento mentre uscivano cantando a Lei l'ultima lode.
Giorni 'belli, indimenticabili per questi cari ragazzi. Li rammenteranno un giorno con nostalgia, e il ricordo di tanta gioia ed allegria in così calda intimità fraterna farà loro del bene.

Paolo Rosso

 

Settembre 1961
Una Bimba in gamba

Si chiama Rosalba Ruffino; ha tredici anni, abita alla frazione Prese con le 10 persone che ancora abitano lassù. La frazione è unita al paese da una strada rotabile, che si percorre in due ore circa. La distanza si raccorcia se si prendono le molte scorciatoie, formate da sentieri, sovente rapidi. Un tempo non ancora tanto lontano, vale a dire fino a 40 anni fa circa, lassù alle Prese (750 metri sul livello del mare) c’era una Scuola elementare, che poi fu soppressa per mancanza di scolari. Il locale consisteva in una stanza accanto alla Cappella: ora è totalmente rovinato. Quindi i pochi bimbi obbligati alla scuola devono recarsi o a Pratovigero di Trana o a Piossasco, con circa un’ora di marcia. La piccola Rosalba Ruffino scelse Piossasco e per sette anni, in altre parole dall’età di sei anni fino a quest’anno, fece ogni giorno di scuola un’ora di viaggio per scendere dalle Prese alla più vicina scuola, situata alla frazione Maddalena, e un’ora per ritornare a casa. Questo fece senza paura, attraversando boscaglie e radure, e per qualunque tempo. Questa è stata veramente una bimba in gamba, che meritava di essere additata com’esempio, e di essere premiata. Finalmente il premio venne, sebbene un po’ troppo piccolo. Lo ricevette in pubblico, dalle mani del sig. Sindaco, il quale ricordando i meriti della bambina, le consegnava un libretto della Cassa di Risparmio di lire 15 mila. La brava Rosalba ha dato esempio di virtù, di coraggio, d’amore allo studio; per questo la vogliamo ricordare a tutti gli scolari di Piossasco, e pubblichiamo anche la sua fotografia, dalla quale traspare la sua vivace intelligenza.

 

settembre 1962

La frazione Prese diventa deserta. Le due sole famiglie che ancora vi dimoravano, hanno in queste ultime settimane lasciate le loro case per trasferirsi al piano. E’ stato per loro un momento triste, dover abbandonare i luoghi dove erano nati, cresciuti e vissuti per molti anni; ma non potevano fare diversamente. La vita alle Prese ormai era diventata troppo difficile, perché la terra non dà più il reddito necessario. Trent’anni fa vi abitavano oltre 40 persone: a poco a poco è avvenuto l’esodo; e ora la frazione Prese è piombata nella più profonda solitudine. Il pascolo dei greggi con al collo le squillanti campanelle per il pendio dei monti, resterà solo più un poetico e melanconico ricordo; i prati abbandonati diventeranno selve boscose; e davanti alle povere casette abbandonate, cresceranno le erbacce, le ortiche e i rovi. Quarant’anni fa il Comune di Piossasco aveva fatto costruire la strada rotabile, che dal Campetto sale alle Prese: è stata una cosa molto utile, ma non sufficiente per arrestare la partenza delle famiglie. Così si fa nei paesi di montagna, ma non bastano le strade per aumentare il reddito necessario per chi vive sui monti. Se si continua così, i monti serviranno solo più per villeggiatura.

Settembre 1963 - furti nelle Cappelle

Da qualche mese a questa parte, i ladri hanno preso di mira diverse nostre cappelle rurali. Alla Cappella del Prarosto per due volte consecutive hanno tentato di sforzare la serratura della porta, che però ha resistito, quindi non hanno potuto entrare.
Anche alla cappella di S. Valeriano, ci sono stati i ladri, i quali sono entrati rompendo un vetro della finestra, che dà presso l’altare sopra la sacrestia. Non hanno trovato nulla. Alla cappella delle Prese, dove il giorno 12 agosto fu celebrata la festa della Madonna della Neve, fu constato il furto. I ladri, sforzata e guastata la porta d’entrata, rubarono la piccola lampada di metallo, che pendeva presso l’altare della Madonna.

Settembre 1965

Festa Madonna della Neve alle Prese. Fu celebrata lunedì 9 agosto. La festa va perdendo la sua tradizionale importanza. Di fatti 30 anni fa quando alle Prese abitavano cinquanta persone circa, e i Piossaschesi a centinaia salivano per la festa, intervenivano tre albergatori; poi solo più due e quest’anno neppure uno. Tutti i gitanti hanno fatto pranzo al sacco. Fa pena vedere le case abbandonate, vuote e cadenti. Forse sarà l’ultima volta che si celebra la festa. Il Rettore della festa era il sig. Natale Dovis, che un tempo aveva alle Prese la casa più bella; ora risiede a Piossasco in via S. Rocco. Il Vicario, che celebrò la Messa, nel suo breve discorso espresse il suo ottimismo, affermando che la Pro Loco sviluppando il turismo, potrà forse un giorno valorizzare il territorio delle Prese, e le casupole ora abbandonate potranno essere adibite a villeggiatura. Ma prima di tutto va migliorata la strada.

 

Il farmacista d’altri tempi 1881 – 1950

Il dott. Crescio Attilio era il classico farmacista all'antica, che pestava le medicine nel mortaio. Da giovane cantava assieme alla moglie nelle operette, che venivano allestite dalla compagnia teatrale del paese, ed era molto acclamato.
Era stato uno dei primi a Piossasco ad avere la radio. Era un tipo sempre gaio, faceto e con tanta voglia di scherzare. A un cliente, entrato un giorno in farmacia per comprare una medicina per la mamma, che aveva sempre freddo, aveva risposto: "A tua madre posso dare una trapunta".
Grande innamorato di Piossasco, la domenica andava con gli amici a San Valeriano dove, tutti assieme in allegria, allietati dal suono di chitarra e mandolino, suonati da gente del gruppo pranzavano al sacco su tavoli di pietra, che si erano costruiti di proposito loro stessi, in vista dei lauti banchetti all'aperto.
Il farmacista alla festa della fontana della "Gurajà" non mancava mai: era lui che si era incaricato di far mettere una madonnina e un'iscrizione a quella sorgente. Si fermava colà coi suoi compagni tutto il giorno, prendendo il sole a torso nudo. Una volta gli capitò una disavventura: non trovò più la sua canottiera, che era stata inghiottita da una mucca, e la domenica seguente tale capo di biancheria fu ritrovato a terra nel medesimo luogo, dopo essere stato ruminato e rigettato dal bovino.
Alla festa delle Prese lo speziale e i suoi amici erano sempre presenti e si recavano colà con alcuni giorni di anticipo, fermandosi poi per circa una settimana; portavano cibo abbondante, si dilettavano a giocare a carte e pernottavano in tenda.

 

…Era religioso Alessandro Cruto?
Parrebbe affermare tale ipotesi una madonnina che egli portò alla cappella (Madonna della Neve) delle Prese (1) in segno di devozione alla Vergine.
Quando l'inventore piemontese portò tale statuetta in quella sperduta chiesina fra i monti? In età giovanile, in uno dei tanti momenti di sconforto quando le sue ricerche procedevano con difficoltà e impedimenti continui e tutto il mondo sembrava crollargli addosso, per supplicare la mamma celeste affinché gli venisse in aiuto? Oppure dopo l'invenzione, come ringraziamento a Maria per avergli fatto raggiungere il traguardo che si era imposto? Questo non è possibile saperlo; il tempo che scorre veloce e che tutto cancella ha steso un velo su questo episodio della vita del Cruto che rimane in parte celato nel mistero.
Egli non portò il piccolo simulacro religioso nella chiesa parrocchiale del suo paese dove la gente gli si dimostrava ostile, perché là egli non si sentiva compreso; lo depose invece in quella minuscola ed umile cappella solitaria, quasi per ringraziare, oltre che la Vergine, anche il suo monte che sempre l'aveva capito, aiutato e protetto negli esperimenti e verso il quale nutriva un sentimento di riconoscenza.
Portò la madonnina in un tempietto sperduto e fuori mano così come solitario e riservato era il suo carattere, una chiesetta che egli sentiva affine a sé, lontana dal solito vivere quotidiano.
Si recò col suo simulacro religioso dove tutto è pace, raccoglimento, calma, silenzio. Si arrampicò fin lassù e ogni cosa al suo passaggio pareva sorridergli; la chiesina sembrava attenderlo per accoglierlo fra le sue braccia protettrici.
Là, in una nicchia egli depose con atto di devozione la madonnina; sostò a lungo in raccoglimento a pregare in mezzo a tanta serenità. Poi ridiscese al piano e la statuetta restò là, a testimonianza del suo atto di fede, ma un giorno improvvisamente scomparve come inghiottita nel nulla e la nicchia rimase vuota, squallida, intristita.
Parecchi anni dopo, un figlio affezionato e devoto, memore del gesto paterno rifece un giorno lo stesso percorso fatto molto tempo prima dal padre e andò a deporre anch'egli un'altra madonnina simile a quella paterna nella stessa nicchia della cappella delle Prese, come segno di doveroso omaggio e ammirazione verso il suo illustre genitore.
Un padre e un figlio: ambedue scienziati, sostarono a distanza d'anni l'uno dall'altro in quell'umile chiesina di montagna.
E così il tempietto riebbe nuovamente la sua madonnina in tutto simile all'altra e la nicchia perse quel senso di vuoto, di squallore e di abbandono che aveva assunto dopo la scomparsa della prima statuina(2).

(1) La testimonianza della Madonnina portata alle Prese è del prof. Valentino Carpinello.
(2) II prof. Alfonso Cruto, figlio di Alessandro Cruto andò assieme al prof. Carpinello alla cappella delle Prese a portare un'altra Madonnina.
Ora anche la seconda Madonnina è sparita e la cappella è in semidisfacimento.

Un Muratore Scienziato - Miranda Cruto

 

Una candida Madonnina

Alle Prese, non lontano dalle poche case dal tetto di pietra, sorgeva solitaria la Cappella della Madonna della Neve e d'inverno, di coltre bianca, doveva essercene davvero tanta lassù, quasi a semiseppellire il piccolo edificio religioso. La Chiesina e la neve: quel manto eburneo, che nel periodo gelido ricopriva e avvolgeva il tempietto, il cui nome sapeva di stagione fredda, di candore e di purezza.
Un paesaggio montano tutto bianco, su cui i fiocchi lattescenti scendevano sfarfallando, depositandosi sugli alberi, sulla stradicciola, tanto da renderla impraticabile, sui tetti di pietra delle case.
La Madonnina della Cappella era la sovrana di quella coltre candida, che lassù, d'inverno dominava e regnava ovunque. E ti veniva subito da pensare a una Vergine tutta bianca, regina delle nevi, una signora di ghiaccio, ma con un cuore... grande così... a cui potevi rivolgerti e invocare appoggio e aiuto, una protettrice, che mai ti abbandona.
Le Prese e la sua Chiesina, che sapeva di gelo, ma che nello stesso tempo sentivi tiepida e invitante, a ripararti sotto l'ala benevola di una creatura ultraterrena, che ti avvolgeva nel suo candido manto; un tempietto d'altri tempi, umile, semplice, al di fuori del mondo, dove gente devota e solitaria sostava, a pregare.
D'estate un'oasi smeraldina circondava la Cappella. Si giungeva ad essa, percorrendo un sentierucolo, che assomigliava a uno stretto corridoio tra il verde.
Te la trovavi d'improvviso davanti, come un'apparizione, con l'immagine della Madonna dipinta sopra la porta d'ingresso e la piccola croce sul tettuccio.
Poco distante, le casette delle Prese, fra tutto quel gran silenzio, stavano, a godersi tanta benevola protezione.
Si ha notizia, che in quella sperduta Chiesina di montagna, si recò Alessandro Cruto, a portare una statuetta religiosa, in segno di devozione alla Vergine.
Quando l'inventore piossaschese portò tale statuina in quella piccola Cappella fra i monti? In età giovanile, in uno dei tanti momenti di sconforto, quando le sue ricerche procedevano con difficoltà e impedimenti continui e tutto il mondo sembrava crollargli addosso, per supplicare la Mamma celeste, affinché gli venisse in aiuto? Oppure dopo l'invenzione, come ringraziamento a Maria, per avergli fatto raggiungere il traguardo, che si era imposto? Questo non è possibile saperlo; il tempo, che scorre veloce e che tutto cancella, ha steso un velo su codesto episodio della vita del Cruto, che rimane in parte celato nel mistero.
Egli non portò il piccolo simulacro religioso, nella Chiesa parrocchiale del suo paese, dove la gente gli si dimostrava ostile, perché là egli non si sentiva compreso: lo depose invece, in quella minuscola e umile Cappella solitaria, quasi per ringraziare, oltre che la Vergine, anche il suo monte, che sempre l'aveva capito e verso il quale nutriva un sentimento di riconoscenza.
Portò la Madonnina in un tempietto sperduto e fuori mano, così come solitario e riservato era il suo carattere, una Chiesetta, che egli sentiva affine a sé, lontana dal solito vivere quotidiano.
Si recò col suo simulacro religioso, dove tutto è pace, raccoglimento, calma, silenzio. Si arrampicò fin lassù e ogni cosa, al suo passaggio, pareva sorridergli: la Chiesina sembrava attenderlo, per accoglierlo fra le sue braccia protettrici.
Là, in una nicchia egli depose, con atto di devozione, la Madonnina; sostò a lungo, in raccoglimento, a pregare in mezzo a tanta serenità. Poi, ridiscese al piano e la statuetta restò là, a testimonianza del suo atto di fede, ma un giorno improvvisamente scomparve, come inghiottita nel nulla e la nicchia rimase vuota, squallida, intristita.

Le Prese

Era dura la vita alle Prese, frazione situata sulla montagna piossaschese.
Un tempo abitavano colà più di quaranta persone. Scendevano al piano, di tanto in tanto, a comprare ciò, che a loro occorreva: sale, zucchero, condimenti ecc. e a prendere la posta, che il postino lasciava presso i negozi Coltivavano grano, patate, ecc.
Le donne, che vestivano sempre di nero, ricamavano, filavano la lana, lavoravano a maglia: facevano maglioni e calzettoni.
Il Prete andava a dir Messa alle Prese, una sola volta all'anno, ad agosto, in occasione della festività della Madonna della Neve, giornata, in cui si recavano lassù molti Piossaschesi, a far pranzo al sacco e a godere dell'aria pura e della frescura del luogo. Quel giorno colà, dove regnava sempre tanto silenzio, era tutto un richiamo di voci, di grida, di allegria, di vai e vieni di gente, che allegramente correva qua e là.
Alla domenica gli abitanti delle Prese scendevano al piano, per la Messa.
Per quanto riguarda i malati, il bravo medico condotto, vero missionario, si recava fin lassù, a curare gli infermi.
Se c'era qualche partoriente, non si chiamava il dottore, facevano tutto le donne del luogo.
Se moriva qualcuno, la bara era portata a spalle, per un lungo tratto di strada.
Un tempo c'era la scuola e la maestra si fermava lassù tutta la settimana.
Se minacciava la grandine, alle Prese veniva suonata la campanella della Chiesina locale, per invitare la gente, a pregare per i raccolti.
Colà crescevano i funghi e, di tanto in tanto, qualche Piossaschese saliva fin lassù, a raccoglierli.
Gli abitanti delle Prese facevano il baratto: portavano al piano castagne, funghi ecc. e ne ricevevano in cambio granoturco e altre cose.
Durante la guerra molti sfollati si erano rifugiati in tale frazione.
Intorno agli anni 1949-1950, come è annotato nei bollettini, i ragazzi dell'Azione Cattolica della Parrocchia di San Francesco di Piossasco andavano d'estate, a campeggiare in questa località, per godere del paesaggio incantevole, della ricca ed esuberante natura, del silenzioso raccoglimento dei boschi.
Partivano, muniti di tende, corde, chiodi, martelli e di tutto il necessario, per poter soggiornare una settimana colà. Lassù si suddividevano i compiti: c'erano coloro, che facevano i cuochi, dandosi, da fare attorno a grossi pentoloni, chi andava, a raccogliere legna per il fuoco, chi era addetto al lavoro di pulitura delle casseruole, dopo i pasti. Tutti avevano il loro incarico. Durante questa vita un po' selvaggia, cantavano, giocavano, pregavano e ricevevano istruzioni varie.
I bollettini di San Vito parlano del progressivo spopolamento di codesta località.
Il notiziario del mese di settembre 1962 annota:
«La frazione Prese diventa deserta. Le due sole famiglie, che ancora vi dimoravano, hanno, in queste ultime settimane, lasciato le loro case, per trasferirsi al piano. La vita alle Prese ormai era diventata troppo difficile, perché la terra non dà più il reddito necessario.
Tanti anni or sono, vi abitavano oltre quaranta persone: a poco a poco è avvenuto l'esodo e ora la frazione Prese è piombata nella più profonda solitudine. Quarant'anni or sono il Comune di Piossasco aveva fatto costruire la strada rotabile, che al Campetto sale alle Prese. È stata una cosa molto utile, ma non sufficiente, per arrestare la partenza delle famiglie».

La Piossasco dei nostri nonni - Alzani 2005 - Miranda Cruto

 

Il ballo delle masche

Alle Prese c'era una località, chiamata: «il ballo delle masche» (dalla Montagnassa verso Pratovigero). Una donna di tale frazione aveva messo il suo bimbo nella culla, perché doveva andare, a lavare in un rivo. Una abitante del luogo, che era una masca, le disse: «Vai a lavare? E il piccino?» «Il bambino sta dormendo» rispose la madre. Indi andò, a sciacquare i panni e quando tornò, non trovò più il neonato. Subito la povera mamma corse da colei, con cui aveva parlato e urlò: «Hai preso mio figlio!» e l'altra rispose: «Vai a casa, che il piccolo è là». La donna tornò nella sua dimora e trovò il bambino. Circolava infatti la voce, di non lasciar mai soli gli infanti, perché le masche li prendevano, per andare a giocare. Pare, che si divertissero fra loro, a lanciarsi i piccini l'una all'altra, come fossero palle. Era un continuo: «Butta a me, che io getto a te» e i poveri bimbi venivano afferrati al volo.
Miranda Cruto

 

Il Partigiano Mario Davide 1922 – 1944

Il 14 settembre 1943 al mattino presto, ci incamminammo per andare su verso la montagna portando con noi le munizioni. Avevamo appuntamento di ritrovarsi tutti uniti sul colle di S. Valeriano, ma chissà per quali motivi non ci ritrovammo. Io ed il mio inseparabile amico Ernesto, dopo aver messo al sicuro le munizioni, ci avviammo verso le Prese dai miei parenti, e nel pomeriggio scendemmo e ci ritrovammo poi tutti a casa. Passò così anche il 15 settembre, senza alcun avvenimento.
…Quella sera ero già deciso di ritornare indietro a cercare un nuovo rifugio, ma arrivando ancora Ernesto a casa mia decidemmo di partire il giorno dopo all'alba.
Ventuno settembre: all'alba partiamo molto presto, e la nostra meta era quella di raggiungere le Prese, e di lì cercarsi un nuovo rifugio. Lo abbiamo trovato, e subito ci siamo stabiliti. È un bel posto, non c'è da lamentarsi e subito lo abbiamo battezzato col nome di «Villa dell'allegria». Tutt'ora mentre scrivo mi trovo qui dentro, sono solo, i miei compagni sono fuori in perlustrazione.
Dunque come dicevo, abbiamo trovato questa bella «villetta» dopo un po' di lavoro, siamo riusciti a costruirvi la facciata che ha l'aspetto più che altro di un fortino, ma si sta bene. Abbiamo raccolto delle foglie secche ed abbiamo stabilito la nostra dimora.
Verso sera ci coricammo e poco dopo ecco dei disturbatori, pareva che qualcuno camminasse nel vicinato e perciò mi armai di rivoltella ed uscii a perlustrare i dintorni. Non vedendo nulla, perché era buio mi decisi di andare a dormire appena coricato si sentì il solito rumore e quasi ero deciso di uscire ancora quando l'animale tossì. Era una volpe, che forse voleva entrare in casa sua, ma visto che già c'eravamo noi se ne andò. A forza di girare da una parte all'altra riuscii ad addormentarmi, durante la notte più volte mi svegliai, il materasso era duro e poi faceva freddo.
Ventidue settembre: ci svegliammo un po' tardi, erano circa le undici, si mangiò e si incominciò a scrivere ognuno di noi alle famiglie. Nel pomeriggio si andò in cerca di legna e si accese il fuoco dentro l'abitazione, si fece fuoco fino a tarda sera, così le pareti della villa si asciugassero un po'. Appena fummo accertati che le fiamme non dessero danno alla legna accatastata nella casa ci coricammo e non ci svegliammo che nel tardo mattino del ventitré.
Ventitré settembre, verso le dieci, arrivò il mio amico Bruno, molte cose avevamo da dirci perché da quattro giorni non ci vedevamo e poi non ci era stato possibile incontrarci sul punto prestabilito perché gravi motivi l'avevano impedito. Ora si era al sicuro, si poteva dire quello che si pensava, così ognuno di noi espresse il suo desiderio.
Intanto la «villetta» aveva preso l'aspetto di un fortino e se qualcuno avesse guardato dentro avrebbe detto che quello lo era sul serio. Parlando di tante cose si venne a conoscenza che far saltare un ponte sarebbe equivalso a togliere tantissime comunicazioni importanti alle forze armate tedesche. Quel ponte è di media importanza in certo qual caso, ma vedendoci bene a fondo si può credere ad un importante atto di sabotaggio.
Oltre che l'acquedotto, lì vi passa la ferrovia. Questo ponte doveva saltare e salterà. Verso sera rimasero a prendere il mio posto e quello di Ernesto altri due, Bruno e il suo compagno. Noi scendemmo in paese per prendere notizie e viveri, si dovette camminare molto guardinghi specialmente nelle vicinanze del paese. Si passò la notte, quindi al mattino presto si risalì la montagna.
Venerdì ventiquattro settembre si risalì piano piano su per quella maledetta mulattiera e finalmente si giunse su dove ancora avevamo le munizioni nascoste, ci prendemmo le due casse e su attraverso i boschi fino alle Prese. Arrivando sul luogo dove avevamo nascosto le munizioni, con grande rammarico si constatò che mancavano una trentina di bombe a mano, venti caricatori per fucile e un fucile.
Arrivati che si fu a destinazione mi decisi di cercare dei funghi, così la giornata trascorse senza altri incidenti.
Alla sera tre dei miei compagni vollero scendere in paese, così rimasi solo. Un po' prima di loro partì una squadra di uomini da me fornita di munizioni ed esplosivi con il compito di far saltare il ponte ferroviario non molto lontano da qui. Riusciranno nella loro missione? Finora nessuna notizia ma spero di presto sapere qualcosa.
Venticinque settembre, essendo solo, quella notte potei dormire meglio, arrivarono su gli altri che era tardi, si decise di tornare tutti alla base nella sera, così si fece, ma prima di partire dovemmo cambiar posto alle munizioni. Pioveva a dirotto, ma non demmo retta a quelle sciocchezze e subito ci siamo messi al lavoro. Verso sera si diede un arrivederci alla «Villa dell'Allegria». Poi ognuno di noi tornò alla propria casa.

 

Dal libro “Vita e tradizioni di Piossasco” 1980 di Luciano Suppo
...Siamo giunti al primo lunedì di agosto, festa della Madonna della Neve alle Prese, una frazione la più lontana dal centro vitale di Piossasco, essa si trova sulla montagna alla destra del monte S. Giorgio guardandolo dalla piazza centrale. Essa è a quota 800 m. s.l.m., era abitata da una ventina di famiglie boscaiole; durante la festa però la popolazione del centro si trasferiva lassù invadendo i boschi di faggi e castani oltre al poco terreno a prato disponibile.
Già alla sera prima si attrezzavano dei bivacchi ed in particolare la famiglia Oberto Riccardo preparava la trattoria ("Uberge") e il giorno della festa vendeva bollito e brodo squisito oltre ad una fiumana di vino.
Per i sentieri che conducevano lassù una marea multicolore arrancava contenta e festosa, mettendo a tacere anche i volatili della montagna i quali subivano il fascino clamoroso dei gitanti festaioli.

 

Piossasco 16 gennaio 1936
Preg. Sig. Podestà del Comune di Piossasco

In riscontro all’analoga sua domanda mi pregio riferirle che attualmente nel territorio di questo Comune non esiste che una sola mulattiera qualificabile con questa denominazione, quella che per il colle di San Valeriano sale su per il ripido è scosceso monte San Giorgio s’inoltra nei boschi detti del Rio per accedere alla borgata delle Prese.
Si avverte però che tale ripida mulattiera è spesso interdetta dai quasi quotidiani tiri d’esercitazione delle truppe, che si recano a questo poligono di Tiro.
Quest’impedimento alla normale viabilità a grande disagio degli abitanti della frazione Prese ha obbligato, anni orsono, il Comune ha costrurre (1922 circa) la strada detta del Campetto, che sale pure alle Prese, e sostituisce la suddetta mulattiera, quasi del tutto in disuso e rotta da numerosi dirupi.
Il percorso montano di questa mulattiera varia verso i tre chilometri ed il dislivello della sua salita e di circa metri 500 s.l.m.
Esiste ancora altro breve tratto di mulattiera fra il piazzale della chiesa San Vito ed il colle dei castelli di scarsa importanza pratica per la popolazione del luogo, perché non ricercata che per gite turistiche e scampagnate alla così detta fontana della Brenta ed alla cima del monte San Giorgio.
Tale mulattiera d’un percorso assai ripido di circa 600 metri cessa di essere tale, al colle dei castelli donde continua a serpeggiare su per il monte in forma di sentiero irto di sassi acuti sporgenti dal terreno.

Con ossequio Morello Giovanni

La fontana della Brenta sul sentiero che da San Vito tende alla Croce dei Castelli

 

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