Piossasco

Festa al Castello dei Nove Merli
Via Crucis predicata ai Castelli
Dizionario geografico Goffredo Casalis


Festa al Castello dei Nove Merli

La cerimonia d’apertura e d’inaugurazione
sabato 19 settembre 1959

 

Ristorante dei Nove Merli. L’antico Castello feudale di Piossasco si è trasformato in un signorile “Ristorante” all’insegna dei “Nove Merli”. Lo stemma dei fu Conti di Piossasco è appunto formato da nove merli. Dopo lunghi mesi di pulizia, d’adattamento e aggiornamento il Castello, che da parecchi anni era chiuso e quasi abbandonato, è stato aperto al pubblico, quale Ristorante. La cerimonia d’apertura e d’inaugurazione ebbe luogo sabato 19 settembre scorso. Intervennero distinti Signori e gentili Signore e una folla straordinaria di persone. Alla loro presenza, nel grandioso salone centrale, il Vicario di S. Vito compiva il rito religioso della benedizione dei locali. Il Sindaco di Piossasco, sig. Giuseppe Andruetto, leggeva un discorso di circostanza. Quindi i presenti avevano libero accesso agli ambienti del Castello, e così potevano vedere e ammirare gli indovinati lavori di adattamento, mentre gentili camerieri servivano liquori, vini e dolci di ogni qualità e forma. La torre, che era tozza e bassa, è stata sopraelevata e terminata elegantemente incoronata da merli. Il portico dalle alte finestre gotiche, è stato chiuso da cristalli, che permettono la visione dell’incantevole panorama, che di là si gode verso la pianura padana; ed è stato decorato a nuovo, come nuovo e originale ne è il pavimento. Dietro i cristalli stanno due file di tavolini per chi vuol sostare a bere e a mangiare. Dal portico si entra nel grande salone dalla volta a soffitto e con decorazioni che gli conservano il carattere antico. Anche le pareti della stanza del bar sono illustrate con scene di taverne medioevali e con uno splendido e grande stemma dei Conti di Piossasco.fa piacere constatare che il Castello, pur assumendo un nuovo carattere moderno, accogliente con le sue comodità, ha tuttavia conservato in ogni sua parte l’impronta antica e medioevale: il moderno e l’antico sono stati sapientemente ben armonizzati. L’ideatore e l’artefice di tutte queste belle cose è il sig. Luciano Savia, al quale tutti i visitatori hanno espresso meritati complimenti, con l’augurio che le sue fatiche siano coronate di successo.

Parrocchia di San Vito
La Buona Parola
novembre 1959

 

 

 

 

 

 

Miranda Cruto

 

 

Festa al castello

Ristorante Nove Merli

Cenone notte di San Silvestro 1962

 

 

il panorama

La squadra di Piossasco con lo stemma dei Nove Merli

Maritè , bella foto. Mi piacerebbe tanto farla vedere a Piergiorgio Camisasso, ma non ha il computer. Provo a riconoscere i componenti della squadra di calcio Prima fila da sinistra a destra; : Domenico Martinatto con Caramellino. Fiorenzo Cattanea, Sandro Martinatto, l'ultimo della prima fila forse Enrico Lanza, ma non sono sicura .Seconda fila, sempre da sinistra a destra:il primo, forse Oreste, il fratello di Vittoriana, Paolo Baudino, Piero Fontana, Bruno Oberto, Luigi Ruffinatto, Zoppetto Giuseppe. I due dirigenti :quello a sinistra, Piergiorgio Camisasso e l'altro, a destra. Sandro Fenoglio. Bravissima Marité , sei una vera ricercatrice. Complimenti.

 

Via Crucis predicata su ai Castelli

Marzo 1934
Solenne Via Crucis Predicata. A degna chiusura dell’anno Santo ed a solenne commemorazione della Santa Redenzione, quest’anno avrà luogo un avvenimento straordinario e certo commovente. Si farà la Via Crucis all’aperto, e precisamente per l’erta dei Castelli, fino alla croce, che dominando lassù dall’alto, ricorda il calvario. Questa via Crucis, si farà la sera del giovedì santo, alle ore 16,30. Un suono di campanello avviserà che tutti dovranno fermarsi, ed alle principali stazioni di fermata, si farà un discorso di spiegazioni. Oratore sarà il rev.do Teologo Agostino Gajdo, curato di S. Agostino di Torino.
1949
Venerdì 15 luglio:
Ore 21 Via Crucis predicata su ai Castelli.
Settembre 1949
Nella giornata di venerdì, la Madonna rimase in chiesa a ricevere gli omaggi e le suppliche dei parrocchiani, che si sono succeduti ininterrottamente a farle la corte, intervenendo a funzioni speciali, fino a notte, quando si svolse su per il colle dei castelli la Via Crucis predicata. E’ stata veramente una salita dura e difficile, perché pietrosa e poco illuminata. Emozionante specialmente l’ultima stazione, lassù attorno alla croce luminosa, segno di perdono, simbolo di fede, di speranza e di amore.

 

Dizionario geografico Goffredo Casalis

Piossasco (Plotiascum, Plossascus, Plozzascus), comune nel mandamento di Orbassano, prov. di Torino. Dipende dal senato di Piemonte, intend. gen. prefett. ipot. di Torino, insin. di Rivoli, posta di Orbassano. Molte frazioni compongono questo comune: le principali son quelle che si chiamano Piazza, Marchile, Campetto, Cappella, Allivellatori e Prese.
Il suo territorio, di giornate 12,500 circa, consiste in una pianura a mezzodì, in una collina, e in una montagna a mezzanotte. Il luogo principale, cui si dà volgarmente il nome di Borgata, giace appiè del monte detto di S. Giorgio: è distante otto miglia dal capoluogo di provincia. I confini di questo comune sono a levante Volvera, ad ostro Piscina, a ponente Cumiana, Giaveno, Trana, e a borea Sangano, Bruino, Rivalla. Le villate ivi denominale Piazza, Campetto e Cappella stanno in collina. Quella cui si dà il nome di Prese trovasi in montagna: Marchile, un luogo detto Pavero, e quello degli Allivellatori sono situati in pianura.
Questo paese è discosto un miglio da Bruino, miglia due da Sangano, Rivalta, Orbassano, Volvera, e Ire dal luogo di Trana.
La strada provinciale da Pinerolo a Susa attraversa l'agro di Piossasco nella direzione da mezzodì a tramontana pel tratto di 6400 metri: corre ben da presso al principale abitato. Una nuova strada consortile dipartendosi dalla principale suddetta presso le abitazioni cui si dà lo special nome di Borgata, scorge a Torino passando per Orbassano: percorre sul territorio di Piossasco un tratto della lunghezza di metri 4000: venne condotta a termine verso il fine dell'anno 1842.
Altre vie comunali, che si dipartono da questo paese, mettono a Rivalta ed Orbassano verso levante, alla Volvera versò mezzodì, a Cumiana verso ponente: quella per Rivalta; della lunghezza di metri 3500 circa, è in mediocre stato; e tale vedesi pur quella, che sopra un'estensione di metri 5600, scorge alla Volvera. Alcune delle vie di comunicazione tra i vari luoghi componenti il comune, sono assai praticabili.
Sull'agro di Piossasco, e in vicinanza del principale abitato, si aderge il monte di San Giorgio, cosi denominato da un oratorio sotto il titolo di questo santo; il quale oratorio sorge in sulla vetta del monte medesimo, ed anticamente era proprio de' monaci Benedettini. Il suolo, che giace alle falde del monte di S. Giorgio, è di mediocre fertilità, e coltivasi viti, ed a prati: quella parte del medesimo, che trovasi in maggiore elevatezza, massime quella, che è di privata proprietà, coltivasi a piante cedue, che forniscono un'eccellente rusca per uso delle concie, e bronconi per sostegno dei vigneti in grande quantità: la parte verso la maggior sommità, propria del comune, non offre che ignude roccie.
Questo monte è in generale poco ferace; ma presenta bellissime vedute: chi ascende presso la sua cima, vede quasi tutto il Piemonte: nell'autunnale stagione vi si recano non poche persone, attrattevi dall'aria fresca e purissima che vi si respira: una scelta compagnia di giovani piossaschesi, che chiamasi Giorgiana, vi si reca in ogni anno festosamente nei primi giorni di settembre. Non vi ha alcuna strada rotabile; ma vi serpeggia un sentiero, per cui si sale comodamente a piedi, ed eziandio con bestie da soma. A manca del lato australe, poco lungi dalla parrocchia di S. Vito, evvi una fontana detta della Brenta, perchè l'acqua ne scaturisce dalla cavità di un sasso della capacità di un brenta. Inesauribile è questa sorgente: l'acqua, che n'esce mai sempre in gran copia eziandio nelle maggiori siccità, è fresca, e leggerissima. L'uso della medesima giova per guarire dalle cachessie è dagli umori salini. Appiè del monte di S. Giorgio sorge un monticello, che serve unicamente di pascolo comune, e si chiama di San Valeriano dà una cappella dedicata a quel santo, che si vede sul vertice di esso. Ad un quarto di salita, vi si rinviene dell'amianto.
Varie correnti d'acqua bagnano i terreni di Piossasco e sono il Chisola, il Torri, il Sangonetto, la bealera superiore, quella che chiamasi Ritana , ed alcune altre che si chiamano inferiori.
Il torrente Chisola proviene dalle montagne di Cumiana, solca una parte dell'agro di questo comune, passa in quello di Piossasco nel suo lato meridionale, ed indi rivolgendosi al luogo di Volvera prosiegue il suo Corso insino al Po.
Esso attraversa sul piossaschese territorio la strada provinciale che da Pinerolo tende a Susa, e vi è valicato da un ponte in cotto statovi costrutto a spese della provincia di Torino: l'acqua non essendone perenne scarseggia di pesci.
Il rivo Torri discende dai balzi di Piossasco verso ponente, e dopo un breve corso su questo suolo, va a scaricarsi nel Chisola, attraversando la strada comunale per a Cumiana: ad esso vi soprastà un ponte in legno.
Il rivo Sangonetto, così chiamato perchè è un braccio del torrente Sangone, ha la sua origine nel luogo di Trana, in distanza di tre miglia da Piossasco tra ponente e borea serve di scolatore per le acque che discendono dalla montagna di Sangano verso levante, riceve una parte di quelle che si adoprano per l'irrigazione dei prati, e intersecando il territorio di Piossasco nella direzione da tramontana a mezzodì va eziandio a metter capo nel torrente Chisola. Il Sangonelto interseca parecchie vie comunali sotto a ponticelli di cotto; attraversa pure la strada provinciale, ove tragittasi col mezzo di un bellissimo ponte di cotto. Le acque di questo rivo servono ad irrigare i prati , e a dar moto a quattro edifizi meccanici. I pochi pesci alimentati dal Chisola e dal Sangonetto sono di buona qualità.
La bealera superiore,che è un canale destinato ad adacquare i prati,derivasi dal torrente Sangone in vicinanza del luogo di Trana; passa pel territorio di Sangano, e s'inoltra in quello di Piossasco, solcandolo da levante a ponente.
La bealera Ritana formasi in sul territorio di Bruino da due diramazioni provenienti l'una dal Sangonetto, l'altra direttamente dal Sangone; scorre in sull'agro di Piossasco verso levante.
Le bealere inferiori si chiamano di Braida, Paperia, Savino, Rosso e S. Lazzaro; dipartendosi dal Sangonetto diramatisi per irrigare le praterie situate ad ostro di questo paese.
Le parti orientale ed australe del territorio sono assai feraci: meno fertili sono quelle situate a ponente e borea. Gli abitanti raccolgono ogni sorta di cereali tranne il riso: ma non se ne, fanno racolte sufficienti pei bisogni dell'intiera popolazione, la quale deve procacciarsi altrove la quantità che le manca. In alcuni, anni si fa vino in tale abbondanza, da poterne smerciare il soprappiù nei circonvicini villaggi, ed anche nelle città di Torino e di Susa. Il bestiame bovino non vi è un oggetto di traffico attivo: i principali prodotti che si esportano di questo paese sono quelli della rusca che in grande quantità vendesi a Torino, Vigone, Carignano, Caramagna ed altrove; la legna da ardere e da costruzione, i pali ed il carbone, che si smerciano in Torino. Gli abitanti dell'infima classe traggono un notevole guadagno dal raccogliere il così detto tribio, cui ritrovano in alcune praterie, e nei gerbidi, il quale prodotto si trasmette in Francia.
Due ne sono le parrocchie: la più antica è quella dedicata ai Santi martiri Vito, Modesto e Crescenzo, la cui festa si celebra senza concorso di forestieri. Questa chiesa antichissima, ch'era già ufficiata dai monaci Benedettini, sta nella borgata di Piazza, la quale sino al fine del passato secolo veniva riguardata come capoluogo, ed aveva la casa comunale. L'altra parrocchia eretta nel 1797, sta nella Borgata, che di presente è il capoluogo del comune. Eravi già un convento, che apparteneva ai minori conventuali di San Francesco, stabiliti in questo paese nel 1638: il convento fu soppresso nel 1797: l'annessa chiesa di moderna costruzione, venne quindi eretta in parrocchia sotto l'invocazione di S. Francesco d'Assisi: la casa de'conventuali fu in parte assegnata alla nuova parrocchia, e in parte ceduta al comune.
Vi esistono parecchie altre chiese: nel distretto parrocchiale di S. Francesco si contano quelle denominate, del Carmine, di S. Rocco, di S. Giacomo, del nome di Maria Vergine, della Consolata, di S. Bernardo e di S. Grato; la prima è uffiziata da una confraternita: l'ultima sta in campagna.
Nel distretto parrocchiale di S. Vito si trovano le seguenti chiese: del nome di Gesù, di M. V. della Concezione, di S. Antero, di N. D. della Neve, di S. Maria Maddalena e di M. V. delle Grazie: quella del Gesù, posta nella Borgata di Piazza, è sede di una confraternita dello stesso nome. In Campetto è quella di S. Antero: la chiesa di N. D. concepita senza peccato sta nel luogo di Marchile: il tempietto di N. D. della Neve trovasi nella borgata delle Prese: nel sito che chiamasi della Cappella esistono le chiesette di M. V. delle Grazie, di S. Maria Maddalena. Gli oralorii di S. Virginio, di S. Gioanni Battista, di S. Bernardino, della Madonna del Prarosto, di N. D. della Consolata, di S. Anna, di S.Valeriano, di S.Giorgio ritrovansi parte in campagna, parte sui monti, ed alcuni anche nei varii castelli del comune.
Un solo cimiterio, statovi costrutto non è gran tempo, serve per le due parrocchie: giace ad ostro del paese in sulla strada provinciale che tende a Pinerolo: è sufficientemente discosto dall'abitato.
In Piossasco si fa un mercato nel giovedì di ogni settimana: si mettono in vendita varii oggetti di traffico, e principalmente stoffe di varie sorta , telerie, chincaglierie ed erbaggi.
Evvi un pubblico peso, il quale è proprio del comune.
Gli abitanti sono per lo più di complessione molto robusta, di buona indole, docili, costumati ed ospitali: di buon grado soggiaciono a notevoli dispendii , e a gravi fatiche, quando si tratta di edificar nuove chiese, o di riattare, o di abbellire le già esistenti.
Popolazione 3550.


Cenni storici. Il Baldessano pretende che un Marco Plauzio fosse quegli che dava il nome a questo luogo; ma non pose innanzi alcuna prova, da cui si renda probabile l'asserzione sua. Nell'atto con cui l'immortale Adelaide ampiamente dotava l'abbazia di Pinerolo, il villaggio di cui qui si parla è denominalo Plausiasca.
Landolfo vescovo di Torino nel 1011 confermò alla badia di Sangano tutti i beni che le erano stati conceduti da Gezone suo antecessore e fondatore della medesima; nè a ciò stando pago le aggiunse le chiese di alcuni villaggi dipendenti dalla Pieve di Sangano, tra cui si novera quella de Plociasca.
Nell'anno 1057 un Sigifredo prete, figliuolo di Adelgido che viveva secondo la legge longobarda infra castro Plautiascha, stipulava un islrumenlo a favore dei monaci di S. Giusto di Susa.
Piossasco fu capo di uno dei quattro più illustri contadi del Piemonte, e diè il nome ad una famiglia la quale per grande numero di uomini insigni, e per titoli di antiche signorie vuol essere annoverata fra le principali non solo del Piemonte, ma ben anche della Lombardia. Questa nobilissima famiglia benché distinta in varii rami che presero gli agnomi di Federici, di Feys, di Folgori, di Rossi, tuttavia discendono tutti dal medesimo stipite, e tutti s'intitolano conti di Piossasco, per concessione loro fatta dal duca di Savoja Amedeo IX nell'anno 1445, in cui eresse in contea la signoria di questo .villaggio.
Alcuni scrittori avvisano che lo stipite di quest'illustre prosapia fosse uno di quei baroni longobardi, i quali dopo la caduta del loro re Desiderio, furono da Carlomagno lasciati nel possesso dei loro castelli, e presero il nome dal luogo principale del loro dominio.
I conti di Piossasco possedettero in diversi tempi i feudi di Piossasco, Scalenghe, None, Volvera, Ajrasca, Piobesi, Castagnole, Oliva, Tavernette, Piscina, Marsaglia, Ceretto, Baldissero, Bejnasco, ed ebbero la castellania perpetua, e il pedaggio di Rivoli, che da un Federico Piossasco fu impegnato nel 1313 al vescovo di Torino. Un Merlone ed un Ardizzone de' Piossaschi, i quali nel secolo XII avevano giurisdizione sul castello e sul luogo di Testona, da essi permutati col feudo di Piobesi nel 1693 per contratto stipulato col vescovo torinese, possedevano anche un pedaggio nella medesima città di Torino; pedaggio che Guglielmo re dei romani diede poscia al conte Tommaso di Savoja.
I conti di Piossasco essendosi coll'andar del tempo moltiplicati in grande novero di persone, oltre gli agnomi che assunsero per distinguersi gli uni dagli altri, divisero anche Piossasco in tre principali quartieri, uno dei quali fu assegnato ai signori di Scalenghe, l'altro a quelli di None e di Ajrasca, il terzo ai signori di Piobesi, ed a quelli che si denominavano semplicemente da Piossasco.
Che il luogo di Piossasco divenisse importante sotto la dominazione dell'inclita stirpe dei Piossaschi, chiaramente apparisce dalle molte opere di fortificazione che anticamente vi venivano innalzate da loro. L'angolo tra mezzodì e ponente del monte di S. Giorgio è occupato da vetusti castelli, ed altre volte era cinto di baluardi, di cui una parte sta tuttora in pie. Nel sito più elevato vi esistono le rovine di una antichissima rocca , la quale dal volgo chiamasi del Gran Merlone. Nello stesso recinto si vedono varii altri spaziosi castelli, di cui alcuni sono rovinati, ed altri servono ancora ad uso di abitazione.
Da prima i signori di Piossasco erano tutti vassalli dei marchesi di Susa, e quando la successione di essi marchesi passò alla casa di Savoja, furori dei primi a prestarle l'omaggio di fedeltà; e fu questo il motivo, per cui i Sabaudi principi loro concedettero molte prerogative sopra gli altri nobili del Piemonte. Vedi Luserna, vol. IX, pag. 957 e seg.
I piossaschi essendosi uniti circa il 1190 agli uomini dì Chieri, Testona e Cavorre, lungamente guerreggiarono contro i torinesi, i conti di Biandrate, ed altri loro confederati; ma si rappattumarono con quelli nel 1200 per mediazione degli astigiani e dei vercellesi, i cui podestà di comune accordo furono eletti ad arbitri delle differenze. A nome dei Piossaschi intervenne a quest'accordo un Giacomo Pallio podestà di Testona.
Dopo questa pace i signori di Piossasco, di cui alcuni si erano già stabiliti in Saluzzo, vollero accostarsi ai dominatori di quella città, ch'erano molto possenti, e capi della parte ghibellina; e presso di questi eran già venuti in tanta stima, che oltre all'aver avuto varii feudi nel saluzzese marchesato, poche cose di qualche rilievo si operavano in quella corte marchionale, a cui eglino non avesser parte. Quivi adunque ottennero la giurisdizione sui luoghi di Envie, Paesana e Carpenetto, dipendenti dai marchesi di Saluzzo.
Tra i Piossaschi che si traslocarono in Saluzzo si hanno a noverare:dal Nicolò che nel 1178 sottoscrisse un alto di donazione fatta dal marchese Manfredo II all'abazia di Staffarda: Guidone che dallo stesso marchese fu lasciato tutore del suo nipote Manfredo III, e nel 1201 insieme co'suoi fratelli Bonifacio e Federico era già stato presente all'atto, con cui la consorte di Manfredo II avea comprato il luogo di Racconigi. Lo stesso Guidone Piossasco nell'anno 1222 sottoscrisse il trattato della lega che si strinse tra la città di Torino e il marchese di Saluzzo, e nel 1223 intervenne come testimonio all'atto con cui lo stesso marchese acquistò la terra di Bernezzo: quattro anni prima segnava l'investitura di Cavallerleone, fatta in favore dei marchesi di Busca:
Bonifacio, detto Percivalle , della stessa famiglia, a suo nome, ed a quello del marchese Manfredo III nel 1244 vende alcuni beni nella valle del Po: Bonifacio denominalo il Rosso, figliuolo di Guidone, fu nel 1253 mallevadore verso l’abate di Staffarda per Bonifacio marchese di Monferrato, tutore del marchese Tommaso di Saluzzo.
I signori di Piossasco sono rammentati nella tregua conchiusa il 21 febbraio 1260 tra i provenzali e gli imperiali, come partigiani del signor di Saluzzo, che guerreggiava contro Carlo d'Angiò figlio di Ludovico VIII re di Francia, e come quelli che tenevano sotto il loro comando la città di Chieri.
Vediamo che un Oddonino, un Riccardo, ed alcuni altri della medesima stirpe nel 1278 avevano ancor un palazzo in Saluzzo; ma eglino più non abitarono lungo tempo in quella città; perocché, alienati tutti i beni che possedevano nella saluzzese marca, vennero ad abitare i loro castelli di Piossasco, e dei dintorni di questo paese.
In progresso di tempo molli dei Piossaschi siccome vassalli dei conti di Savoia occuparono distinte cariche civili, militari, e di corte. Tra essi noveraronsi gran priori, ammiragli, commendatori, e cavalieri gerosolimitani, parecchi governatori di città e di provincia, colonnelli, scudieri, senatori e prelati; uno di questi sali alla sede arcivescovile di Tarantasia nel 1493: i più distinti di costoro furono: Merlotto Piossasco, vicario di Chieri nell'anno 1381: Giorgio due volte vicario della stessa città, cioè nel 1300, e nel 1326.
Giacomo che intervenne all'accettazione della conferma dei privilegi fatta alla nobiltà piemontese dal conte Amedeo di Savoja nell'anno 1360, in cui quegli avea la carica di governatore nell'isola di Tenedo:
Bonifacio Piossasco di Scalengbe: nelle mani di questo insigne personaggio fu depositala la fortezza di Tenedo, quando il conte Amedeo detto il Verde nel 138I venne eletto arbitro tra i genovesi, il re d'Ungheria, il signor di Padova da una parte, ed i veneziani, l'imperator di Germania e il re di Cipro dall'altra, i quali erano in discordia per riguardo al possedimento di quell'isola: Giacobino fu vicario generale del Piemonte sotto Filippo principe d'Acaja, che lo mandò ambasciatore alla corte imperiale di Arrigo VII, e presso altri principi: Dizion. Geogr. ecc. Voi. XV.
Andrea, valoroso capitano, che guerreggiò sotto i vessilli dello stesso Filippo principe d'Acaja nelle guerre che questi ebbe a sostenere in Italia.
1 Piossaschi, dopo che il conte Amedeo di Savoja nel 1377 investì il principe Amedeo d'Acaja di molte terre del Piemonte, tra cui furono comprese tutte quelle che formavano la loro contea, prestarono a questo principe ed ai successori di lui l'omaggio di fedeltà, e la ricognizione de' loro feudi, salva la superiorità dei conti Sabaudi.
Bonifacio Piossasco de' signori di Castagnole fu mandato nel 1450 dal duca Ludovico di Savoja a soccorrere i suoi confederati nella guerra contro i genovesi; per la quale spedizione ebbe dal duca il comando di cinquecento fanti e di trecento cavalli, Giacomo Piossasco, colonnello d'infanteria al servizio dell'imperatore Carlo V, ebbe il governo del contado e della città d'Asti nell'anno 1544: in tale carica venne confermalo dal duca Carlo di Savoja dopo che questi ne fece l'acquisto: Merlo, a nome del duca Carlo di Savoja accettò la rinunzia del regno di Cipro, fallagli dalla regina Carlotta nel 1485: Antonio fu presidente del senato di Torino net 1478; il di lui figliuolo Giovanni Ludovico vi fu senatore nel 1489: fu pure presidente dei senato medesimo un Amedeo nel 1529; ed un Ercole fuvvi eziandio senatore, e cancelliere dell'ordine Mauriziano nel 1567: Ajmone di Piobesi de'conti di Piossasco, ebbe la carica di presidente nel senato di Piemonte sotto il duca Carlo di Savoja: mentre trovavasi relegato dai francesi in Monferrante nella bassa Alvernia scrisse alcuni commentarii sui costumi degli alvernesi, ebe si stamparono in Parigi nel 1549: Getulio, dopo essere stato capitano delle guardie del corpo, venne creato cavaliere del supremo ordine della Nunziata nell'anno 1698: Giovanni Ballista dopo essere pervenuto ad eminenti gradi nella milizia fu eletto a governatore dell'importante piazza di Cuneo: Filiberto, gentiluomo onorario di camera di S. A. R., maresciallo di campo, generale gran mastro di artiglieria, poi gran mastro della R.. casa, fu fatto cavaliere dell'ordine supremo della SS. Nunziata nel 1678: egli era stato ambasciatore della Sabauda corte in Baviera, in Francia, in Inghilterra, a Modena, Parma e Milano. Fu per alcuni anni governatore del duca Vittorio Amedeo II. Fra le ambascierie da lui sostenute con plauso, vuolsi anche noverar quella ch'ei sostenne alla corte di Lisbona.
Dell'inclita prosapia dei Piossasco si contano molti cavalieri gerosolimitani, tra i quali nomineremo: Firmino priore di Lombardia nel 1356: Francesco commendatore di Candido nel 1558: Federico ammiraglio e commendatore di Cipro nel 1370; e Pietro commendatore di Candido nello stesso anno: Barlolommeo commendatore di Savona nel 1410: Andrea commendatore del S. Sepolcro in Firenze nel 1411: Giorgio ammiraglio e gran priore di Lombardia nel 1455: Gaspare commendatore di Albenga nel 1455: Edmondo commendatore di Candiolo nel 1459: Goffredo commendatore di CentaIlo nel 1458: Amedeo commendalore di S. Maria de Maltoni nel 1465: Giorgio gran priore di Lombardia, e luogotenente del gran mastro nel 1478: Merlo ammiraglio e priore di Messina, consigliere e ciambellano della duchessa Bianca, governatore del duca Giovanni Carlo Amedeo di lei figliuolo, e governatore dello stato del Piemonte: Bonifacio ammiraglio nel 1477: Emularmele commendatore di Messina nel 1489: Ludovico gran priore di Lombardia nel 1498, ed ammiraglio generale dell'armata di sua religione nel 1513: Gaspare commendatore di Pancalieri nel 1500: Bernardino ammiraglio, gran priore di Lombardia nel 1502: Ercole ammiraglio e commendatore di Lombardia nel 1505: Gaspare commendatore di Tortona nel 1508: Filippo commendatore di Montebello nel 1509; e Gian Francesco commendatore di Moncastello nello stesso anno: Bernardino priore di Capua e di Messina nel. 1513.
Quelli de' Piossaschi, noverali tra i semplici cavalieri gerosolimitani, furono Rinaldo nel 1359: Guido nel 1405: Giovanni Vito nel 1416; questi è probabilmente l'illustre uomo della famiglia dei Piossaschi, che mancato ai vivi nel 1470 venne seppellito nella chiesa di S. Pietro della religione gerosolimitana in Asti; sulla cui tomba è posta un'iscrizione, la quale indica che ivi giace un Giovanni figliuolo di Micheletto de' conti di Piossasco, consigliere ducale, e governatore della città e provincia di Vercelli: Ludovico fu cavaliere gerosolimitano nel 1418: Jacopo il fu nel 1435: Luigi nel 1458: Cesare nel 1480: Gerolamo e Struzio nel 1509: Gian Giacomo nel 1512: Gian Luigi nel 1516; e Paolo nello stesso anno: Antonio nel 1517: Francesco e Jacopo nel 1519: Luigi nel 1523: Barno nel 1528: Gaspare nel 1529: Filiberto nel 1532: Gian Giacomo nel 1559: Carlo nel 1554; Bernardino nel 1568: Alessandro ed Ascanio nel 1577: Emanuele Filiberto nel 1589: Clemente nel 1665: Carlo nel 1665: Carlo Ludovico nel 1669.
Dai conti di Piossasco venne fondato nel luogo di Scalenghe un ospedale, che quindi passò ai cavalieri gerosolimitani: dagli stessi conti fu ivi pure innalzato un monastero per religiose dell'ordine di S. Domenico, il quale cadde in rovina in tempo di guerresche fazioni.
Negli archivi di corte si conservano manoscritti i privilegi e le franchigie del comune di Piossasco, che hanno la data del 1363.
Tra i nobili Piossasco, che ebbero parlicolar giurisdizione feudale su questo villaggio noveriamo i Piossaschi Asinari Derossi di None; i Piossaschi Derossi di Rivalba; i Piossaschi Federici di Beinasco e Volvera; i Piossaschi Feys di Piobesi; i Piossaschi Folgori di Bardassano; i Piossaschi di Ajrasca e Volvera; i Piossascbi Derossi di Ajrasca e Volvera.
Alcuni rami di questa nobilissima prosapia fioriscono ancora ai.nostri giorni.
Il luogo di Piossasco vantasi pure della nobile famiglia. Ambrosio di Chialambert, della quale, in sul finire del secolo passato, si distinse il conte Simone Domenico ministro del re di Sardegna presso la corte di Roma, ove morì nell'anno 1803.

Trascritto come da originale

 

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