Sangano

Gli alunni delle elementari
— ricerche —
Che cosa è un pozzo

 

Disegno dei bambini delle Elementari

 

Ci dice il vocabolario che nella accezione più comune pozzo è uno scavo più o meno profondo, per lo più verticale e a sezione circolare, eseguito nel suolo e rivestito di muratura e legnami, per raggiungere falde idriche o giacimenti minerali.
Noi ci occuperemo proprio dei pozzi scavati in Sangano alla ricerca di quel bene di enorme valore che è l’acqua, di come essi rappresentassero un bene comune e come ora essi siano in disuso e perché.
Fin dalla più remota antichità l’uomo ha scavato pozzi per raggiungere l’acqua potabile là dove l’ambiente non gliene offriva in superficie.

Perché l’acqua si trova nel sottosuolo?

La pioggia viene assorbita dal primo strato del terreno che è permeabile, cioè si lascia attraversare dall’acqua; giunto a una certa profondità, l’acqua incontra uno strato di terra impermeabile, che non si lascia passare.
Perciò scorre e, dove ci sono delle conche, si raccoglie in depositi che gli uomini raggiungono scavando i pozzi.

Come facevano a sapere dove scavare con la sicurezza di trovare l’acqua?

Le persone intervistate ci hanno detto che il sottosuolo del nostro paese è sempre stato ricco di acqua e che questa era di solito buona e a non grande profondità.
Era quindi relativamente facile scavare pozzi con la probabilità di ottenere buoni risultati. Per maggior sicurezza si chiamavano i “Rabdomanti”. Queste erano persone dotate di una particolare “sensibilità” che le rendeva capaci di sentire la presenza di una vena d’acqua anche ad una certa profondità.
Esse si aiutavano con un bastoncino che doveva essere: di salice o nocciolo, appena tagliato e di una forma a Y. Il rabdomante lo teneva prendendolo dalla parte della biforcazione: non lo impugnava strettamente ma in modo che il bastoncino potesse muoversi.
Il cercatore di pozzi poi cominciava sul terreno in cui si cercava l’acqua; se questa c’era, quando il rabdomante si trovava sopra della vena, il bastoncino cominciava a girare e dalla velocità del movimento si poteva conoscere la portata della falda, cioè la quantità di acqua e a che profondità si trovava.
Di solito gli esperti rabdomanti non sbagliavano, e molti hanno assistito a questo autentico fenomeno anche se nessuno ha saputo spiegarcelo.
Sembra che la presenza dell’acqua influisca in qualche modo sulla linfa del fuscello appena tagliato e che la sensibilità di certe persone amplifichi poi questa influenza.
In tempi più recenti certi rabdomanti si servivano del pendolino.

Scavo del pozzo

Per scavare il pozzo si usavano pic e pala “cioè” lo scavo era fatto a mano. Di solito un uomo rimuoveva la terra usando un piccone dal manico più corto del normale a causa dell’angusto spazio in cui lavorava. E la raccoglieva con la pala, un altro uomo da sopra portava via la terra servendosi di una carrucola.
Si scavava finche si incontrava la “duss” cioè la vena dell’acqua potabile, ed anzi si procedeva ancora per un poco, almeno un metro, per assicurarsi l’acqua anche nei periodi di siccità. Lo scavo era poi rivestito internamente di un muro fatto di roc o di mun pien cioè di pietre o di mattoni pieni.
Intorno al buco veniva poi costruito un parapetto il “muraiet del pus” sul quale di solito veniva posata una bella pietra la “losa del pus”, che serviva per protezione alla muratura, per appoggiare il secchio e che poteva avere una scanalatura per raccogliere l’acqua accidentalmente versata e portarla via.
Circa questa pietra abbiamo raccolto una simpatica espressione riferita alla neve “a le venuine aut come la losa del pus”, che significava che era caduta molta neve addirittura fino a raggiungere la pietra del pozzo. Sembra che scavare pozzi nel nostro paese non fosse particolarmente difficile, di certo non era semplice ma più facile che altrove e questo lo dimostra il numero elevato di pozzi ed il fatto che quasi ogni famiglia aveva il suo pozzo inoltre in altri paesi un solo pozzo serviva più famiglie.
Il pozzo poteva essere quindi scavato interamente dagli uomini che si chiamava il pusatè, cioè un uomo specializzato in questi lavori.
L’acqua buona in Sangano si trova abbastanza superficialmente e quindi un pozzo lo si poteva fare in un mese.

Parti del pozzo

Al di sopra del pozzo era sospesa una carrucola, la tajola, essa poteva essere fissata in vari modi a seconda dell’ubicazione del pozzo. Abbiamo visto carrucole sospese a travi, a staffe murate nel muro stesso della casa se il pozzo vi era addossato, e ferri.
Nella gola della carrucola scorreva la cadena che terminava da una parte in un gancio il chejnas, a cui si attaccava il sigilin cioè il secchio che veniva calato nel pozzo, e che dall’altra parte era collegato al turn cioè all’argano. Il turn era solitamente costituito da una parte di un tronco scelto per la sua forma regolare. Il turn era azionato per mezzo di una manuia, cioè una manovella che si faceva girare a forza di braccia.
Qualche volta poteva succedere che il secchio cadeva nel pozzo e allora per recuperarlo si usava il grafu, cioè un arnese con molti ganci: lo si attaccava al gancio della catena e lo si faceva scendere nel pozzo, smuovendolo finchè , con un po’ di fortuna, si riusciva ad agganciare il secchio.
Accanto al pozzo c’era di solito un arbi in cui si versava l’acqua per abbeverare gli animali o per annaffiare l’orto. L’acqua del pozzo è infatti troppo fredda per usarla immediatamente per annaffiare, così si attingeva di solito verso sera versandola nella cisterna e la si usava il giorno seguente dopo che si era intiepidita al sole.
Il pozzo serviva anche da ghiacciaia infatti vi si mettevano a rinfrescare le bottiglie: bastava metterle nel secchio e sospendere poi questo a pelo d’acqua, anche per i cibi lo si faceva, mettendoli nella cavagna saroira (una cesta con una doppia chiusura) che però si sospendeva al di sopra dell’acqua. Questo losi faceva ad esempio in occasione delle festività patronali quando il pranzo particolarmente ricco, era preparato in parte in anticipo.

 

gancio che serviva a raccogliere il secchio

Gancio (grafu) che serviva per raccogliere il secchio caduto nel pozzo

Profondità dei pozzi e loro portata

Le duss nel territorio di Sangano si trovano a non grande profondità: qualche volta a 4 – 6 metri, spesso fra i sei e i quattordici metri. Verso la montagna era più difficoltoso trovare la vena e ad esempio sembra che il pozzo del mulino fosse profondo 40 metri circa. Molte persone ci hanno comunque detto di ricordare che affacciandosi al parapetto del pozzo si vedeva con facilità l’acqua.
Le vene avevano una portata tale da soddisfare agevolmente le necessità di una famiglia, qualcuno ci ha quantificato la portata in 7-8 litri al minuto.
Era necessario però attingere regolarmente dai pozzi, infatti in caso contrario l’acqua poteva prendere altre strade sotterranee e quindi il pozzo asciugarsi, si diceva allora che la vena era morta.
Qualche volta il pozzo doveva essere pulito cioè gurà. In caso di suitina, siccità l’acqua nei pozzi poteva scendere in modo preoccupante qualche volta addirittura mancare.
Certi pozzi più superficiali, risentivano subito dell’umidità del terreno ed il livello dell’acqua poteva alzarsi addirittura nel caso in cui si fossero bagnati i prati vicini.

I pozzi a Sangano

I pozzi di Sangano erano piuttosto numerosi, a differenza di altre zone in cui un pozzo doveva soddisfare i bisogni di o di un’intera borgata, nel nostro paese quasi ogni famiglia possedeva un pozzo.
Abbiamo trovato notizie o visto vari pozzi anche se probabilmente quelli che citeremo non sono tutti i pozzi esistenti.
Abbiamo comunque trovato che c’erano:

— A) 7 pozzi tra via Bert e la Piazza
— B) 5 pozzi in via Gino
— C) 4 pozzi in via Villarbasse
— D) 4 pozzi in via Valfredo
— E) 15 pozzi in varie altre zone come la cascina Bergera, la cascina Nuova, la cascina Micheletti, le cascine Pra e Barbera, il Ciabot del Duè (Devesio) il Mulino ecc…
In totale abbiamo quindi potuto identificare 35 pozzi. Di questi alcuni sono molto antichi e non si possono avere notizie sulla loro costruzione, sembra comunque che i due più antichi possano essere quello del castello, che probabilmente risale all’epoca dell’Abbazia e quello della villa Giusiana o Concezione.
La costruzione di alcuni pozzi, secondo quanto ci hanno detto i proprietari, si può datare al secolo scorso, per esempio il pozzo del mulino fu costruito intorno al 1856.
In Sangano la distribuzione dell’acqua per mezzo dell’acquedotto è iniziata intorno al 1939, da allora quindi non è stato più necessario scavare pozzi privati e grazie alla comodità del rubinetto si è cessato a poco a poco di attingere l’acqua dai pozzi già esistenti.
Attualmente per scavare pozzi privati occorrono permessi e questi vengono accordati solo dopo accurate ricerche di carattere idrogeologico.

La fine dei pozzi

I pozzi e l’acqua che se ne ricavava erano una autentica ricchezza per la nostra gente. Tutti sanno che l’acqua è indispensabile ma non sempre riusciamo a rendere conto veramente di che cosa significhi averne a disposizione a volontà.
Le persone con le quali abbiamo parlato ci hanno di solito decantato la bontà dell’acqua dei loro pozzi, ci hanno parlato della sua freschezza e della leggerezza, del piacere profondo con il quale la si beveva sembra quasi che l’acqua che scende dal rubinetto con tanta facilità e che non costa nemmeno la fatica di attingerla sia meno buona, eppure la gran parte dei pozzi del paese è ora in disuso o perché si sono asciugati o perché l’acqua è ormai inquinata.
Molte sono state le possibili cause che ci sono state indicate e per le quali alcuni pozzi si sono asciugati:
una frana può aver ostruito il condotto del pozzo
non si è più attinta acqua e quindi la vena ha trovato un’altra strada
è stato scavato nelle vicinanze un pozzo a profondità notevolmente maggiore che sfrutta la acque sotterranee delle vicinanze. Il pozzo che serve l’acquedotto di Sangano che si trova nelle vicinanze del campo sportivo raggiunge ad esempio i 120 metri di profondità.
Le cause dell’inquinamento delle acque dei pozzi sono quelle purtroppo ben risapute da tutti:
l’uso a volte anche eccessivo di prodotti chimici, quali diserbanti o fertilizzanti, in agricoltura
l’inquinamento atmosferico che ricade con la pioggia sulla terra.
L’aumento della popolazione e la costruzione di pozzi per lo smaltimento dei rifiuti poiché non si è costruita un’adeguata rete fognaria quando si è fatto l’acquedotto o quando si sono avuti nuovi insediamenti.

Conclusioni

Da tutte quello che abbiamo sentito o trovato abbiamo capito che per noi ora è più facile avere l’acqua ed averne in abbondanza. Ogni secchio d’acqua una volta costava fatica, infatti bisognava tirarla su dal pozzo poi trasportarla in casa dove serviva. Tutti quindi avavano rispetto dell’acqua e badavano a non sciupare nemmeno una goccia infatti, finito un secchio, bisognava ripetere tutta la fatica daccapo per averne un altro secchio. A noi questo procedimento sembrava anche noioso eppure le persone con le quali abbiamo parlato si reputavano fortunate perché, a differenza di tanti altri, l’acqua almeno l’avevano.
Andare a prendere l’acqua era qualche volta anche un’occasione piacevole, si potevano incontrare gli altri e scambiare qualche parola.
Il pozzo sembra esercitare anche un certo fascino sui bambini: era buio e misterioso, le parole dette al suo imbocco avevano una risonanza particolare, alzare un bel secchio pieno senza perdere una goccia di acqua era segno di essere diventati grandi.
Ormai la “tradizione dei pozzi si è perduta e con essa è andato perso anche l’educazione dell’acqua”. La necessità, una volta, insegnava ad aver cura oltre che dei pozzi anche delle bialere dei rii e dei torrenti che dovevano essere utilizzati da alcuni non solo per irrigare ma anche per abbeverare gli animali e in certi casi per dissetare le persone.
Noi siamo spesso incoscienti e non ci soffermiamo a pensare che la lattina che lasciamo ad arrugginire sul greto del Sangone, il detersivo che fa venire così bianco il nostro bucato, il fertilizzante che usiamo nel nostro giardino… entreranno inesorabilmente nel “ciclo dell’acqua” preparandoci un futuro di acqua sempre peggiore e più scarsa.
Da quello che abbiamo sentito abbiamo capito che l’acqua diverrà sempre di più un bene prezioso ma anche costoso infatti sempre di più occorreranno depuratori, filtri, ricerche e trivellazioni di falde a maggiori profondità Sicuramente indietro non si tornerà, però pensiamo che sarebbe bello avere acqua pulita e potabile con facilità e anche perché fosse possibile mantenere in funzione qualche vecchio pozzo.

Scuola Elementare Statale di Sangano
Classe 4° anno 1988
Insegnante Laura Martinetto

 

il pozzo del castello del diametro di 3 metri circa

L’antico pozzo del Castello (del diametro di circa tre metri) pozzo le cui strutture sotterranee
sono ancor oggi utilizzate per il disperdimento di acque meteoritiche.

Il pozzo della cascina del Castello

A sinistra l'antico pozzo della cascina del Castello anno 1897

il pozzo nella cantina

Villa Giusiana un pozzo nella cantina

Villa Bosco Mellano

Il pozzo e la pompa della villa Bosco Mellano

Un pozzo di via Coletto

ieri

oggi

Il pozzo di casa Aghemo

 

 

 

 

il pozzo ieri

Il pozzo ieri

Il pozzo oggi profondità 7 metri

Trattoria della Rosa Bianca, a sinistra il pozzo a destra il peso pubblico - particolare anno 1900
( Via Pinerolo Susa )

Il pozzo della Trattoria della Rosa Bianca, oggi

un pozzo di via G. Bert

Un pozzo dismesso - profondità 7 metri

 

 

Il pozzo della Cascina Bergera

Il pozzo della cascina Bergera o Cassin-a ëd Fròla

l'interno del pozzo

L'interno del pozzo, profondità 6 - 7 metri

Il tornio e la manovella

un pozzo in disuso

Un antico pozzo in disuso

Particolare

 

 

Un antico pozzo chiuso da una porticina

 

 

vecchia pompa a mano

Queste pompe venivano inserite nei pozzi per facilitare l'estrazione dell'acqua

qui era posizionata la ruota

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Maria Teresa Pasquero Andruetto