Volvera — Orbassano — Bruino — Piossasco

Ai caduti della Marsaglia

1693 - 21 ottobre - 1913

Catolina ricordo dell'inaugurazione

Il Castello della Marsaglia

 

Battaglia di Marsaglia
Vinta dai Francesi contro i Piemontesi-Austriaci-Spagnoli - Li 4-8bre-1693
Indice
1 – Attacco fatto dalla destra della Armata Francese contro la sinistra alleata
2 – Attacco della destra alleata composti di soli Piemontesi contro la sinistra Francese
3 – Movimento delle truppe Francesi contro la destra Piemontese
4 – Ritirata delle truppe Piemontesi in buon ordine
5 – Fuga dei Spagnuoli, e dei Tedeschi
Piani e carte - Fogli di stampe e disegni inchiostro e acquarello
Battaglia di Marsaglia
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Archivio di Stato TORINO

 

“A causa dell’armata” di Catinat:
Caterina Gatino (29 maggio 1691)

Gli avvenimenti di cui ci occupiamo in questo capitolo si collocano nel contesto della guerra della Lega di Augusta ( 1686-97), la terza guerra della Francia di Luigi XIV.
Protagonista: il generale e poi maresciallo di Francia Nicolas Catinat, governatore della piazza di Pinerolo, che diresse in questa guerra la Campagna del Piemonte.
Non sono quindi episodi interessanti, al più, la storia del ducato, ma frammenti di un conflitto che fa parte della storia europea, di cui la Campagna del Piemonte fu una fase.
La Lega d'Augusta, creata nel 1686, raggruppava Inghilterra, Olanda, l'Impero (Austria), la Spagna, la Svezia... per una difesa comune contro la politica espansionistica del Re Sole.
Vittorio Amedeo II, fin dal 1687, ebbe contatti segreti con gli Stati membri; vi entrò ufficialmente nel 1690 dopo il glorioso rimpatrio dei valdesi, allorché Luigi XIV, col pretesto di cacciarli, fece penetrare truppe francesi nel Delfinato, sollecitando l'invio di un rinforzo sabaudo e chiedendo la consegna alla Francia della Cittadella di Torino e del castello di Verrua Savoia.
La Campagna del Piemonte iniziò con l'ingresso dell'esercito del Catinat in Valle di Susa (maggio 1690), cui seguì, il 3 giugno, la dichiarazione di guerra del ducato di Savoia alla Francia.
Ricostruiamo con l'aiuto di diversi documenti gli spostamenti del Catinat.
Anno 1690: sosta ad Avigliana con scorrerie e saccheggi nei dintorni; punta verso Carignano passando probabilmente per Rivoli, Orbassano, Stupinigi; si sposta a Lombriasco mentre le milizie ducali da Moncalieri si sono dirette a La Loggia; non affronta lo scontro, ma ritorna a Orbassano passando da None e la Marsaglia.
Un distaccamento raggiunge Pinerolo; il 9 giugno saccheggia Orbassano dove è confluito anche il distaccamento che era andato a Pinerolo; il giorno seguente raggiunge Rivalta e dintorni fino a Beinasco.
Rapido spostamento per affrontare l'esercito ducale; il 5 agosto, incendio di Cavour e massacro dei difensori. Il 18 agosto: battaglia di Staffarda con dura sconfitta dell'esercito ducale (4000 morti); punta verso Racconigi controllando i movimenti delle truppe di Vittorio Amedeo e del principe Eugenio. Fine ottobre: rientro a Pinerolo; 2 novembre: in Val Chisone; una parte verso il Colle del Sestriere, un'altra, col Catinat, verso il Colle delle Finestre per scendere in Valle di Susa; ingresso in Susa e resa del presidio della città (11 novembre); ritorno in Francia per il campo invernale.
Anno 1691: saccheggia San Giorio, ne distrugge il castello, si accampa nei pressi di Avigliana, ne attacca le difese: resa del presidio, smantellamento delle difese del monte Pezzulano (29 maggio).
Sul registro dei morti di Sangano, compilato con molta precisione da don Lodovico Artucchi parroco, in quell'anno è segnato: "Cattarina già moglie di Gio.Pietro Gatino e stata amazatai [sic] dalli francesi il giorno med.mo che detti francesi presero Avigliana, li 29 maggio 1691, et il suo corpo e stato sepolto dalli suoi figlioli nel cimitero di questo luogo essendo io et tutti li altri absentati a causa dell'armata".
Questa testimonianza nella sua sinteticità è preziosa: non fornisce notizie particolareggiate sull'episodio, ma ha tutta l'importanza di una testimonianza unica; nessuna ricostruzione delle imprese di Catinat in Piemonte accenna a Sangano e all'elenco delle atrocità perpetrate dall'armata francese mancava, fino ad ora, questa che ha più di tante altre la caratteristica della gratuità: l'uccisione di una donna in un paese abbandonato nel quale non c'era neppure un castello fortificato da abbattere.
La popolazione cercò scampo certamente sulla montagna (alle Prese!), unico rifugio più sicuro.
3 giugno: assalto al castello di Rivoli, quindi a quello di Villardora con saccheggio del borgo; accampamento intorno a Beinasco; trasferimento nel Cuneese; a novembre tentativo di occupare il Colle delle Finestre, risalendo la Valle di Susa.
Anno 1692: Catinat, accampato al Colle delle Finestre e a Fenestrelle, presidia il Monginevro, sverna a Pra Catinat con i suoi 10.000 soldati. Don Artucchi sul registro dei morti annota: "lì 30 del mese di luglio ho dato sepoltura ad un soldato per cognome Rinayva del luogo di pianeza [sic] delle guardie di S.A.R. ritrovato occiso sopra il territorio di questo luogo et nella chiesa vecchia di questo luogo facendo io Artucchio le esequie". Non è possibile collegare questa morte a qualche episodio di combattimento avvenuto da queste parti.

Sul registro dei morti di Sangano, compilato con molta precisione da don Lodovico Artucchi parroco, in quell'anno è segnato: "Cattarina già moglie di Gio. Pietro Gatino e stata amazata [sic] dalli francesi, il giorno med.mo che detti francesi presero Avigliana, li 29 maggio 1691, et il suo corpo e stato sepolto dalli suoi figlioli nel cimitero di questo luogo essendo io et tutti li altri absentati a causa dell'armata" Artuchio

" lì 30 del mese di luglio 1692 ho dato sepoltura ad un soldato per cognome Rinayva del luogo di pianeza [sic] delle guardie di S.A.R. ritrovato occiso sopra il territorio di questo luogo et nella chiesa vecchia di questo luogo facendo io Artucchio le esequie "

Anno 1693: La battaglia della Marsaglia (domenica 4 ottobre).

La zona delle operazioni è compresa tra Doirone (luogo di accampamento dell'armata francese), la sponda sinistra del Chisola, la strada Bruino-Pinerolo, il tratto None-Volvera-Orbassano (Gerbole), le alture di Piossasco e le colline San Giorgio e San Valeriano.
Sangano è fuori di questa area; lo sbandamento delle truppe piemontesi e alleate, il loro inseguimento non sconfinarono verso Sangano perché l'unica via lasciata per la fuga era quella della campagna verso Airasca; il tratto dal Sangone al monte San Giorgio era chiuso dallo spiegamento del Catinat.
Sangano non fu attraversata neppure nei giorni precedenti la battaglia.
Gli alleati del duca, con il principe Eugenio e le truppe ducali, giungevano da Pinerolo dove avevano troncato l'assedio per accorrere a fermare il Catinat che era, come abbiamo detto, accampato a Doirone tra Rivalta e Orbassano.
L'avanzata francese verso il luogo dello scontro avvenne quindi sul tratto Orbassano-Bruino.
Una storica battaglia che impegnò 65.000 uomini (25.000 tra tedeschi, olandesi, spagnoli, austriaci, piemontesi; 40.000 francesi) dalle 5 del mattino a sera inoltrata, quando anche l’ultimo squadrone dell'esercito ducale, con alla testa il conte di Rabutin, lasciò il campo, incalzato dagli inseguitori; sul campo giacevano 2000 francesi e 8000 alleati, mentre altri 2000 alleati prigionieri venivano condotti a Pinerolo.
II giorno stesso fu saccheggiata Piossasco e distrutta la Rocca del Merlone. Catinat, alla Marsaglia, scrisse tra il 5 e il 12 ottobre la relazione sulla battaglia e, prima di porre il campo a Pancalieri e Polonghera "... per il meritato riposo", lasciò gli ultimi ricordi del suo passaggio incendiando Volvera, Scalenghe, Cercenasco e Revello.
A dicembre tornò in Francia; le 100 bandiere da lui strappate al nemico furono deposte a Parigi nella cattedrale di Nòtre Dame. Solo dopo il 25 gennaio 1694, su ordine del magistrato di Sanità, si provvide al seppellimento delle salme. Si vedevano da lontano i bagliori dell'immenso rogo che si innalzava dal luogo della battaglia, dato alle fiamme dopo la sepoltura delle salme.

Dal libro:
Storia di Sangano e della sua gente
Giuseppe Massa - Maria Teresa Pasquero Andruetto
Lazzaretti Editore, 1996.

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Volvera
— Parroco —
Dal 1691 al 1695 Tosca Bernardo da Piobesi Priore

— Sindaci —
Anno 1693 Giuseppe Pilotto e Sebastiano Amprimo

 

I caduti nella Battaglia di Orbassano restarono insepolti per circa quattro mesi, provocando l'inquinamento dell'aria e dell'acqua. Il pericolo della peste e del tifo incombeva. La maggior parte della popolazione fuggi cercando rifugio a Torino o nei paesi vicini. Restarono solo il Parroco, don Serafino Berga, il Vice Parroco ed una decina di abitanti, che trovarono rifugio nella Casa Parrocchiale.
II 25 gennaio 1694 finalmente il Magistrato di Sanità fece obbligo ai Sindaci di scegliere quindici uomini per sotterrare i cadaveri dei soldati. L'ordine fu impartito anche a tutte le Comunità dei paesi vicini ad Orbassano, "per interrare li cadaveri e corpi morti che si trovano nelle fini della Volvera e d'Orbassano".
Da alcuni paesi, come Cumiana, invece di quindici ne arrivarono il doppio, spinti dalla speranza di far denaro o bottino in quel macabro lavoro.
Intanto bande di soldati francesi e tedeschi scorrazzavano per il territorio, compiendo ogni sorta di nefandezze e pretendendo enormi contribuzioni di guerra in denaro e vettovaglie, sotto pena "dell'esecuzione militare, incendio di case e cattura d'uomini". Il Duca da parte sua faceva altrettanto, ed il solo a farne le spese fu il popolo, che si impoverì sempre più.
Dopo la giornata della Marsaglia Vittorio Amedeo II si convinse che la Francia vittoriosa, benché avesse contro tutta l'Europa, era in grado di continuare la guerra. Luigi XIV si persuase al contrario che, nonostante le vittorie, la guerra in Piemonte non avrebbe dato i frutti sperati. Furono avviate perciò da entrambi i contendenti trattative di pace, con la mediazione del Conte di Tessè, sulla base della neutralità del Piemonte. Non si arrivò tuttavia a risultati concreti.
La guerra continuò fiaccamente ed il 1694 trascorse senza battaglie. La Comunità di Orbassano dovette però continuare a pagare 1750 lire per il quartiere d'inverno, oltre a contribuzioni in frumento, paglia e legna.
Tra il 1695 ed il 1698 contribuì ancora alle spese per il quartiere d'inverno con circa 1.880 lire e numerosi sacchi di grano.
Nel 1699 nacque l'erede di Casa Savoia, che morì poi nel 1715. Ogni Comune dovette fare la sua donazione anche se fu consentito di stabilirne liberamente l'entità: si trattò dell'ultimo donativo chiesto per nascite, matrimoni e doti di principi e principesse. Il verbale della seduta consiliare del 14 giugno 1699 ci dà notizia della somma fissata da Orbassano: "Sentito il suddetto ordine di S.A.R. concernente alla donatione, non ostante il misero e deplorevole statto nel quale si trova il presente luogo dalli strapassi della guerra hor scorsa: mancanza d'arbori fruttiferi e distrutione notoria, volendo in ogni modo far in attestato del Giubilo e contento ricevuto nella nascita del nostro Reale Principe di Piemonte, che dopo tanti perigli et horationi si è compiaciuto S.D.M. darci per consolare questi popoli, hanno stabilito et ordinato dovergli far donatione non ostante la nottoria povertà e miseria del luogo della somma di lire 500 ducali da soldi 20 l'una quali propongono e si sottoscrivono a pagare in due anni cioè metta del corrente e metta del venturo... Persuasi che S.A.R. gradirà questo picciol attestato del nostro affetto, quantunque sia picciol cosa, considerato la debolezza di questo luogo".

La mappa del territorio dove si svole la battaglia della Marsaglia 4 ottobre 1693

Storia di Orbassano
Mario Olivero
Edizione a cura del Comune di Orbassano
aprile 1980

 

Dettaglio particolareggiato ricavato dalla magnifica incisione di monsieur D. Lapara, ingeniere in capo delle Armate d’Italia del Re Luigi, dove è evidenziata l’importante posizione strategica di Piossasco con i suoi negletti giochi. (così li definisce il Casalis) – Vediamo la vetta del San Giorgio (Hermitage) occupata dai militari, il Castello demolito con il borgo e le mura abbattute tra le macerie, l’indicazione delle postazioni delle artiglierie; in basso “Le village de Piossasco”, “Piazza” colla chiesa ed infine la “Bougià” protetta dal Colle di San Valeriano.

 

Associazione Piossaschese
Luciano Savia
La battaglia
(impropriamente detta)
Della Marsaglia

Il lettore si chiederà perché definisco questa battaglia. " impropriamente detta " della Marsaglia.
Rispondo: per la semplice ragione che in questa località non avvenne nessun fatto d'arme o scontro di notevole rilievo. Viceversa, in quel fatidico 4 Ottobre 1693, il vero epicentro della sanguinosa battaglia fu il poligono formato da "Piossasco" col monte S. Giorgio ed il colle di S. Valeriano, dalle sue alture con le fortificazioni dei castelli e da tutta la pianura antistante ad esso, da Sangano con Bruino coinvolgendo Pra Bernasca, da Orbassano con la sua periferia, e cioè la zona delle cascine Canta, Baronis, e del Rio Aribroc, infine da Volvera presso le Gerbole, la Bive dei Rossi fino a S. Ponzio di None.
Ovviamente, a causa dell'enorme massa di combattenti, furono coinvolte tutte le località limitrofe, quali Tavernette, Cumiana, Piscina, Luisetti, Marsaglia, None, Rivalta, Beinasco ed altre ancora. Tutti questi borghi, nonché i cascinali isolati e sparsi nella zona subirono, sia prima che dopo la battaglia i soprusi, le angherie,le devastazioni con incendi, furti e rappresaglie dalle soldatesche mercenarie e da gruppi autonomi di sbandati che si facevano forti eseguendo drasticamente gli spietati ordini impartiti dal Catinat, ligio alle disposizioni del Louvois (Ministro della guerra di Francia), cioè di mettere tutto a "ferro e fuoco".
Da quanto precede, si desume che il " nome " con il quale viene definita la Battaglia é unicamente un riferimento geografico dell'avvenimento, e lo confermano ben tre evidenti ragioni
La prima è dovuta al fatto che il Duca Vittorio Amedeo II fortemente impegnato nell'assedio di Pinerolo, occupata dai francesi, (dove, dopo alterne vicende e molteplici tentativi durati parecchi giorni, il 25 Settembre 1693 distrusse il difesissimo forte di Santa Brigida) informato delle intenzioni e dei movimenti del Catinat accampato nei pressi di Rivalta, con il grosso del suo esercito, si diresse verso la nostra zona installandosi nel modesto castello della Marsaglia, località posta nell'acquitrinosa pianura delle risaie allora esistenti, dove pose la sua base strategica. Il Duca, considerando l'importanza delle alture di Piossasco e dei suggerimenti del Conte Piossasco di None suo colonnello comandante il reggimento Savoia Cavalleria, tentò infruttuosamente di occuparle in quanto il Catinat, più avveduto, lo aveva di già preceduto.
La seconda ragione é quella per cui, il non ancora maresciallo di Catinat, dopo la sua strepitosa vittoria sugli Alleati, si ritirò nello stesso edificio precedentemente occupato dal Savoia e quivi stette fino al 12 di Ottobre, lasciando nel frattempo sciamare liberamente in questa plaga tutta la moltitudine della sua soldataglia che compì inenarrabili nefandezze. Spostatosi dal castello della Marsaglia, stabilì il suo quartiere generale a Polonghera il 19 dello stesso mese.
Infine, la terza valida ragione é dovuta ad una semplicità fonetica in quanto “Marsaille” in francese si pronuncia e suona meglio che Piossascò, Orbassanò o Volverà ed inoltre é di maggiore effetto. Al Catinat piacque denominare così la sua Vittoria.
Da un disegno risalente al 1580 esistente presso l'Archivio Arcivescovile di Torino si può desumere che il Castello con la torre d'avvistamento doveva essere un fortilizio abbastanza modesto attorniato da cascinali. Oggi non è neppur questo. Con il solo ricordo di un antico ponte levatoio appena segnato sulla facciata è immerso in triste abbandono fra stalle e tettoie agricole.
Il lettore che ha sopportato tutto il preambolo, si chiederà nuovamente perché voglio trattare l'argomento su

Piossasco
E ' la battaglia della Marsaglia
a 300 anni di distanza

Semplicemente perché il Paese di Piossasco coinvolto pesantemente nei fatti e nei misfatti accaduti in tale circostanza, è stato piuttosto ignorato dalle cronache del tempo nonché da quelle successive ed attuali malgrado la sua determinante importanza.
Orbene, questo fatto d'armi, documentato sia dalle "memorie" redatte dagli stessi protagonisti, sia da cronisti dell'epoca nonché da ricordi verbali a volte ampliati con fantasia, ha dato modo ad innumerevoli storici che successivamente lo hanno illustrato, di far scorrere un fiume d'inchiostro più copioso di quello di sangue che scorse sul teatro della battaglia in quel giorno.
Non essendo lo spirito di questa ricerca il voler ricalcare quanto già fatto da altri in modo più dotto e più dettagliato, mi limiterò ad illustrare l'avvenimento storico con carattere strettamente attinente a Piossasco ed alla sua storia.
Il testo più attendibile sulla battaglia è la raccolta dei manoscritti “Mémoires et correspondences du Maréchal De Catinat” nonché il "Journal de la campagne de Piémont avec le détail de la Bataille de la Marsaille" Paris 1693.
L'argomento è ampiamente illustrato con riferimento ai documenti sopracitati dal Cap.G. Zavattari nel 1885 e dal Col. Laderchi nel 1909 come risulta negli articoli pubblicati sulla "Rivista Militare.
Anche il Cav.Don Giuseppe FORNELLI, Vicario della Parrocchia di San Vito di Piossasco nella sua "Storia Civile e Religiosa di Piossasco" espone succintamente il fatto a pag. 21 e a pag. 187 elenca i morti a Piossasco in quel funesto giorno.

Piossasco

Il suo territorio e l'ambiente,i suoi castelli, i suoi abitanti, la sua Battaglia nonché i Personaggi che ne furono protagonisti.
Posto in posizione avanzata nella pianura con le spalle protette dalle prealpi e dal suo Monte San Giorgio, Piossasco, nei secoli fu un punto eccezionalmente strategico. A conferma della sua importanza fu l'espansione territoriale della Famiglia dei suoi Signori che per quasi un millennio occuparono feudalmente buona parte del Piemonte.
La sua ubicazione, se fu determinante per la potenza dei suoi Signori, fu alquanto disastrosa per il suo volgo che subì tutte le conseguenze negative.
Cento anni prima della Battaglia che stiamo esaminando (1592) il Duca di Lesdiguières, Governatore del Delfinato e Generale del Re di Francia, sceso in Piemonte per l'occupazione del Marchesato di Saluzzo, semina il terrore nelle nostre contrade con devastazioni, massacri e ruberie distruggendo interi Paesi( vedi Cumiana e altri prossimi ) quindi anche Piossasco subì l'accanimento dei francesi i quali penetrarono nel Borgo ubicato entro le poderose mura del Castello depredando gli abitanti che pur opponendo una strenua difesa furono soverchiati.
Vennero distrutte le abitazioni con gli ormai abituali incendi, fu in parte distrutto il possente Castello con una parziale demolizione delle fortificazioni esistenti e della sua cinta muraria. Dal disegno riprodotto e risalente al 1580, cioè 13 anni prima di questo infame avvenimento, vediamo com'era ridente e ben protetto il nostro Borgo dalle turrite mura, con le sue abitazioni ed all'ombra del possente e imponente Maniero.
Il 4 Ottobre 1693, cento anni dopo,arriva il "Catinat" a dare il colpo di grazia agli edifici ed a quello che resta del Castello Feudale che nel frattempo era stato parzialmente ricostruito con grandi sacrifici insieme al suo Borgo, malgrado le continue scorrerie di soldataglie francesi, savoiardo-piemontesi ed anche spagnole.
L'enorme ammasso di pietrame e detriti che ricopre la cosiddetta "Rocca del Gran Merlone" con i suoi gloriosi e malinconici ruderi, sta a dimostrare di quale mole fosse il vero Castello dei Signori di Piossasco. Se queste pietre potessero parlare, chissà quante cose ci potrebbero narrare e renderci edotti su fatti accaduti in tutti i secoli precedenti la nostra storia, che purtroppo noi ignoriamo o conosciamo vagamente per la mancanza di documentazione e reperti.
Al Viandante o meglio al Turista che oggigiorno capita a Piossasco,vien naturale di chiedersi perchè in una località così densa di Storia Millenaria che, con i suoi potenti Feudatari dominò una parte del Piemonte, non esista nessun ricordo architettonico di interesse medioevale esclusa la zona dei castelli con i suoi ruderi e le sbrecciate mura ricoperte da folta vegetazione.
Nel recinto dei castelli risalta imponente l'edificio Barocco incompiuto che risale agli inizi del 1700, voluto e non portato a termine dal conte Gio. Michele de’ Rossi Piossasco di None.
Nell'agglomerato di Piazza ( oggi S.Vito ) si alternarono, tra distruzioni e ricostruzioni miseramente eseguite, edifici senza alcuna pretesa architettonica ed urbanistica, cingendo la preesistente chiesa nell'abside della quale si notano alcuni richiami e reperti romano-gotici.
Paesi a noi vicini, quali Avigliana, Rivoli, Rivalta, Vigone, Villafranca, None ed altri ancora, possono ostentare edifici o reperti risalenti a tempi andati ma Piossasco no, non lo può per le ragioni che esporrò.
La causa principale è dovuta alla cupidigia dei regnanti francesi che volevano impossessarsi del Piemonte a danno dei Savoia invadendolo a più riprese; questi, difendendo i propri diritti, ingaggiarono sanguinosi combattimenti coinvolgendone i paesi e gli abitanti. Anche Piossascò, come già detto, subì le aggressioni dei francesi che lasciarono unicamente rovine, desolazione, lutti e miseria.
I maggiori artefici di ciò furono il Lesdiguières e il Catinat.
Tra le mura smantellate dei castelli, rimasero parzialmente in piedi, oltre le mura che troneggiano sul colle, una casa-forte che, rimaneggiata in seguito, divenne l'attuale Castello dei Nove Merli, la modesta chiesetta dedicata a S. Pietro, un edificio fortificato riadattato ( successivamente occupato dalla Casa Salesiana ) e il palazzo dei Palma di Borgofranco (oggi Boursier ).
Coll'abbandono parziale di "Piazza" da parte di alcuni abitanti, per trasferirsi con le proprie masserizie nella parte bassa del paese, più comodo ed ormai abbastanza sicuro, si formò una nuova borgata detta "la Bourgià" dove l'attuale centro storico é rappresentato unicamente da edifici tipici della pianura e senza, storia., dove prevalgono le caratteristiche strutture agricole e contadine.
Viceversa, nella parte alta e collinare, fuori dalle mura dei castelli, sorsero alcune residenze signorili con giardini e parchi, edificate dai vari rami dei Piossasco e da loro nobili amici che le abitavano saltuariamente, preferendo la vita comoda e fastosa di Corte a Torino.

Le battattaglie di Piossasco

Debbo premettere che Piossasco, già nel 1690 fu interessato da un combattimento avvenuto nella zona delle Combe, quando una parte dei francesi del Catinat, dilagando in questa pianura, provenienti da Susa e dalla distruzione del magnifico Castello di Rivoli, tentò di raggiungere e portare aiuto a Pinerolo assediata da Vittorio Amedeo II. Una colonna, passando da questa parte sulla direttiva Sangano-Piossasco-Cumiana, affrontata dal Principe Eugenio Savoia-Soisson (cugino di Amedeo) fu clamorosamente sconfitta. L'epicentro dello scontro avvenne ad occidente della zona delle marsaglie, tra le Combe di Piossasco, Tetti Moretti, Cascinassa, e Luisetti. Qui vi é una croce votiva a ricordo. Questa vittoria servì a poco. Il Principe Eugenio dovette rientrare a Vienna lasciando scoperto questo scacchiere.
I francesi riorganizzatisi, rioccuparono questa plaga, lasciando di stanza alcuni reparti, costringendo le popolazioni di questi luoghi, ed ovviamente anche di Piossasco, ad ospitarli, mantenerli e foraggiarne il bestiame.
Venendo ad illustrare la Battaglia che ci interessa direttamente, debbo evidenziare che fu uno scontro immane tra due opposte fazioni, e cioè quella del Re Sole Luigi XIV agli ordini del Generale Supremo Nicolas de Catinat e quella dei confederati d'Europa, comandata dal valente Duca Vittorio Amedeo II di Savoia, appoggiato dall'eroico cugino Principe Eugenio di Savoia-Soisson comandante in capo degli eserciti alleati.
Come si esprime il Casalis, nell'articolo posto in appendice, il punto iniziale e cruciale dello scontro avvenne nella pianura antistante Piossasco.
Qui, già il 3 Ottobre il Catinat, magnifico ed accorto stratega, stimò che le alture di Piossasco erano di grande importanza logistica e necessarie per poter dominare la grandiosa operazione imminente poiché, osservando dall'alto gli schieramenti opposti, potevan essere controllati i movimenti dell'avversario e predisporre l'ordine di battaglia. Perciò, anticipando quanto avrebbe dovuto fare Vittorio Amedeo II, e cioè occupare queste alture, inviò immediatamente cinquanta cavalieri in avanguardia, seguiti da presso dal Reggimento Dragoni "Paysac" A questi seguirono 3 Brigate di fanteria con le artiglierie che occuparono tutta la zona alta e cioè dalla vetta del monte San Giorgio ai Castelli incluso il colle di San Valeriano. Questa tempestiva mossa fu di importanza determinante per i successivi movimenti strategici.
Tutta quest'accozzaglia di soldatesche regolari, irregolari,raccogliticce e mercenarie al soldo di Francia invasero ogni angolo del luogo e attraverso le brecce lasciate dal Lesdeguières nelle mura, invasero la zona fortificata nel recinto dei castelli nonché il maniero stesso minandone le basi, mettendo a ferro e fuoco il borgo esistente.
L'accanita e strenua difesa dei borghigiani e della sparuta milizia popolare fu inutile data la preponderanza degli assalitori. Dai registri dei Morti in quell'anno figurano ben 112 decessi più 2 militari e 11 civili uccisi in Piossasco. ( Fornelli,pag.l87 )
Sugli spalti del castello furono piazzate 4 postazioni d'artiglieria. Al momemto in cui gli occupanti lasciarono le loro posizioni per scendere al basso per partecipare all'immane scontro, dopo avere saccheggiato, distrutto ed incendiato quanto era ancora possibile, fecero esplodere le mine poste sotto il castello.
Questo ripiegamento francese fu tragico per Piossasco e le sue borgate. Il castello non esisteva più, tutto bruciava intorno; le frazioni di Piazza, Cappella e Marchile erano rase al suolo tra le fiamme.
Il 3 di Ottobre, il Catinat levò il campo da Rivalta, nelle vicinanze della cascina Doirone, marciò su due schieramenti pronti alla battaglia in direzione della pianura di Piossasco dove, nella notte schierò il suo esercito forte di circa 40.000 uomini.
Nella piantina originale allegata sono evidenziati gli opposti schieramenti in ordine di battaglia.
L'esercito Ducale ed Alleato era forte di circa 25.000 uomini.
Il 4 Ottobre 1693, dopo alcune scaramucce per tastare il polso dell'avversario, il Catinat, protetto alle spalle dagli uomini appostati sulle alture,decide di abbandonare la piana di Piossasco e muove il suo agguerrito esercito verso lo schieramento del Duca Vittorio Amedeo, dove, verso le nove del mattino, inizia il sanguinoso scontro che terminerà dopo solo quattro ore, con esito disastroso per gli Alleati, costretti a ritirarsi precipitosamente su Moncalieri, dopo aver strenuamente combattuto nei prati della regione Gerbole, tra Volvera ed Orbassano. In sole quattro ore di battaglia, perirono oltre 10.000 uomini ed innumerevoli furono i feriti da entrambe le parti. Il Duca Vittorio Amedeo sconfitto, ripiegò con quanto gli rimaneva protetto alle spalle dalla Cavalleria.
Il Catinat vittorioso, ebbe in premio il bastone di Luogotenente Maresciallo di Francia, anch'egli ripiegò verso Pinerolo, ma risiedette per qualche giorno nel castello della Marsaglia, e precisamente dal 4 al 12 Ottobre 1693.
Questa vittoria permise alla Francia di spadroneggiare nuovamente in Piemonte e porre in proseguo l'assedio a Torino terminato nel 1706.
A noi di Piossasco interessa direttamente sapere che a questo epico fatto d'armi partecipò eroicamente il Conte Gio Michele Piossasco di None quale Comandante del suo Reggimento "Savoia Cavalleria". Suo figlio primogenito Vittorio Amedeo Ignazio,quale alfiere a soli 19 anni prese parte a questa battaglia (diverrà a sua volta un valoroso Generale del Re di Sardegna, Vittorio Amedeo II).
Se chiudiamo gli occhi e, avvezzi come siamo ad ammirare e partecipare in prima persona alle grandiose sceneggiature di film epici con fragorose battaglie,con sgargianti divise di ufficiali dalle enormi parrucche,con i variopinti abbigliamenti dei soldati che si massacrano, con vessilli e bandiere al vento, con scontri di cavalieri e cruenti duelli, con fucili a retrocarica e baionette innestate nonché cannoni che fanno tanto fumo, possiamo con la fantasia immaginare e rivivere questo tragico avvenimento.
Tutti i cadaveri di quel 4 ottobre 1693, appestando l'aria, furono lasciati sul terreno fino alla pasqua del 1694. Tragica fine di un epopea...
Tranne qualche sporadico rinvenimento di reperti ancor oggigiorno durante la lavorazione dei campi, nella nostra zona gli unici simboli che ci ricordano quanto avvenne sono:
la monumentale Croce Baronis nel vertice del triangolo tra Piossascò,Volvera ed Orbassanò, una modesta Croce in ferro sul confine tra Piossasco e Bruino alla cascina Bruina di Prà Bernasca, dimenticata fra le sterpaglie, infine, su di un edificio del Borgo Doirone tra Rivalta ed Orbassano esiste una lapide che esalta le gesta del Catinat.
In Francia e precisamente a Versailles, nella stupenda galleria delle Vittorie, tra gli altri quadri figura quello grandioso della nostra battaglia che immortala il Catinat e cita:

“Bataille de la Marsaille – 4 octobre 1693”

Versailles galleria delle Vittorie

Generale Nicolas Catinat

 

Il 1693 fu un anno disastroso per Piossasco, perchè vi passò la guerra, e di qui iniziò quella battaglia che poi si spostò nella pianura, e che è detta della Marsaglia o di Orbassano.
Nel Registro dei Morti della parrocchia sono notati n. 112 morti in quell'anno e di più n. 2 militari e n. 11 civili uccisi. Ne diamo i nomi.

 

Archivio Storico Parrocchia San Vito e Santi Apostoli Piossasco atti di morte.

— Quidam miles cognomento Turris (un soldato chiamato Turris).

— Carolus Joannes Jacobus Furnus miles a vulgo dictus Guardia del Corpo obijt in prelio (Carlo Furno soldato, detto comunemente Guardia del Corpo morì nella battaglia).

— Joannes Franciscus De Burijs occisus a militibus et sepultus prope ipsius domum (ucciso dai soldati e sepolto presso la sua casa).

— Franciscus De Bugni octuagenarius occisus prope Capellam Beate Virginis a vulgo dictam Prarosto (ucciso presso la Cappella del Prarosto; aveva 80 anni).

— Anna uxor quondam Gabriellis De Ambrosijs occisa et sepulta prope Conventum San Francisci (uccisa e sepolta presso il Convento di San Francesco).

— Joannes Andreas Brunus occisus prope vineam Thome de Carpinellis in ipsa sepultus (ucciso presso la vigna di Tommaso dei Carpinelli e in essa sepolto).

— Mattheus De Brerijs occisus prope Campetum (ucciso presso il Campetto).

— Joannes Bapta filius quondam Dni Medici Ascanij et Clare Marie iugalium De Ferrerijs occisus in domo R.di Dni Joannis Jacobi De Ambrosijs (ucciso in casa del reverendo sig. Giovanni Giacomo Ambrosio; era figlio di un medico De' Ferrerii).

— Georgius Muninus occisus in domo Bernardini Borgiatini sepultus in horto Bartolomei De Malacarne (ucciso in casa di Bernardino Borgattino e fu sepolto nell'orto di Bartolomeo Dei Malacarne).

— Claudia uxor quondam Joannis Viti Focchiardi in sui ipsamet domo cremata fuit (nella sua stessa casa «fu cremata». Forse bruciata viva, o forse con la casa incendiata?).

— Joannes Vitus Arnotus occisus prope Prezias Plozzasci (ucciso presso le Prese di Piossasco).

— Antonius Brerus filius quondam Nicolai occisus prope Frussascum et sepultus in cemeterio Ulive (ucciso presso Frossasco venne sepolto nel Cimitero della parrocchia di Oliva, ora Tavernette).

— Franciscus Antonius filius Claudii... De Brerijs occisus una cum supradicto ejus consobrino et sepultus in cemeterio parr.lis Ulive (ucciso assieme al suo suddetto cugino, fu sepolto nel cimitero parrocchiale di Oliva...).

Costoro vennero uccisi il giorno 4 ottobre di quell'anno 1693.

Il Priore e Vicario di San Vito Don Lorenzo Antonio Stuerdo nella stessa pagina dove registrava i suddetti Morti, ad un tratto scrive :
«Proh dolor, et interim totum Castrum cum accessorijs, Burgiata, Marchile, Capella et Platea ardebant. Furores martiales ac bellici reboabant» (Che orrore ! intanto bruciavano tutto il Castello, la Borgata, il Marchile, la Cappella, e Piazza e risuonavano i furori della guerra).
Era la triste giornata del 4 ottobre, giorno della battaglia di Orbassano o della Marsaglia.
E fu in questa giornata o in qualche successiva, che la Chiesa parrocchiale venne profanata dai soldati francesi e rubato il quadro nella Chiesa della Confraternita.
Per causa della guerra, guerreggiata in questa zona, le campagne furono gravemente danneggiate, come è facile immaginare e come risulta da documenti.
Nel 1698 in uno strumento Notarile di permuta di beni, si legge: «il priore di San Vito Don Stuerdo fa a un certo Domenico Martinato fu Martino cessione di beni sparsi in vari luoghi, e da lui ottiene beni in quantità equivalente, che si trovano presso o addirittura dentro quelli della cascina del Priorato.
In questo documento è accennato che per causa della guerra con i Francesi, durata 7 anni, i beni di campagna avevano patito assai; e la stessa cascina era stata «devastata per il soggiorno fattovi in questa dall'armata durante la campagna della guerra, hor passata». E nell'elenco dei beni, descritti nell'Atto, è ripetuta la stessa cosa con queste parole: «per il campamento fattovi in essi dall'Armata durante la campagna della guera hor passata».
Dopo la battaglia di Orbassano o della Marsaglia, per alcuni anni le bande francesi continuarono le loro scorrerie, e non ci fu zona tra Torino e Pinerolo che non abbia subito danni.
Scoppiava intanto la guerra di successione spagnola, e il Piemonte ritornò campo di guerra fra Francesi da una parte e Piemontesi e Spagnuoli dall'altra. Dal 1703 al 1705 gli eserciti francesi al comando del Duca di Vendóme e poi dal maresciallo De La Feuillade, occuparono paesi e fortezze, avvicinandosi a Torino alla quale posero il memorabile assedio del 1706.
In un Atto di transazione con inventario e divisione di beni fra Giuseppe e Gio Battista Lanza, rispettivamente zio e nipote, del 25-1-1727 è detto: «...dopo l'incendio e saccheggio patito da detto luogo di Piozasco nell'anno 1706 da' Francesi nella loro fuga dall'assedio di Torino»...
Dunque Piossasco subì un secondo disastro, che possiamo anche immaginare grave, perchè compiuto da soldati diventati furiosi e vendicativi dopo la sconfitta subita.

Dal libro:
Storia civile e religiosa di Piossasco
Giuseppe Fornelli
Alzani, 1965.

 

Ai caduti della Marsaglia
Dopo alcuni rinvii, finalmente il 21 ottobre 1913 è stata inaugurata , in
territorio di Volvera, "la Croce Barone" in onore dei caduti della Marsaglia 1693
Angelo Cerani e Mario Olivero

AI PRODI QUI CADUTI UNA PRECE

Il monumento ai Caduti della Marsaglia realizzato alla cascina "La Bruina"

L'inaugurazione della Croce granitica dove si combattè la battaglia della Marsaglia

1 - Il Vescovo e la consacrazione della Croce. 2 - Cade il drappo ed appare il monumento. 3 - Gli Ufficiali presenti alla cerimonia. 4 - il colonnello francese. 5 - L'inviato Tedesco nell'atto che stringe la mano al Vescovo, a lato stanno i due generali italiani

Il Vescovo e la cerimonia di consacrazione della Croce

L'inaugurazione della croce granitica
dove si combattè la battaglia della Marsaglia

Sulla grande pianura che si stende a ridosso dei colli, tra Piossasco, Orbassano e la Volvera, in mezzo ai campi opimi di recenti seminagioni, ove una cascina detta Marsaglia ricorda antiche gesta gloriose di combattenti, ieri mattina ebbe luogo l'inaugurazione d'una Croce marmorea sulla quale fu scritto:

in questi campi — il 4 ottobre 1693 — le truppe di Vittorio Amedeo II di Savoia
soverchiate dal numero dei Francesi — difesero fino all'ultimo l'onore di Savoia
speranza d'Italia
Victis et victoribus in Deo resurrecturis

La cerimonia riuscì solenne perchè, oltre ai rappresentanti del Governo, dell'Esercito e del Clero, vollero con nobilissimo intendimento aderire e onorare di loro presenza il colonnello austriaco comandante del 2° reggimento Dragoni, barone Von Carlo Peche con l'addetto all'Ambasciata, principe Lobkowitz, ed il colonnello francese Gondrecourt.

Gli intervenuti

Sulla breve spianata, ove fu eretto un padiglione, si trovavano di buon'ora i componenti il Comitato: generale Lodovico Laderchi, professore Adalgisio Marini, conte Giriodi di Monastero e avvocato Leone Marini, i quali ricevettero verso le dieci le Autorità: il viceprefetto di Torino conte Frutteri di Costigliole; i generali Brusati, Segato, Escard ed il generale Cerri In rappresentanza del Municipio di Torino; il cardinale Richelmy; i colonnelli comandanti i reggimenti 70°, 49°, e 92° i consoli austriaco, tedesco e francese; il sindaco di Orbassano, cav. Audisio con la Giunta; il comm. Carbone, sindaco di Cumiana; il vicequestore cav. Jodice col segretario particolare del questore, cav. Donvito; i rappresentanti del Municipio di Pinerolo aw. Brignonc e dottor Maffei; i sindaci ed i parroci di Bruino, Piossasco, Volvera, ed il signor Sebastiano Giusiana per Sangano; molti ufficiali d'ogni arma; le Società di Piossasco: Filarmonica, Tiro a Segno, Militari, Operai; il Battaglione allievi tiratori con fanfara, ecc. ecc. Alte autorità ed agli invitati che giunsero dalle strette e disagevoli strade, per lo più in automobile ed in vettura, fecero ala i bersaglieri ciclisti comandati dal capitano Barberis, mentre la musica della Volvera intonava giocondi inni patriottici. Ma lo spettacolo più commovente, più significativo fu quello che offerse il popolo, il grande popolo della montagna e della pianura, devoto alle tradizioni, esultante alle celebrazioni della potenza e del valore, il popolo disceso da! casolari lontani e non affaticato pel lungo cammino, tutta la gente delle fattorie disseminate qua e là tra le macchie rosse dei vigneti, consapevole di ciò che si stava compiendo.

La cerimonia

Quando tutti si trovarono al loro posto, finiti i cerimoniali e le presentazioni d'uso, al cenno dato da uno squillo di tromba, la Croce di granito fu scoperta ed essa apparve alta innanzi al sole tra una profusione di fiori e di palme. Al piedi del basamento erano state poste tre grandi corone: una italiana con la scritta: «Ai prodi caduti della Marsaglia l'Esercito italiano»; una austriaca: «Ai prodi camerati caduti, la Imperiale armata austroungarica»; una francese: «L'armata francese agli Eserciti della Marsaglia». Il momento più solenne fu questo. Il Cardinale Richelmy. indossati i paludamenti funebri, avanzò verso il grande masso, benedicendolo, mentre un coro di voci, sommessamente tristemente, accompagnato da un armonium, che pareva lontano lontano, intonò il De profundis... Il più profondo silenzio era attorno, il più devoto raccoglimento aveva invaso gli animi di tutti i presenti. Il Cardinale Richelmy poi disse: « La Croce ha preso possesso di questi luoghi, sui campi ove un giorno furono la strage e la morte. Quando passerete su questi campi bagnati di sangue, ricordatevi che i vostri fratelli caddero per l'amore della Patria. Questo monumento, il quale rammenta la Croce che Gesù Cristo ha portato sulla terra, sia ora il simbolo della pace universale, di quella pace che godremo tutti un giorno!».

I discorsi

Un mormorio di approvazione si levò nella folla; quindi prese la parola S. E. il gen. Brusati. A nome dei suoi soldati, egli, che fu inviato dal Ministro della guerra, portò il saluto ai rappresentanti degli eserciti stranieri, alle autorità ed al Clero; si disse orgoglioso di partecipare ad una cerimonia così altamente patriottica, tanto più orgoglioso perche l'amore di patria ha avuto la sua chiara esplicazione nel grande concorso d'ogni classe di cittadini; e terminò col grido di “Viva il Re”.
Il colonnello francese Goudrecourt, in un breve ma assai caloroso discorso, si disse pure egli felice che. l'esercito francese l'abbia inviato a onorare gli eroi caduti. Mi sia permesso egli terminò — evocare su queste terre piemontesi la memoria del Duca Vittorio Amedeo II di Savoia e del Principe Eugenio. Parlò ancora il sindaco di Volvera, Giuseppe Deserafino, promettendo che il suo paese saprà degnamente conservare il monumento che gli viene affidato. Il segretario di quel Comune diede quindi lettura del verbale di consegna, che venne sottoscritto dalle autorità. Dopo brevi parole del conte Giriodi di Monastero, il Presidente del Comitato, generale Laderchi si avanzò per ultimo ed a lui spettò il compito di commemorare la battaglia. L'oratore ricordò come erano un giorno i campi: ora ricchi e rigogliosi, allora squallidi, devastati per le frequenti scorrerie degli eserciti in continua battaglia. Solo più tardi, qualche pio colono, sulle croci sparse qua e là. veniva in doloroso pellegrinaggio a pregare i poveri morti, dei quali uscivano dalla terra le ossa insepolte. Il generale Laderchi ha fatto quindi la storia minuta della battaglia .del 4 ottobre, narrando per sommi capi tutto il periodo di storia che va dalla Lega di Augusta, formatasi dagli eserciti Confederati d'Europa con il duca Vittorio Amedeo II, contro il Re di Francia, Luigi XIV, fino alla dolorosa disfatta. Col triplice grido di “Savoia!” l'oratore terminò la sua bella rievocazione storica e così la cerimonia fu compiuta. Rotte le file dei soldati, il popolo invase il piccolo piazzale e circondò la grande Croce di granito cospargendo il masso degli ultimi fiori.

La battaglia

La guerra, che per tanti anni devastò il Piemonte, incominciò "nell'anno 1686 quando te nazioni europee, per porre un argine alla ambizione del Re di Francia — come narra la storia — si strinsero in una grande Lega, detta di Augusta. A questa Lega appunto, sollecitato dai grandi Regnanti, aderì anche Vittorio Amedeo II, che governava gli Stati di Casa Savoia. La campagna del 1693 fu iniziata dai confederati, con l'assalto di Casale e colla presa del forte di San Giorgio. Vittorio Amedeo II, deciso ad ogni costo di occupare Pinerolo, attaccò la piccola fortezza di Santa Brigida, che i francesi avevano in passato edificata per sostenere la Cittadella. La vittoria arrise al valoroso duca di Casa Savoia, il quale riuscì a far sgombrare la fortezza dal conte Di Tesse — che tuttavia la difese da prode — rivolgendosi poscia coi suoi cannoni alla Cittadella, nella quale in quattro giorni vi lanciò quattromila bombe. Ma tale consumo di forze gli fu fatale. Rimaste logorate ed inservibili le rimanenti munizioni. Vittorio Amedeo II fu costretto a temporeggiare, attendendo i soccorsi che aveva chiesti insistentemente a Torino. Ed i soccorsi giunsero troppo tardi. Il maresciallo Catinat, dell'esercito francese, che si era accampato a Fenestrelle, aveva seguito con sgomento i progressi del nemico; ma le sue speranze si rinnovarono sicure quando, per mezzo di spie egli a nome delle gravi condizioni in cui si trovava l'esercito di Vittorio Amedeo e del suo forzato riposo in attesa di munizioni. Il maresciallo francese intensificò i preparativi, fece arrivare truppe dal Delfinato, e alla fine di settembre marciò, agguerrito e ben preparato, alla difesa di Pinerolo, accerchiata dalle soldatesche nemiche Lasciò Fenestrelle, oltrepassò Susa e sboccò con settantadue battaglioni, quarantotto squadroni e ventisei cannoni nella pianura. Lo precedeva, scorrendo coi cavalli le campagne circostanti, il marchese di Bachevilliers. Vittorio Amedeo II seppe delle mosse di Catinat e della sua irrompente marcia: lasciata quindi l'impresa di Pinerolo, si dispose ad incontrare il nemico, accampandosi poco lungi da Orbassano. alle cascine dette della Marsaglia.
Domenico Carutti nella sua Storia del Regno di Vittorio Amedeo II, dice che l'esercito Confederato constava di venticinque mila uomini e di quaranta mila il francese. L'illustre storico, descrivendo la battaglia del 4 ottobre, spiega minutamente come si susseguirono, i diversi movimenti degli eserciti. Vittorio Amedeo ordinò in doppia linea i nostri, l'una dietro l'altra. Distese sulla destra ventidue squadroni, appoggiandoli al boschi della Volvera, in cui vi mise qualche battaglione; compose il centro di venti battaglioni, tramezzandovi sei squadroni di cavalleggeri, e vi collocò sulla fronte ventinove bocche da fuoco; la sinistra, formata da ventisei squadroni, appoggiò imprudentemente alla Chisola. umile torrentello, non atto a sostenerla. La seconda linea era composta di diciannove battaglioni al centro, quindici squadroni a destra e dodici a sinistra; tre battaglioni sono mandati oltre la Chisola, sull'antica via di Pinerolo. Vittorio Amedeo prese il comando della destra; il principe Eugenio di Savoia quello della sinistra. Il maresciallo Catinat si spiegò in battaglia tra il Sangone e la montagna di Piossasco, guidando egli stesso la destra, e lasciando al Duca di Vaudomo la sinistra. Soltanto .allora Vittorio Amedeo si accorse di avere commesso errore non portando la sua sinistra verso Piossasco, e non occupando con qualche fanteria le alture, e segnatamente il monticello di San Giorgio. Tentò bensì di riparare, spedendo cinque battaglioni della seconda linea verso la montagnola; ma Catinat lo prevenne.
Osservano gli esperti in arte militare che ciò decise in gran parte le sorti della giornata. Fu l'esercito francese che per primo si mosse alle prime luci del giorno. Vittorio Amedeo sostenne pronto l'attacco, e con impeto si scagliò contro l'ala sinistra del nemico, che parve a tutta prima ripiegare. Eugenio, violentemente assalito dal Catinat, valorosamente si difendeva; ma l'errore commesso da principio nello spiegamento delle truppe ebbe tosto la più amara conferma. Catinat, che si era. assicurato sul colle di San Giorgio, incoronato dalle sue fanterie, spinse alcuni battaglioni sull'ala destra e sul fronte dei Confederati: risparmiò avvedutamente la sola ala sinistra, costretta a disfarsi correndo a soccorrere il grosso dell'esercito. E cosi fu infatti. La nostra ala sinistra, dovendo stringersi necessariamente verso il centro sotto l'irruenza del colpi nemici, compì la mossa assai disordinatamente. Di tanta iattura se ne valsero i francesi, facendo una carica generale. Non bastarono l'eroismo, l'animosa baldanza dei nostri; non bastò l'intervento di Vittorio Amedeo, che, rallentando sul suo campo la battaglia, accorse in aiuto del principe Eugenio: i francesi avevano decisamente in mano la vittoria. L'interposizione dei cavalli fra mezzo le fanterie rese i movimenti di riunione difficili; interrottasi la linea, il nemico vi penetrò. Veduta la confusione e la rotta imminente. Vittorio Amedeo fece coi suoi una violenta carica alla baionetta: e fu questa l'ultima strage di quel giorno, che terminò con la ritirata. Gli alleati perdettero circa diecimila combattenti, fra cui seimila uccisi, la maggior parte delle artiglierie e trenta bandiere. Morirono uno dei figli del marchese Di San Tommaso, il marchese Pallavicino, il conte Chalais. il cavaliere Simoni, ed altri. Gli atti di valore, di abnegazione collettivi ed individuali furono moltissimi. Il marchese Della Chiusa, ferito, e morto quando già era comandata la ritirata, cadde dicendo: «Mi rincresce soltanto di non potere ancora una volta gridare: Avanti!». I feriti ed i morti dalla parte francese non sommarono a duemila. Catinat fu portato in trionfo sulle bandiere tolte al nemici, e Luigi XIV gli scriveva testualmente: «Mi aspettavo da voi qualche splendido fatto in Piemonte, ma colla compiuta vittoria che avete ottenuta sopra i miei nemici, avete superate le mie speranze, aumentata la mia stima per voi e provato quanto siete meritevole della mia fiducia nel servire In tal guisa lo Stato». Ma non seppero i francesi approfittare della vittoria, ne trarre i vantaggi desiderati dalle popolazioni soggette: incendiarono Piossasco, Scalenghe, Cercenasco e Revello, penetrando quivi in un convento, ove si. educavano le primarie fanciulle del Piemonte, e spargendo il terrore e la violenza. La battaglia della Marsaglia — o di Orbassano. come altri preferiscono chiamarla — lasciò in quelle popolazioni un lungo, dolorosissimo strascico di malattie e di miserie; il popolo, abbandonati i campi e le case, rese inabitabili per il lezzo dei cadaveri insepolti non vi fece ritorno che nella primavera dell'anno seguente, per riprendere la grande e faticosa opera di ristabilimento, sorrisa dalle speranze della pace, che si annunciava non lontana. Tutte le Autorità e gli ufficiali esteri, di ritorno dall'inaugurazione della Croce, si radunarono a colazione all'Hotel Milano. Allo spumante brindarono ai Sovrani ed agli eserciti esteri il generale Brasati, il generale Cerri, il prof. Marini, gli ufficiali francesi ed austriaci. Col treno delle 15 gli addetti militari esteri accompagnati alla stazione dal Comitato, ripartivano per le loro sedi.

La Stampa 22 ottobre 1913

 

Effemeridi Piemontesi
1693 – Battaglia di Marsaglia

Marsaglia è un piccolo villaggio dell’alto Piemonte dipendente dal comune di Cumiana nella valle del Chisone, il di cui nome fu tramandato alla storia militare per un sanguinoso combattimento che ivi ebbe luogo tra l’esercito francese comandato dal Catinat e le truppe del duca Vittorio Amedeo II di Savoia; queste ultime , dopo quattro ore di azione vivissima, dovettero cedere il campo e lasciarvi pressoché 10.000 uomini 2000 dei quali furono fatti prigionieri.
La battaglia di Marsaglia, combattuta addì 4 ottobre 1693, permise all’esercito di Catinat di soccorrere poscia Casale, donde il Duca di Savoia aveva dovuto ritirare le sue truppe dal blocco di quella piazza che i Francesi riguardarono in questa guerra d’Italia come il loro principale obbiettivo.

La Gazzetta Piemontese 4 ottobre 1879

In ricordo della “Battaglia della Marsaglia”

L’inaugurazione della Croce in granito a ricordo dei prodi caduti nella battaglia il 4 ottobre 1693, avrà luogo sabato prossimo, alle ore 10 nel comune di Volvera, regione Baronis.
Vi assisteranno le Autorità civili e Militari, e la Croce verrà benedetta da S. E. il Cardinale Arcivescovo.

La Stampa 7 ottobre 1913

La battaglia della Marsaglia
presso Orbassano
Una simpatica nota del “Fremdenblatt”

Vienna 11 sera
Il Fremdenblatt pubblica nell'edizione del mattino un lungo studio storico a proposito della commemorazione della battaglia della Marsaglia, che avrebbe dovuto aver luogo ieri mattina e che fu dovuta rinviare perchè, causa lo stato della strada rovinato dalle recenti alluvioni, non sono giunti ad Orbassano i blocchi del monumento commemorativo. L'articolo del Fremdenblatt venne pubblicato prima che giungesse a Vienna la notizia dell'improvvisa e inattesa notizia del rinvio della giusta e degna commemorazione. Ecco i punti più interessanti dell'articolo:
La città di Orbassano vedrà domani una brillante riunione militare intorno al. monumento che sarà innalzato ai caduti or sono 220 anni, quale ricordo dei tempi eroici della fine del XVII e del principio del XVIII. Il nome di Orbassano risveglia il ricordo di quei tempi di frequenti battaglie. Le Case di Asburgo e di Savoia, oggi unite da salda alleanza, combatterono anche allora insieme contro un comune avversario, cioè il Re di Francia.
Il duca Vittorio Amedeo di Savoia tenne il comando in capo dell'esercito, composto di piemontesi e d'imperiali, rafforzati, dagli spagnuoli e dai bavaresi. Il principe Eugenio, legato per parentela con gli avi della Casa Italiana, che è per sempre unita con la storia dell'Austria, comandava, il centro. Dopo tre anni di indecisione, fu combattuta la battaglia tra Orbassano e Marsaglia.
Gli alleati combatterono eroicamente contro un numero superiore di francesi. Dopo molti eroci attacchi, gli alleati dovettero ritirarsi in perfetto ordine, opponendo. resistenza passo per passo.
Si deve notare che Catinat, dopo questa battaglia, non intraprese alcuna azione. In quell’anno non era stato ottenuto un successo così decisivo.
Coll'esercito italiano alleato, anche l'esercito austro-ungarico, come buon camerata, prende parte cordiale alla festa militare di Orbassano. Il colonnello barone Reche, comandante del secondo reggimento dragoni, è arrivato a Orbassano, in qualità di rappresentante dell'esercito austro-ungarico. Il colonnello Reche è successore del colonnello conte Di Schrattanbach, che, alla testa degli antichi soldati del reggimento stesso, chiamato allora « reggimento dei corazzieri di Schrattanbach », i quali combatterono valorosamente a lato dei. Piemontesi, trovò sul campo di battaglia di Orbassano una morte eroica suggellando col suo sangue e colla sua vita l’alleanza alle armi.
Tornano alla memoria gli importanti rapporti storici rievocati dal ricordo di questa battaglia, relativi all'alleanza fra le Case di Asburgo e di Savoia, che fece la sua prova in tempi di inquietudine e di mancanza generale di sicurezza in Europa, e torna alla memoria la fratellanza d'armi dei loro eserciti che fu esplicata con'eroismo e spirito di sacrificio e di cameratismo.
“Appare ai nostri occhi; come vivente espressione di quei tempi e di quella collaborazione, la figura eroica e brillante del principe Eugenio, il quale, nato nella, gloriosa Casa di Savoia, fu al tempo stesso campione di Savoia e di Asburgo. E' questo indubbiamente un fatto storico tale da far riflettere e da giustificare l'attenzione che portiamo alla festa di domani, la quale è di per se stessa consacrata alla pietà degli eserciti verso gli eroi caduti”.
Anche la Reichspost, a proposito del monumento per i caduti nella battaglia di Orbassano, scrive: “Gli ultimi decenni dei secoli XVII e XVIII, videro due volte le case di Asburgo e di Savoia,combattere insieme contro la Francia. In quella lotta i Duchi dì Savoia si unirono agli Asburgo per i quali tale alleanza costituiva un prezioso appoggio. Le truppe Asburghesi e Piemontesi combatterono valorosamente le une a fianco delle altre e rinnovarono questa fratellanza di armi verso la fine del secolo XVIII per la prima guerra di coalizione contro la Francia. Questa lotta forni sin d'allora le grandi linee della odierna comunanza d'interessi politici dimostratisi indubbiamente più forti di tanti altri, antagonismi. Il monumento sarà un ricordo della grande epoca in cui il Principe Eugenio di Savoia condusse gli eserciti dell'Imperatore di vittoria in vittoria.

La Stampa – 12 ottobre 1913

Una conferenza del gen. Laderchi
Sulla battaglia della Marsaglia

Nel gran salone del circolo militare, innanzi ai generali Di Robilant, comandante la divisione Girola, Lang. Malingri di Bagnolo Hidalgo e ad un discreto numero di ufficiali, il maggior generale conte Lodovico Laderchi ha tenuto ieri, alle ore 16 una conferenza sulla battaglia della Marsaglia, avvenuta il 4 ottobre 1693 fra le truppe di Vittorio Amedeo di Savoia e quelle francesi.
L’oratore fu seguito assai attentamente nella sua rievocazione storica ed alla fine vivamente applaudito.

La Stampa 13 marzo 1914

Elaborazione propria tratta da documenti depositati presso l’archivio de La Stampa.

 

La croce Barone
Gli antefatti

Nei primi anni del 1900 vi fu un rinnovato interesse per la:"BATTAGLIA della MARSAGLIA".
Un generale a riposo, il Conte Lodovico LADERCHI, dopo alcune accurate ricerche riuscì ad individuare,nel Comune di VOLVERA ai confini con PIOSSASCO, reperti bellici e resti di ossa umane ad indicare dove più aspra era stata la battaglia.
A seguito del ritrovamento in loco della più importante croce lignea fra le tante poste nella zona il Gen. LADERCHI ne prospettò la sostituzione con un importante monumento e fu costituito un apposito comitato.

Il Comitato

Il comitato organizzatore oltre al Gen. Lodovico LADERCHI (presidente) era formato dall'Avv. Leone MARINI (vice presidente e segretario) dal fratello Ing. Riccardo MARINI e dal Conte Augusto GIRODI (all'epoca Consigliere Comunale a Volvera). Esso si attivò nella primavera del 1913 e diede subito inizio ai lavori per la realizzazione dell’opera e aprì una sottoscrizione per il suo finanziamento.

Le caratteristiche

La CROCE BARONE (o CROCE BARONI come viene anche chiamata) fu costruita dalla ditta GANOLI di Torino. E' un'imponente CROCE MONUMENTALE in "granito roseo di BAVENO" del peso di oltre 4 tonnellate alto circa 5 metri, largo 2,30 ed ha una sezione di 0,50 X 0,40. La Croce é posta su un masso dello stesso materiale alto quasi 2 metri e di notevoli dimensioni del peso accertato di oltre 17 tonnellate.

Il trasbordo a il trasporto

Un'ardua impresa durata diverse settimane si é rilevato il trasbordo ed il trasporto del masso stesso dalla stazione ferroviaria di Airasca sino al luogo previsto. Per il trasbordo dal vagone ferroviario al carro, appositamente approntato e rafforzato, fondamentale fu la consulenza di un qualificato marmista proveniente da Carrara. Per il trasporto furono impiegate speciali rotaie e rulli da alternare sotto il carro, che veniva trainato da 17 coppie di buoi.
Fu scelto un percorso molto più lungo del normale, ma ritenuto più idoneo, la scelta però si rilevò errata. Giunti nei pressi della cascina Canta a causa della natura del terreno, ma soprattutto delle abbondanti piogge il carro con sopra l'enorme masso sprofondò.
Solo la forza e l'abnegazione degli operai della zona coordinati da Antonio TAVELLA ( TONI d'la FURNASA) riuscì a rimuoverlo e proseguire seppur molto lentamente (anche solo 10-15 metri al giorno )e raggiungere seppur con molto ritardo sulle previsioni la meta prefissata ed erigere la CROCE posizionandola verso il campo di battaglia.

L’inaugurazione

L'inaugurazione prevista per il 4 ottobre 1913 (come sta ad indicare la scritta sul retro:"INAUGURATA il 4-10-1913" e successivamente rinviata al giorno 11 venne effettuata martedì 21 ottobre alla presenza di Autorità Civili e Militari in rappresentanza di sette nazioni: ITALIA, FRANCIA, AUSTRIA, GERMANIA, UNGHERIA, SPAGNA, INGHILTERRA". Alcuni reparti militari italiani e stranieri schierati in alta uniforme resero ancor più suggestiva la cerimonia.
Dopo i discorsi di rito e la benedizione impartita dal Cardinale di Torino Mons. RICHELMI il monumento venne scoperto e comparvero le scritte dettate dall'Avv. MARINI -Sulla croce: " VICTIS e VICTORIBUS in DEO RESURRECTORIS".
Sulla base del masso granitico: "In questi campi il 4 ottobre 1693 le truppe di VITTORIO AMEDEO di SAVOIA soverchiate dal numero dei francesi, difesero fino all'ultimo l'onore dei SAVOIA, speranza d’ITALIA.
Il comitato consegnò ufficialmente il monumento al Comune di VOLVERA che si assunse l'obbligo della custodia nel tempo.

Il rendiconto e le offerte

Terminate tutte le incombenze il Comitato rese pubblico il bilancio consuntivo.
Di fronte ad una spesa complessiva di £. 4.453 (spesa particolarmente contenuta grazie ai prezzi di favore praticati dai fornitori e addetti ai lavori) al Comitato pervennero offerte per £. 2.271 con un disavanzo di oltre £. 2.000.
Il Comitato si accollò 1'onere, saldò ogni pendenza e a gennaio del 1914 chiuse definitivamente la sua attività.
Scorrendo l'elenco della sottoscrizione tra gli altri si leggono nomi famosi quali: DUCA di Genova; Conte Teofilo Rossi Sindaco di Torino; DUCA d'Aosta; Comune di Volvera. RE Vittorio Emanuele; Regina Madre; Governo Austro Ungarico ecc.
Innumerevoli sono pure le offerte pervenute da Enti e Autorità civili, militari ed ecclesiastiche, ma soprattutto piccole somme di semplici cittadini che hanno voluto dare il proprio contributo alla costruzione della CROCE BARONE.

Il seguito

Negli anni a seguire il monumento venne delimitato con una cancellata in ferro battuto ma questa venne divelta negli anni 40 per essere rifusa e trasformata in materiale bellico. Quella attuale é stata riposta negli anni 60.
Dopo un periodo di incuria e declino si ebbe per la CROCE BARONE un primo risveglio nel 1983 con una cerimonia commemorativa, ma tutta l'importanza dovuta ad un simile monumento é emersa nell'ultima manifestazione a ricordo del trecentesimo anniversario della: " BATTAGLIA DELLA MARSAGLIA" e ottantesimo della CROCE BARONE

Volvera - Relatore Giuseppe Carossia

BATTAGLIA DI ORBASSANO IL 4 OTTOBRE 1693
TRA GLI ALLEATI CONDOTTI DA V. AMEDEO II
E L' ESERCITO DI LUIGI XIV
COMANDAVO DAL DE CATINAT MARESCIALLO DI FRANCIA
ORBASSANO
DISABITATO DAL GIORNO DELLA BATTAGLIA
ALLA PASQUA DEL’ANNO SEGUENTE
PER IL FETORE DEI CADAVERI INSEPOLTI
RIEVOCANDO
LA DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO CONVOCATO IL 5 GENNAIO 1694
PER ORDINE DEL MAGISTRATO DI SANlTA’
DI ELEGGERE 15 UOMINI
PER SEPELLIRE I CADUTI COMBATTENDO
VISTI I DOCUMENTI DEL FATTO
QUESTA EPIGRAFE FACEVA INCIDERE
PER OBLAZIONE POPOLARE
IL 4 OTTOBRE 1913
AUSPICE IL MUNICIPIO
A RICORDO DELLE IMMENSE SOFFERENZE
DEL SUO POPOLO D'ALLORA
PER IL SACCHEGGIO PER L’INCENDIO PER LA DEVA1TAZIOE
A ESEMPIO DI FEDE NEI PATRII DESTINI
AI TARDI NEPOTI
RISORTI A FELICE PROSPERITÀ'
PER LE SANTE LEGGI DELLO STATO

1693 – 1993
NEL 3° CENTENARIO DELLA BATTAGLIA DI
ORBASSANO LA COMUNITÀ CITTADINA
RICORDA QUANTI COMBATTERONO E SI
SACRIFICARONO PER LA LIBERTÀ DI
QUESTE TERRE E PER L'ONORE DELLE
NOSTRE GENTI

ORBASSANO 2 OTTOBRE 1993 – L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

4 ottobre 1913
Inaugurazione della “Croce Barone” e della Lapide ad Orbassano

La "Battaglia di Orbassano" non tardò molto a passare tra gli avvenimenti da dimenticare, anche che non simboleggiava una vittoria, bensì una sconfitta per l'Esercito Piemontese. Solarne contadini del luogo ne serbarono memoria negli anni, ripristinando sempre le croci consunte, che erano state erette a ricordo dei caduti.
Per centinaia d'anni nessuno ne fece più menzione a meno che le necessità non lo imponessero. Solamente nei primi anni di questo secolo tale rimembranza tornò viva, forse per un senso di equità.
Tale merito si deve attribuire al generale Lodovico Laderchi, il quale si fece promotore di un “Comitato” per erigere una croce di granito, in territorio di Volvera, dove avvenne la battaglia del 4 ottobre 1693 e collocare una lapide commemorativa sotto il porticato del Municipio di Orbassano.
Nonostante la buona volontà della Commissione preposta, tali cerimonie incontrarono non pochi intralci.
La "Commemorazione" doveva svolgersi il 4 ottobre 1913, giorno di sabato ed anniversario della battaglia; invece subì due rinvii per le gravi difficoltà incontrate nel trasporto dei blocchi di granito, derivate dal pessimo stato delle strade, rese impraticabili per le piogge torrenziali.
Queste proroghe provocarono pure sgradevoli inconvenienti.
Dapprima si aggiornò il tutto di una settimana, fissando come data il sabato successivo, 11 ottobre; poi, non ritenendola sufficiente per ultimare i lavori, si stabilì come definitiva la giornata di martedì 21 ottobre.
Malauguratamente il giorno 11 giunsero a Torino il barone Hye von Gluneck ed il colonello Carlo von Peche della Delegazione Austro-Ungarica. Costoro presero dimora all'Hotel Turin, ove ebbero notizia della posticipazione di data e dovettero nuovamente far ritorno alla loro sedi.

La lapide ad Orbassano

Alle ore 17 di domenica 19 ottobre, sotto il porticato del Municipio di Orbassano venne scoperta una lapide commemorativa della "Battaglia di Orbassano", donata al Comune dal Comitato per l'erezione della croce marmorea ai prodi caduti nella battaglia medesima.
Sotto il portico, decorato di bandiere, gli invitati alla cerimonia furono ricevuti dal sindaco, prof. Roberto Audisio, con tutta la Giunta Municipale, la Banda musicale, le Società : "Operaia di Mutuo Soccorso" e "Cattolica S. Giuseppe" di Orbassano, quelle di Piossasco, Rivalta e Rivoli, rispettivamente con le loro bandiere, i Reduci della Libia, uno stuolo di signori e signore e una gran folla di popolo.
Nello spazio riservato, fronteggiante la lapide, presero posto, i Membri del Comitato: l'on. ing. comm. Cesare Rossi e consorte, il gen. Laderchi, presidente, il prof. Riccardo Adalgiso Marini, vice-presidente, e l'avv. Leone Marini, segretario, il gen. Barbonese ed il parroco, teol. Cosma Milano.
L'esercito era largamente rappresentato dal ten. col. Nonnis del 49° fanteria, dal cap. Volpe della "Scuola d'Applicazione d'Artiglieria e Genio", dal cap. Jannina del 22° Cavalleggeri "Catania", dal cap. Brusasco del 4° Bersaglieri e dal cap. Vigliani dei Carabinieri.
Non appena giunsero il gen. Cerri, in rappresentanza del Comune di Torino, ed il Vice-Prefetto di Torino, conte Frutteri di Costigliele, si diede inizio alla funzione.
Dopo alcune battute della "Marcia Reale", il sindaco prof. Audisio fece scoprire la lapide, collocata in alto tra trofei di bandiere, la cui epigrafe era stata dettata dallo stesso prof. Audisio.
Dopo brevi discorsi di circostanza, pronunciati dal prof. Marini, dal sindaco prof. Audisio, dal gen. Laderchi e dall'on. Cesare Rossi, la memorabile cerimonia terminò con un cordiale ricevimento nel salone municipale.

La Croce Baronis oggi

Le caratteristiche

La CROCE BARONE (o CROCE BARONI come viene anche chiamata) fu costruita dalla ditta GANOLI di Torino. E' un'imponente CROCE MONUMENTALE in "granito roseo di BAVENO" del peso di oltre 4 tonnellate alto circa 5 metri, largo 2,30 ed ha una sezione di 0,50 X 0,40. La Croce é posta su un masso dello stesso materiale alto quasi 2 metri e di notevoli dimensioni del peso accertato di oltre 17 tonnellate.

Particolare
inaugurata il 4 - 10 - 1913

 

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